Interessi protetti - Professionista -  Redazione P&D - 17/02/2020

Responsabilità dell'avvocato: il danno deve essere dimostrato - RM

Come più volte chiarito, in tema di responsabilità civile, la responsabilità professionale dell'avvocato, in quanto connessa ad un'obbligazione di mezzi e non di risultato, presuppone la violazione del dovere di diligenza, per il quale trova applicazione, in luogo del criterio generale della diligenza del buon padre di famiglia, quello della diligenza professionale media esigibile, ai sensi dell'art. 1176, comma 2 c.c., da commisurare alla natura dell'attività esercitata: peraltro, secondo le regole generali che sorreggono la disciplina dell’illecito tout court (l’illecito civile, infatti, si completa e si contraddistingue per esser produttivo di danno - art. 2043 c.c.: “Qualunque fatto ... che cagiona ad altri un danno ingiusto...”; e il ragionamento non subisce modifica alcuna qualora si ragioni in termini di responsabilità contrattuale  -, dove il danno è offesa che necessariamente deve seguire il fatto illecito e giammai può in essa contenersi, pena lo snaturamento dell’istituto aquiliano; naturalmente, per contro, il risarcimento del danno da fatto illecito può derivare solo da comportamenti ritenuti illeciti e sanzionabili nel momento in cui si pone in essere la condotta, in quanto nessuno può essere assoggettato a sanzione in relazione a comportamenti che la legge non considerava illeciti al tempo in cui il soggetto ha agito: sia consentito il rinvio, per una più ampia trattazione, al capitolo introduttivo del volume “Le cause di giustificazione nella responsabilità per illecito”, Riccardo Mazzon, Giuffrè 2017), la responsabilità del legale non può affermarsi per il solo fatto del suo non corretto adempimento dell'attività professionale, restando necessario verificare (1) se l'evento produttivo del pregiudizio, lamentato dal cliente, sia riconducibile alla sua condotta professionale, (2) se un danno vi sia stato effettivamente e, infine, (3) se, ove l’avvocato avesse tenuto il comportamento dovuto, il suo assistito, alla stregua di criteri probabilistici, avrebbe conseguito il riconoscimento delle proprie ragioni, difettando, altrimenti, la prova del necessario nesso eziologico tra la condotta del legale - commissiva od omissiva - ed il risultato derivatone.

Ripetesi: la verifica della diligenza dell'avvocato, nell'espletamento dell'obbligazione (di mezzi e non di risultato), va compiuta attraverso un giudizio prognostico circa l'attività astrattamente esigibile dal legale, tenendo conto dell'adozione di quei mezzi difensivi che, al momento del conferimento dell'incarico professionale, dovevano apparire funzionali alla migliore tutela dell'interesse della parte dal medesimo difesa; e, in ogni caso, il cliente che sostenga di aver subìto un danno, per inesatto adempimento dell'incarico professionale del suo avvocato, ha l'onere

(1) di provare l'avvenuto conferimento del mandato difensivo;

(2) di dedurre la difettosa o inadeguata prestazione professionale;

(3) di provare l'esistenza del danno ed il nesso di causalità tra la difettosa - o inadeguata - prestazione professionale ed il danno - si veda, per un approfondimento, anche in relazione alla giurisprudenza qui citata, il trattato "Responsabilità contrattuale e danni risarcibili", Riccardo Mazzon, Giuffré 2019 -.



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