Interessi protetti - Professionista -  Redazione P&D - 05/11/2019

Responsabilità dell'avvocato: obbligazione di mezzi e non di risultato? - RM

A carico del professionista sorgono obbligazioni di mezzi e non di risultato; non potendo il professionista garantire l'esito comunque favorevole auspicato dal cliente, il danno derivante da eventuali omissioni è ravvisabile solo se, sulla base di criteri necessariamente probabilistici, si accerti che senza quella omissione, il risultato sarebbe stato conseguito, secondo un'indagine istituzionalmente riservata al giudice di merito, censurabile in sede di legittimità solo per eventuali vizi di motivazione - si veda, per un approfondimento, anche in relazione alla giurisprudenza qui citata, il trattato "Responsabilità contrattuale e danni risarcibili", Riccardo Mazzon, Giuffré 2019 - (conforme: Cassazione civile, sez. II, 01/10/2018, n. 23740, Diritto & Giustizia 2018).

Con specifico riferimento all'attività giudiziaria, il fatto che dal contratto sorgono, a carico del professionista, obbligazioni di mezzi e non di risultato (non rientra, pertanto, tra gli obblighi dell'avvocato quello di ottenere, per il proprio cliente un esito vittorioso del giudizio), impone all'avvocato di svolgere la propria attività con diligenza, prudenza e osservanza delle leges artis, indipendentemente dall'effettivo raggiungimento del risultato perseguito dal cliente: con la conseguenza che il mancato raggiungimento di tale obiettivo non è indice, di per sé, di inadempimento, dovendosi valutare la prestazione dell'avvocato alla stregua del parametro della diligenza professionale, ex art. 1176, comma 2 c.c. (se, infatti, il suddetto dovere di diligenza trova il suo fondamento generale nell’art. 1176 c.c., che fissa quale criterio generale nell’adempimento delle obbligazioni, la diligenza del buon padre di famiglia, con particolare riferimento all’attività dell’avvocato la diligenza deve essere valutata tenendo nel debito conto la natura dell’attività esercitata, ai sensi dell’art. 1176, 2° co., c.c., sicché il parametro di riferimento si tramuta in quello del buon professionista - avvocato, cioè, di preparazione professionale e di attenzione medie -); ne consegue, inoltre, che l'avvocato che accetti l'incarico di assistere e rappresentare in giudizio un cliente, assumendo, per l’appunto, un'obbligazione di mezzi, avrà diritto a percepire il proprio compenso, in base all'attività svolta, a prescindere dai risultati ottenuti in sede di giudizio (l’avvocato, si ripete, è tenuto solo a svolgere l’attività richiesta, non già a vincere la causa, anche perché l’esito del giudizio, inevitabilmente, incontra il limite del libero convincimento del giudice).

In altri termini: la valutazione, in ordine all'adempimento o meno da parte dell'avvocato dell'obbligazione conseguente all'incarico professionale conferitogli, non attiene al mero accertamento del mancato raggiungimento del risultato utile da parte del cliente ma involge un’indagine volta a verificare l'eventuale violazione dei doveri connessi allo svolgimento dell'attività professionale e, in particolare, del dovere di diligenza (con valutazione da effettuarsi, in concreto, in base alla natura dell'attività esercitata e dell'incarico ricevuto).

E’ anche possibile sostenere, in verità, ma con presa di posizione che pare priva d’effetti pratici, come in materia di attività legale la teoria dell’obbligazione di mezzi abbia un valore soprattutto descrittivo, non riuscendo a coprire l’intera area della prestazione professionale: in particolare, può così distinguersi tra incarico specifico (come, ad esempio, la dichiarazione all’asta giudiziale, la produzione di appello contro una sentenza) e incarico aspecifico, sicché, nel primo caso, l’avvocato assumerebbe normalmente un’obbligazione di risultato, impegnandosi a compiere l’atto determinato commessogli, mentre nel secondo assumerebbe un’obbligazione di risultato in senso professionale o, se si preferisce, di mezzi (non essendo, comunque, libero di agire a sua discrezione).