Malpractice medica - Malpractice medica -  Redazione P&D - 06/12/2019

Responsabilità del medico e della struttura sanitaria: principi non superati dalla riforma di cui alla Legge 8 marzo 2017, n. 24 - RM

La riforma di cui alla Legge 8 marzo 2017, n. 24 non dovrebbe poter incidere su sedimentati principi quali:

- chi invoca la responsabilità della struttura ospedaliera ove ha ricevuto la prestazione medica è onerato della prova dell’esistenza del rapporto professionale - o contratto - e dell’allegazione dell’inadempimento, in ragione della specifica prestazione dedotta; sul medico grava, invece, l’onere di provare che la prestazione è stata eseguita in modo diligente e che il mancato perseguimento del risultato, ove sia accertato, sia stato determinato da un evento imprevedibile e imprevisto - si veda, per un approfondimento, anche in relazione alla giurisprudenza qui citata, il trattato "Responsabilità contrattuale e danni risarcibili", Riccardo Mazzon, Giuffré 2019 -;

- l'allegazione del creditore non può attenere ad un inadempimento qualunque esso sia, ma ad un inadempimento, per così dire, qualificato e, cioè, astrattamente efficiente alla produzione del danno, restando a carico del debitore l'onere di provare l'esatto adempimento, anche sotto il profilo dei doveri prodromici – come, ad esempio, quello di informazione - e dimostrare o che tale inadempimento non vi è proprio stato ovvero che, pur esistendo, non è stato nella fattispecie causa del danno;

- altra caratteristica importate che va tenuta presente nell’ambito de quo è che, una volta iniziato il rapporto curativo, la ricerca della situazione effettivamente esistente in capo al paziente, almeno per quanto attiene alle evidenze del suo stato psico-fisico, è affidata interamente al sanitario, che deve condurla in piena autonomia anche rispetto alle dichiarazioni rese dal paziente in sede di anamnesi, integrando un diverso operare una palese mancanza di diligenza: ne consegue, pertanto, che l'incompletezza o reticenza delle informazioni fornite dall'interessato sulle proprie condizioni psico-fisiche, ove esse siano accertabili - dal sanitario e\o dalla struttura in cui il medesimo opera - attraverso l'esecuzione, secondo la “lex artis”, della prestazione iniziale del rapporto curativo, non costituisce ragione giustificativa per l'applicazione della limitazione di responsabilità, ai soli casi di dolo e colpa grave, di cui all'art. 2236 cod. civ;

- processualmente, qualora il convenuto in un giudizio di risarcimento dei danni, chiami in causa un terzo indicandolo come soggetto (cor)responsabile della pretesa fatta valere dall'attore e chieda di essere manlevato in caso di accoglimento della pretesa attorea, senza porre in dubbio la propria legittimazione passiva, si versa in una ipotesi di chiamata in garanzia, nella quale non opera la regola della automatica estensione della domanda al terzo chiamato, atteso che la posizione assunta dal terzo nel giudizio non contrasta, ma anzi coesiste, con quella del convenuto rispetto all'azione risarcitoria, salvo che l'attore danneggiato proponga nei confronti del chiamato (quale coobbligato solidale) una nuova autonoma domanda di condanna: in tal senso, è da condividere la decisione di merito, che consideri non operante la regola della automatica estensione al terzo chiamato della domanda risarcitoria principale relativamente ad un'ipotesi in cui l'Azienda Ospedaliera convenuta abbia chiamato in causa il proprio dipendente medico-chirurgo, limitandosi a svolgere nei suoi confronti domanda di rivalsa condizionata all'accoglimento della pretesa attorea e senza che l'attore abbia proposto in via autonoma una domanda di condanna nei confronti del chiamato.

Si vedano: Trib. Roma sez. XIII 03 settembre 2013 n. 17773 dejure.it; Cass. civ. sez. III 12 settembre 2013 n. 20904, GCM, 2013; Cassazione civile, sez. lav., 10/12/2018, n. 31873, Diritto & Giustizia 2018 (studente contragga una malattia all'interno dell'ospedale nel quale sta svolgendo il tirocinio); Cassazione civile, sez. III, 30/11/2018, n. 30999, Giustizia Civile Massimario 2018 (condotta dei sanitari che, in presenza di sintomi aspecifici, quali svenimento e cefalea, non univocamente riconducibili ad un aneurisma cerebrale, ma nemmeno tali da escluderlo, avevano omesso di prescrivere al paziente tempestivi approfondimenti diagnostici con particolare riguardo alla TAC cranica); Cassazione civile, sez. III, 29/11/2018, n. 30852, Guida al diritto 2019, 2, 28 (il paziente deve essere sempre messo al corrente dei possibili rischi derivanti dall'operazione, anche se sono minimi); Tribunale Napoli, sez. II, 24/09/2018, n. 8156, Diritto & Giustizia (è danno-conseguenza autonomamente risarcibile la lesione del diritto fondamentale all’autodeterminazione cagionata dalla violazione, da parte del medico, dell’obbligo di acquisire il consenso informato del paziente, anche nel caso di interventi sanitari correttamente eseguiti); Tribunale Torre Annunziata, sez. II, 10/09/2018, n. 1943 (irrilevanza, quanto alla responsabilità della struttura ex art. 1228 c.c., del fatto che il sanitario risulti essere anche “di fiducia” dello stesso paziente o, comunque, dal medesimo scelto); Cassazione civile, sez. III, 27/11/2018, n. 30601, Giustizia Civile Massimario 2019; Tribunale Milano, sez. I, 25/10/2018, n. 10798 (contratto di spedalità, per effetto del quale la struttura assume l'obbligo di adempiere sia prestazioni principali di carattere strettamente sanitario sia prestazioni secondarie ed accessorie - fra cui prestare assistenza al malato, fornire vitto e alloggio in caso di ricovero).

Si confronti, in argomento, anche Cass. civ. sez. III 12 settembre 2013 n. 20904 (GCM, 2013), laddove precisa come, in ossequio al principio della domanda, ex art. 99 cod. proc. civ., allorché il paziente danneggiato - proponendo una tipica domanda relativa ad un diritto eterodeterminato - invochi come fonte della responsabilità civile medica la violazione dell'obbligo di acquisire il suo "consenso informato" in ordine ai trattamenti sanitari - e dunque l'inadempimento di una specifica obbligazione afferente al rapporto curativo – debba escludersi che la circostanza relativa alla mancata acquisizione del "consenso informato", in difetto di specifica deduzione di parte, possa formare oggetto di rilievo "ex officio" ad opera del giudice (Principio enunciato ai sensi dell'art. 363, terzo comma, cod. proc. civ. (sull’istituto del consenso informato sia consentito il rinvio al volume “R. Mazzon, Le cause di giustificazione nella responsabilità per illecito”, Giuffré 2017): in tema di consenso informato del paziente sottoposto a cure mediche, alla stregua della diligenza professionale, l’informazione deve riguardare tutti gli esiti dell’intervento ragionevolmente prevedibili sia positivi che negativi; un’adeguata informazione è elemento ineliminabile per la formazione del contratto avente ad oggetto una prestazione sanitaria; il medico ha l’obbligo di acquisire il consenso informato e su di lui grava l’onere probatorio d’aver adeguatamente informato il paziente.