Interessi protetti - Professionista -  Redazione P&D - 27/02/2020

Responsabilità dell'avvocato: impossibilità di stabilire il quantum debeatur per negligente conduzione della causa - RM

Può tranquillamente accadere che, nonostante in astratto vada censurato l’operato del professionista forense, in quanto ritenuto non conforme alle previsioni degli artt. 1176, 2° co. o 2236 c.c., quest’ultimo non possa esser condannato al risarcimento, non avendo il cliente sufficientemente provato il nesso causale tra la condotta del legale e il danno subito dal cliente medesimo; d’altro canto, talvolta l’inesistenza del nesso causale è desunta dall’impossibilità di valutare esattamente la sussistenza di un danno certo in capo al cliente, per effetto di una negligente condotta del professionista: invero, ai fini di una siffatta valutazione, si renderebbe necessaria una ricostruzione ipotetica del giudizio svoltosi onde dimostrare che, qualora il legale avesse tenuto una condotta conforme ai doveri di diligenza, l’esito della vicenda processuale sarebbe stato favorevole alla parte dallo stesso assistita; peraltro, come noto, risulta estremamente difficoltoso (se non addirittura impossibile) pervenire a una ricostruzione dell’esito di una lite, in quanto ogni sentenza è il prodotto di una quantità di fattori imponderabili, molti dei quali risultano irriproducibili fuori dall’ambiente in cui la sentenza è stata pronunciata: in altri termini, solo chi vive al di fuori della pratica forense e osserva il fenomeno in vitro può credere che i giudici siano automi forniti tutti dello stesso contegno, con la conseguenza che la stessa causa, portata dinanzi a dieci giudici diversi, debba dar luogo a dieci sentenze uguali; ecco perché spesso, in giurisprudenza, si trova conclamata l’impossibilità di stabilire il quantum debeatur nell’ipotesi di responsabilità professionale dell’avvocato per negligente conduzione della causa, proprio in quanto la valutazione di tale responsabilità dovrebbe basarsi su considerazioni meramente ipotetiche, attraverso un giudizio che - non solo è processualmente precluso ma - è sostanzialmente impossibile, per quell’elemento di imprevedibilità che è sempre insito in ogni processo civile - si veda, per un approfondimento, anche in relazione alla giurisprudenza qui citata, il trattato "Responsabilità contrattuale e danni risarcibili", Riccardo Mazzon, Giuffré 2019 -.



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