Interessi protetti - Professionista -  Redazione P&D - 30/10/2019

Responsabilità dell'avvocato: mandato, prestazione intellettuale, contratto di patrocinio - RM

Il rapporto intercorrente fra l'avvocato ed il proprio cliente si configura quale contratto di prestazione d'opera intellettuale, disciplinato dagli articoli 2229 e ss. del codice civile: conseguenza principe di tale assunto è che la responsabilità dell'avvocato, nei confronti del proprio cliente, è di tipo contrattuale, parametrata alla circostanza secondo cui l’avvocato deve lealmente impegnarsi, nei confronti del cliente, al compimento di tutte quelle prestazioni ritenute dal medesimo utili al conseguimento del risultato prefissato, che il cliente ha indicato al professionista al momento del conferimento d’incarico - si veda, per un approfondimento, anche in relazione alla giurisprudenza qui citata, il trattato "Responsabilità contrattuale e danni risarcibili", Riccardo Mazzon, Giuffré 2019 -.

In effetti, l’articolo 2229 del codice civile attribuisce alla legge la determinazione delle professioni intellettuali, specificando che, per l'esercizio delle medesime, è necessaria l'iscrizione in appositi albi o elenchi: l'accertamento dei requisiti per l'iscrizione negli albi o negli elenchi, la tenuta dei medesimi e il potere disciplinare sugli iscritti sono, invece, demandati direttamente alle associazioni professionali (comunque sotto la vigilanza dello Stato e salvo che la legge disponga diversamente; contro il rifiuto dell'iscrizione o la cancellazione dagli albi o elenchi - e contro i provvedimenti disciplinari che importano la perdita o la sospensione del diritto all'esercizio della professione - è ammesso ricorso in via giurisdizionale, nei modi e nei termini stabiliti dalle leggi speciali).

Rispetto al contratto d’opera professionale intercorrente tra l’avvocato e il cliente - che può essere nomato anche contratto di patrocinio, quale negozio bilaterale con il quale il professionista viene incaricato di svolgere la sua opera, secondo lo schema del mandato -, la procura "ad litem" è mero accessorio, qualificabile come negozio unilaterale, attraverso il quale il difensore viene investito del potere di rappresentare la parte in giudizio; detta procura, pertanto, non è l’unico presupposto di riconoscimento del compenso per le prestazioni svolte dal difensore nel giudizio, non potendo, l'eventuale invalidità della procura medesima, travolgere tout court, in via necessitata, l’intero contratto di patrocinio (quest’ultimo potendo anche riferirsi solo ad un'attività extragiudiziaria, svolta dal professionista in favore del cliente sulla base di un rapporto interno, di natura extraprocessuale).

Quanto al fondamentale riferimento allo schema del mandato, si noti come il semplice, benché prolungato, silenzio del mandante non comporti l’estinzione del mandato, né la revoca tacita dello stesso a norma dell’art. 1724 c.c., implicando piuttosto, per l’incertezza circa la prosecuzione o meno del mandato medesimo, il dovere del mandatario, ex art. 1710 c.c., di interpellare formalmente il proprio mandante, al fine di conoscere se questo intenda o meno continuare a servirsi della sua opera e, nel contempo, fino a quando l’incarico non gli sia revocato, l’obbligo di compiere tutti gli adempimenti occorrenti per evitare che siano compromessi i diritti del mandante (cliente).