Interessi protetti - Obbligazioni, contratti -  Riccardo Mazzon - 01/02/2021

Responsabilità contrattuale e risarcimento del danno: l'applicazione del principio generale della “compensatio lucri cum danno”

Ai fini di determinare il giusto risarcimento dovuto, si dovrà verificare se non vi siano i presupposti per l'applicazione del principio generale della “compensatio lucri cum danno: tale principio, infatti, viene in rilievo tutte le volte in cui il danneggiato abbia tratto, dall’altrui inadempimento – o dal ritardo nell’adempimento -, anche un vantaggio patrimoniale, quale conseguenza immediata e diretta dello stesso; in questo caso infatti, in sede di quantificazione del danno risarcibile, si dovrà tener conto dei benefici conseguiti - si veda, per un approfondimento, anche in relazione alla giurisprudenza qui citata, il trattato "Responsabilità contrattuale e danni risarcibili", Riccardo Mazzon, Giuffré 2019 -.

In ogni caso, il principio della "compensatio lucri cum damno" trova applicazione solo quando il lucro sia conseguenza immediata e diretta dello stesso fatto illecito – inadempimento o ritardo nell’adempimento - che ha prodotto il danno, non potendo il lucro compensarsi con il danno qualora tragga sua fonte da titolo diverso; ad esempio, è stata esclusa la possibilità di compensare il danno da ritardato rilascio di immobile condotto in locazione con il vantaggio derivante dalla stipulazione di una sublocazione, intervenuta a contratto principale già incontestabilmente scaduto, trattandosi di eventi distinti, sebbene ricollegabili alla coordinazione di due differenti condotte tenute dalla parte conduttrice; al contrario, nel caso di infortunio sul lavoro, il danno da fatto illecito deve essere liquidato sottraendo dall'ammontare del danno risarcibile l'importo delle indennità che il danneggiato abbia riscosso in conseguenza di quel fatto, compresi tutti i benefici della sicurezza e assistenza sociale.

Infatti, l'indennità posta a carico del datore di lavoro è erogata in funzione di risarcimento del pregiudizio subito dal lavoratore in conseguenza del verificarsi dell'evento dannoso e soddisfa, neutralizzandola in tutto o in parte, la medesima perdita al cui ristoro mira la disciplina della responsabilità risarcitoria del terzo responsabile del fatto illecito; d’altra parte, nell'ipotesi in cui l'erogazione della prestazione previdenziale provenga dall'Inps in conseguenza di un sinistro, l'ente previdenziale, nel momento in cui riconosca un assegno di invalidità in conseguenza di un fatto dannoso cagionato da un terzo, ha diritto ad agire in surroga nei confronti del terzo responsabile e del suo assicuratore (e del tutto irrilevante è la circostanza che l'Inps abbia poi esercitato o meno tal diritto di surrogarsi: consentire al danneggiato di cumulare un assegno di invalidità con l'intero risarcimento significherebbe, per il responsabile e il suo assicuratore all'obbligo di un doppio pagamento per il medesimo danno); allo stesso modo, l'importo della rendita per l'inabilità permanente corrisposta dall'INAIL per l'infortunio "in itinere" occorso al lavoratore va detratto dalle somme in concreto dovute a quest'ultimo, allo stesso titolo, dal terzo responsabile del fatto illecito; egualmente, nel caso in cui un militare, a seguito dell'esposizione all'uranio impoverito durante una missione internazionale, abbia contratto una patologia tumorale, dal risarcimento del danno deve essere detratto, in applicazione del principio della "compensatio lucri cum damno", l'indennizzo già erogatogli ai sensi dell'art. 2, commi 78 e 79, della l. n. 244 del 2007 ("ratione temporis" applicabile), trattandosi di una elargizione avente finalità compensativa ed essendo posta a carico del medesimo soggetto (Amministrazione statale) obbligato al risarcimento del danno.

Per fare un altro esempio, pur avendo il diritto al risarcimento del danno conseguente al contagio da virus HBV, HIV o HCV a seguito di emotrasfusioni con sangue infetto, natura diversa rispetto all'attribuzione indennitaria regolata dalla legge n. 210 del 1992, tuttavia, nel giudizio risarcitorio promosso contro il Ministero della salute - per omessa adozione delle dovute cautele -, l'indennizzo eventualmente già corrisposto al danneggiato può essere interamente scomputato dalle somme liquidabili a titolo di risarcimento del danno proprio per il principio della compensatio lucri cum damno, venendo altrimenti la vittima a godere di un ingiustificato arricchimento, consistente nel porre a carico di un medesimo soggetto (il Ministero) due diverse attribuzioni patrimoniali in relazione al medesimo fatto lesivo; si rammenti però come tale l'indennizzo - di cui alla legge n. 210 del 1992 - non può essere scomputato dalle somme liquidabili a titolo di risarcimento del danno, qualora non sia stato corrisposto o quantomeno sia determinato o determinabile, in base agli atti di causa, nel suo preciso ammontare, posto che l'astratta spettanza di una somma suscettibile di essere compresa tra un minimo ed un massimo, a seconda della patologia riconosciuta, non equivale alla sua corresponsione e non fornisce elementi per individuarne l'esatto ammontare, né il carattere predeterminato delle tabelle consente di individuare, in mancanza di dati specifici a cui è onerato chi eccepisce il “lucrum”, il preciso importo da portare in decurtazione del risarcimento.