Interessi protetti - Professionista -  Redazione P&D - 25/02/2020

Responsabilità dell'avvocato: necessario dimostrare il nesso eziologico tra il danno lamentato e l’inadempimento del professionista - RM

L’aver a mente i principi che, nel nostro ordinamento, sorreggono il risarcimento conseguente ad illecito civile (vuoi contrattuale, vuoi extra-contrattuale) agevola, in effetti, nel render giustizia riguardo un vasto e contraddittorio quadro (dottrinale e giurisprudenziale) che, spesso, confonde i piani del danno con quelli della prova (ovvero – confonde - l’ambito della colpevolezza con quello della causalità eziologica): così, esemplificando, va negato il risarcimento a carico dell’avvocato nel caso di errata notificazione di un ricorso – ad esempio, proposto dinanzi al Tribunale amministrativo regionale – che, pur integrando gli estremi di un comportamento colposo da parte dell’avvocato, non possa esser considerata idonea a dare fondamento alla richiesta di risarcimento danni avanzata dal cliente in quanto quest’ultimo non sia riuscito a provare la lesione patrimoniale subìta e il nesso di causalità; allo stesso modo, va negato il risarcimento nell’ipotesi in cui l’avvocato non abbia sollevato l’eccezione di prescrizione del diritto di accettare l’eredità in capo a chi sia stato dichiarato giudizialmente figlio naturale successivamente alla morte del de cuius, atteso che la dichiarazione giudiziale di maternità o paternità produce effetti ex nunc.

Si può, pertanto, ribadire come non sia sufficiente, ai fini di una declaratoria di responsabilità del professionista legale, la prova del negligente svolgimento dell’incarico da parte di quest’ultimo, essendo altresì necessario che il cliente dimostri anche la sussistenza di un nesso eziologico tra il danno lamentato e l’inadempimento del professionista; così, esemplificando, anche in situazioni “semplici”, quale ad esempio un’omessa proposizione di impugnazione, la responsabilità dell’avvocato non può affermarsi per il solo fatto del suo non corretto adempimento dell’attività professionale, occorrendo verificare se l’evento produttivo del pregiudizio lamentato dal cliente sia riconducibile alla condotta del primo, se un danno vi sia stato effettivamente e, infine, se, ove questi avesse tenuto il comportamento dovuto, il suo assistito, alla stregua di criteri probabilistici, avrebbe conseguito il riconoscimento delle proprie ragioni, difettando, altrimenti, la prova del necessario nesso eziologico tra la condotta del legale, commissiva od omissiva, e il risultato derivatone - si veda, per un approfondimento, anche in relazione alla giurisprudenza qui citata, il trattato "Responsabilità contrattuale e danni risarcibili", Riccardo Mazzon, Giuffré 2019 -.



Autore

immagine A3M

Visite, contatti P&D

Nel mese di febbraio 2020 Persona & Danno è stato visitato da oltre 390.000 utenti unici.

Cerca sul sito