Interessi protetti - Professionista -  Riccardo Mazzon - 10/03/2020

Responsabilità dell'avvocato: la normativa sul procedimento disciplinare

Quando è presentato un esposto o una denuncia a un consiglio dell'ordine - o vi è comunque una notizia di illecito disciplinare - il consiglio dell'ordine deve darne notizia all'iscritto, invitandolo a presentare sue deduzioni entro il termine di venti giorni e, quindi, trasmettere immediatamente gli atti al consiglio distrettuale di disciplina, che è competente, in via esclusiva, per ogni ulteriore atto procedimentale (il regolamento per il procedimento è approvato dal CNF, sentiti gli organi circondariali): durante lo svolgimento del procedimento, dal giorno dell'invio degli atti al consiglio distrettuale di disciplina non può essere deliberata la cancellazione dell’iscritto dall'albo.

Le infrazioni ai doveri e alle regole di condotta, dettati dalla legge o dalla deontologia, sono dunque sottoposte al giudizio dei consigli distrettuali di disciplina, con competenza territoriale (1) del distretto in cui è iscritto l'avvocato o il praticante oppure (2) del distretto nel cui territorio è stato compiuto il fatto oggetto di indagine o di giudizio disciplinare: in ogni caso, si applica il principio della prevenzione, relativamente al momento dell'iscrizione della notizia nell'apposito registro, ai sensi dell'articolo 58 della legge 31 dicembre 2012, n. 247 - si veda, per un approfondimento, anche in relazione alla giurisprudenza qui citata, il trattato "Responsabilità contrattuale e danni risarcibili", Riccardo Mazzon, Giuffré 2019 -.

Pur essendo la notizia dei fatti suscettibili di valutazione disciplinare comunque acquisita, anche l'autorità giudiziaria è tenuta a dare immediata notizia al consiglio dell'ordine competente quando, nei confronti di un iscritto, (a) è esercitata l'azione penale; (b) è disposta l'applicazione di misure cautelari o di sicurezza; (c) sono effettuati perquisizioni o sequestri; (d)  sono emesse sentenze che definiscono il grado di giudizio.

Correlativamente, se invece è dai fatti oggetto del procedimento disciplinare che emergono estremi di un reato procedibile d'ufficio, l'organo procedente ne informa l'autorità giudiziaria.

Con la decisione che definisce il procedimento disciplinare possono essere deliberati (a) il proscioglimento, con la formula: «non esservi luogo a provvedimento disciplinare»; (b) il richiamo verbale, non avente carattere di sanzione disciplinare, nei casi di infrazioni lievi e scusabili; (c) l'irrogazione di una delle seguenti sanzioni disciplinari: avvertimento, censura, sospensione dall'esercizio della professione da due mesi a cinque anni, radiazione.

Quanto all'avvertimento, esso può essere deliberato quando il fatto contestato non è grave e vi è motivo di ritenere che l'incolpato non commetta altre infrazioni: l'avvertimento consiste nell'informare l'incolpato che la sua condotta non è stata conforme alle norme deontologiche e di legge, con invito ad astenersi dal compiere altre infrazioni; la censura, invece, consiste nel biasimo formale e si applica quando la gravità dell'infrazione, il grado di responsabilità, i precedenti dell'incolpato e il suo comportamento successivo al fatto inducono a ritenere che egli non incorrerà in un'altra infrazione.

Più gravi, naturalmente, le sanzioni della sospensione (consiste nell'esclusione temporanea dall'esercizio della professione o dal praticantato: si applica per infrazioni consistenti in comportamenti e in responsabilità gravi o quando non sussistono le condizioni per irrogare la sola sanzione della censura) e della radiazione (consiste nell'esclusione definitiva dall'albo, elenco o registro e impedisce l'iscrizione a qualsiasi altro albo, elenco o registro, fatto salvo quanto stabilito nell'articolo 62 della legge 31 dicembre 2012, n. 247), inflitta per violazioni molto gravi che rendono incompatibile la permanenza dell'incolpato nell'albo; il professionista radiato può chiedere di essere nuovamente iscritto decorsi cinque anni dall'esecutività del provvedimento sanzionatorio, ma non oltre un anno successivamente alla scadenza di tale termine

Il procedimento disciplinare si svolge ed è definito con procedura e con valutazioni autonome rispetto al processo penale avente per oggetto i medesimi fatti; se, peraltro, agli effetti della decisione, risulti indispensabile acquisire atti e notizie appartenenti al processo penale, il procedimento disciplinare può essere a tale scopo sospeso a tempo determinato, ma la durata della sospensione non può superare complessivamente i due anni e, durante il suo decorso, è sospeso il termine di prescrizione; naturalmente, a tal proposito (ai fini, cioè, della valutazione della sussistenza di un rapporto di pregiudizialità tra il procedimento penale e quello disciplinare a carico di un avvocato, riguardanti entrambi i medesimi fatti), è necessaria la contestazione del fatto nel procedimento penale: solo, cioè, allorquando sia avvenuta la contestazione di un reato e il destinatario abbia acquisito la qualità di imputato, deve necessariamente esser verificata la sussistenza dei presupposti per la sospensione del procedimento disciplinare; l'elemento che appare qualificante, ai fini della valutazione di pregiudizialità del procedimento penale rispetto a quello disciplinare è dato, dunque, solo dall'avvenuta contestazione, in sede penale, di un fatto reato sovrapponibile a quello oggetto di accertamento in sede disciplinare (e non, quindi, il concreto esercizio dell'azione penale).

La durata dell’eventuale pena accessoria dell'interdizione dall'esercizio della professione inflitta dall'autorità giudiziaria all'avvocato è computata in quella della corrispondente sanzione disciplinare della sospensione dall'esercizio della professione.

Il procedimento disciplinare, anche se concluso con provvedimento definitivo, può essere riaperto: (a) se è stata inflitta una sanzione disciplinare e, per gli stessi fatti, l'autorità giudiziaria ha emesso sentenza di assoluzione perché il fatto non sussiste o perché l'incolpato non lo ha commesso (in tal caso il procedimento è riaperto e deve essere pronunciato il proscioglimento anche in sede disciplinare); (b) se è stato pronunciato il proscioglimento e l'autorità giudiziaria ha emesso sentenza di condanna per reato non colposo fondata su fatti rilevanti per l'accertamento della responsabilità disciplinare, che non sono stati valutati dal consiglio distrettuale di disciplina (in tal caso i nuovi fatti sono liberamente valutati nel procedimento disciplinare riaperto).

La riapertura del procedimento disciplinare avviene a richiesta dell'interessato o d'ufficio, con le forme del procedimento ordinario e, per la riapertura del procedimento e per i provvedimenti conseguenti, è competente il consiglio distrettuale di disciplina che ha emesso la decisione, anche se sono state emesse sentenze su ricorso, ma il giudizio è affidato a una sezione diversa da quella che aveva, in precedenza, deciso.

L'azione disciplinare si prescrive nel termine di sei anni dal fatto; inoltre, nel caso di condanna penale per reato non colposo, la prescrizione per la riapertura del giudizio disciplinare (ai sensi dell'articolo 55 della legge 31 dicembre 2012, n. 247) è di due anni dal passaggio in giudicato della sentenza penale di condanna; il termine della prescrizione è interrotto (1) con la comunicazione all'iscritto della notizia dell'illecito nonché (2) dalla notifica della decisione del consiglio distrettuale di disciplina e della sentenza pronunciata dal CNF su ricorso: da ogni interruzione decorre un nuovo termine della durata di cinque anni e, se gli atti interruttivi sono più di uno, la prescrizione decorre dall'ultimo di essi ma, in nessun caso, il termine originario di sei anni dal fatto può essere prolungato di oltre un quarto (non si computa, però, il tempo delle sospensioni del termine eventualmente intervenute).

Tornando al procedimento disciplinare, il presidente del consiglio distrettuale di disciplina, ricevuti gli atti di cui all'articolo 50, comma 4, della legge 31 dicembre 2012, n. 247, dal competente Consiglio dell’Ordine, provvede senza ritardo a iscrivere in un apposito registro riservato il ricevimento degli atti relativi a un possibile procedimento disciplinare, indicando il nome dell'iscritto a cui gli stessi si riferiscono; nel caso di manifesta infondatezza, peraltro, ne richiede al consiglio l'archiviazione senza formalità.

In ogni altro caso – ovvero qualora il consiglio distrettuale di disciplina, pur richiesto, non ritenga di disporre l'archiviazione senza formalità - il presidente designa la commissione che deve giudicare e nomina il consigliere istruttore, scelto tra i consiglieri iscritti a un ordine diverso da quello dell'incolpato; quest’ultimo diviene responsabile della fase istruttoria pre-procedimentale: è lui che (1) comunica senza ritardo all'iscritto l'avvio di tale fase, a mezzo di raccomandata con avviso di ricevimento, fornendogli ogni elemento utile e invitandolo a formulare per iscritto le proprie osservazioni entro trenta giorni dal ricevimento della comunicazione e (2) provvede ad ogni accertamento di natura istruttoria, nel termine di sei mesi dall'iscrizione della notizia di illecito disciplinare nel registro riservato.

Conclusa la fase istruttoria, il consigliere istruttore propone al consiglio distrettuale di disciplina richiesta motivata di archiviazione o di approvazione del capo di incolpazione, depositando il fascicolo in segreteria e il consiglio distrettuale delibera senza la presenza del consigliere istruttore, il quale non può fare parte del collegio giudicante; l’eventuale provvedimento di archiviazione è comunicato al consiglio dell'ordine presso il quale l'avvocato è iscritto, all'iscritto e al soggetto dal quale è pervenuta la notizia di illecito.

Il procedimento disciplinare è regolato dai seguenti principi fondamentali (laddove, per quanto non specificato, si applicano le norme del codice di procedura penale, se compatibili).

Qualora il consiglio distrettuale di disciplina approvi il capo d'incolpazione, ne dà comunicazione all'incolpato e al pubblico ministero a mezzo di lettera raccomandata con avviso di ricevimento.

La comunicazione diretta all'incolpato contiene: (1) il capo d'incolpazione con l'enunciazione (a) delle generalità dell'incolpato e del numero cronologico attribuito al procedimento, (b) dell'addebito, con l'indicazione delle norme violate (se gli addebiti sono più di uno gli stessi sono contraddistinti da lettere o da numeri) e (c) della data della delibera di approvazione del capo d'incolpazione; (2)  l'avviso che l'incolpato, nel termine di venti giorni dal ricevimento della stessa: (a) ha diritto di accedere ai documenti contenuti nel fascicolo, prendendone visione ed estraendone copia integrale; (b) ha facoltà di depositare memorie, documenti e di comparire avanti al consigliere istruttore, con l'assistenza del difensore eventualmente nominato, per essere sentito ed esporre le proprie difese (la data per l'interrogatorio è fissata subito dopo la scadenza del termine concesso per il compimento degli atti difensivi ed è indicata nella comunicazione).

Decorso il termine concesso per il compimento degli atti difensivi, il consigliere istruttore, qualora, per il contenuto delle difese, non ritenga di proporre l'archiviazione, chiede al consiglio distrettuale di disciplina di disporre la citazione a giudizio dell'incolpato.

La citazione a giudizio dev’essere notificata, a mezzo dell'ufficiale giudiziario, almeno trenta giorni liberi prima della data di comparizione all'incolpato e al pubblico ministero, il quale ha facoltà di presenziare all'udienza dibattimentale; la citazione contiene: (1) le generalità dell'incolpato; (2) l'enunciazione in forma chiara e precisa degli addebiti, con le indicazioni delle norme violate (se gli addebiti sono più di uno essi sono contraddistinti da lettere o da numeri); (3) l'indicazione del luogo, del giorno e dell'ora della comparizione avanti il consiglio distrettuale di disciplina per il dibattimento, con l'avvertimento che l'incolpato può essere assistito da un difensore e che, in caso di mancata comparizione, non dovuta a legittimo impedimento o assoluta impossibilità a comparire, si procederà in sua assenza; (4)  l'avviso che l'incolpato ha diritto di produrre documenti e di indicare testimoni, con l'enunciazione sommaria delle circostanze sulle quali essi dovranno essere sentiti (questi atti devono essere compiuti entro il termine di sette giorni prima della data fissata per il dibattimento); (5) l'elenco dei testimoni che il consiglio distrettuale di disciplina intende ascoltare; (6) la data e la sottoscrizione del presidente e del segretario. 

Nel corso del dibattimento l'incolpato ha diritto di produrre documenti, di interrogare o far interrogare testimoni, di rendere dichiarazioni e, ove lo chieda o vi acconsenta, di sottoporsi all'esame del consiglio distrettuale di disciplina (l'incolpato ha diritto ad avere la parola per ultimo); ulteriormente, è nel dibattimento che il consiglio distrettuale di disciplina (1) acquisisce i documenti prodotti dall'incolpato, (2) provvede all'esame dei testimoni e, subito dopo, all'esame dell'incolpato che ne abbia fatto richiesta o che vi abbia acconsentito e (3) procede, d'ufficio o su istanza di parte, all'ammissione e all'acquisizione di ogni eventuale ulteriore prova necessaria o utile per l'accertamento dei fatti.

Le dichiarazioni e i documenti provenienti dall'incolpato, gli atti formati e i documenti acquisiti nel corso della fase istruttoria e del dibattimento sono utilizzabili per la decisione; quanto, invece, agli esposti e alle segnalazioni inerenti alla notizia di illecito disciplinare, nonché ai verbali di dichiarazioni testimoniali redatti nel corso dell'istruttoria, che non sono stati confermati per qualsiasi motivo in dibattimento, essi sono utilizzabili per la decisione solo ove la persona dalla quale provengono sia stata citata per il dibattimento.

Terminato il dibattimento, il presidente ne dichiara la chiusura e dà la parola al pubblico ministero, se presente, all'incolpato e al suo difensore, per la discussione, che si svolge nell'ordine testé evidenziato (l'incolpato e il suo difensore hanno, in ogni caso, la parola per ultimi); conclusa la discussione, il consiglio distrettuale di disciplina delibera il provvedimento a maggioranza, senza la presenza del pubblico ministero, dell'incolpato e del suo difensore, procedendo alla votazione sui temi indicati dal presidente (in caso di parità, prevale il voto di quest'ultimo); successivamente è data immediata lettura alle parti del dispositivo del provvedimento e il dispositivo contiene anche l'indicazione del termine per l'impugnazione.

La motivazione del provvedimento dev’essere depositata entro il termine di trenta giorni, decorrente dalla lettura del dispositivo; copia integrale del provvedimento è notificata all'incolpato, al consiglio dell'ordine presso il quale l'incolpato è iscritto, al pubblico ministero e al procuratore generale della Repubblica presso la corte d'appello del distretto ove ha sede il consiglio distrettuale di disciplina che ha emesso il provvedimento (nel caso di decisioni complesse, il termine per il deposito della motivazione può essere aumentato fino al doppio, con provvedimento inserito nel dispositivo della decisione).

Da ultimo, opportuno rammentare come possa essere deliberata (e, nel quale caso, il consiglio distrettuale di disciplina dà immediata notizia del provvedimento al consiglio dell'ordine presso il quale è iscritto l'avvocato affinché vi dia esecuzione), dal consiglio distrettuale di disciplina competente per il procedimento, previa audizione, anche la sospensione cautelare (per un periodo non superiore ad un anno: essa è esecutiva dalla data della notifica all'interessato, ma perde efficacia qualora, nel termine di sei mesi dalla sua irrogazione, il consiglio distrettuale di disciplina non deliberi il provvedimento sanzionatorio; essa perde, altresì, efficacia se il consiglio distrettuale di disciplina delibera non esservi luogo a provvedimento disciplinare ovvero dispone l'irrogazione dell'avvertimento o della censura) dall'esercizio della professione - o dal tirocinio -, nei seguenti casi: (a) applicazione di misura cautelare detentiva o interdittiva irrogata in sede penale e non impugnata o confermata in sede di riesame o di appello; (b) pena accessoria di cui all'articolo 35 del codice penale, anche se è stata disposta la sospensione condizionale della pena, irrogata con la sentenza penale di primo grado; (c) applicazione di misura di sicurezza detentiva; (d) condanna in primo grado per i reati previsti negli articoli 372, 374, 377, 378, 381, 640 e 646 del codice penale, se commessi nell'ambito dell'esercizio della professione o del tirocinio, 244, 648-bis e 648-ter del medesimo codice; (e) condanna a pena detentiva non inferiore a tre anni.

La sospensione cautelare può essere revocata o modificata nella sua durata, d'ufficio o su istanza di parte, qualora, anche per circostanze sopravvenute, non appaia adeguata ai fatti commessi; contro di essa l'interessato può proporre ricorso avanti il CNF, nel termine di venti giorni dall'avvenuta notifica, nei modi previsti per l'impugnazione dei provvedimenti disciplinari.

Avverso le decisioni del consiglio distrettuale di disciplina è ammesso ricorso, entro trenta giorni dal deposito della sentenza, avanti ad apposita sezione disciplinare del CNF da parte dell'incolpato, nel caso di affermazione di responsabilità e, per ogni decisione, da parte del consiglio dell'ordine presso cui l'incolpato è iscritto, del procuratore della Repubblica e del procuratore generale del distretto della corte d'appello ove ha sede il consiglio distrettuale di disciplina che ha emesso la decisione.

In particolare, il ricorso da parte del Consiglio dell'Ordine presso cui l'avvocato è iscritto è ammesso anche contro l'archiviazione, non potendo essere sottratta ad ogni controllo la negazione dell'azione disciplinare, tenuto conto dell'interesse alla salvaguardia della deontologia professionale di cui è portatore il Consiglio dell'Ordine che, nell'attuale sistema, è un soggetto diverso da quello che detiene il potere disciplinare.

Il ricorso è notificato al pubblico ministero e al procuratore generale presso la corte d'appello (che possono proporre impugnazione incidentale entro venti giorni dalla notifica) e la sua proposizione sospende l'esecuzione del provvedimento.

La decisione emessa dal consiglio distrettuale di disciplina, qualora non impugnata, è immediatamente esecutiva; in particolare, le sospensioni e le radiazioni decorrono dalla scadenza del termine dell'impugnazione per le decisioni del consiglio distrettuale di disciplina o dal giorno successivo alla notifica della sentenza all'incolpato: l'incolpato è tenuto ad astenersi dall'esercizio della professione o dal tirocinio senza necessità di alcun ulteriore avviso.

Per l'esecuzione della sanzione è competente il consiglio dell'ordine al cui albo o registro è iscritto l'incolpato; il presidente del consiglio dell'ordine, avuta notizia dell'esecutività della sanzione, verifica senza indugio la data della notifica all'incolpato della decisione del consiglio distrettuale di disciplina e gli invia, a mezzo di raccomandata con avviso di ricevimento, una comunicazione nella quale indica la decorrenza finale dell'esecuzione della sanzione; nel caso in cui sia inflitta la sospensione, la radiazione o la sospensione cautelare, di esse è data comunicazione senza indugio ai capi degli uffici giudiziari del distretto ove ha sede il consiglio dell'ordine competente per l'esecuzione, ai presidenti dei consigli dell'ordine del relativo distretto e a tutti gli iscritti agli albi e registri tenuti dal consiglio dell'ordine stesso; copia della comunicazione è affissa presso gli uffici del consiglio dell'ordine competente per l'esecuzione.

Quando la decisione che irroga una sanzione disciplinare ovvero che pronuncia il proscioglimento è divenuta definitiva e riguarda un iscritto di un altro ordine, il consigliere segretario ne dà comunicazione all'ordine di appartenenza, trasmettendo copia della decisione (l'estratto della delibera contenente il termine finale della sanzione è immediatamente notificato all'interessato e comunicato ai capi degli uffici giudiziari del distretto ove ha sede il consiglio dell'ordine competente per l'esecuzione, ai presidenti dei consigli dell'ordine del relativo distretto e a tutti gli iscritti agli albi e registri tenuti dal consiglio dell'ordine stesso).

Qualora sia stata irrogata la sanzione della sospensione a carico di un iscritto, al quale per il medesimo fatto è stata applicata la sospensione cautelare, il consiglio dell'ordine determina d'ufficio senza ritardo la durata della sospensione, detraendo il periodo di sospensione cautelare già scontato (anche qui, l'estratto della delibera contenente il termine finale della sanzione è immediatamente notificato all'interessato e comunicato ai capi degli uffici giudiziari del distretto ove ha sede il consiglio dell'ordine competente per l'esecuzione, ai presidenti dei consigli dell'ordine del relativo distretto e a tutti gli iscritti agli albi e registri tenuti dal consiglio dell'ordine stesso).