Interessi protetti - Professionista -  Riccardo Mazzon - 11/12/2019

Responsabilità dell'avvocato: permane anche se si fa sostituire o coadiuvare da altri avvocati o praticanti

Anche la nuova legge professionale forense (legge 31 dicembre 2012, n. 247, all’articolo 14), così come la precedente (R.D.L. 27 novembre 1933, n. 1578, convertito nella legge 22gennaio 1934, n. 36, all’articolo 9) prevede che, pur essendo l’incarico per lo svolgimento di attività professionale personale - anche nell'ipotesi in cui sia conferito all'avvocato componente di un'associazione o società professionale -, gli avvocati possano farsi sostituire da altro avvocato (con incarico anche verbale) o da un praticante abilitato (qui con delega scritta) – l’avvocato può, in effetti, anche nominare stabilmente uno o più sostituti presso ogni ufficio giudiziario, depositando la nomina presso l'ordine di appartenenza -: peraltro, resta confermato che, con l'accettazione dell'incarico, l'avvocato ne assume la responsabilità personale illimitata (eventualmente in solido con l'associazione o la società) e l'avvocato che si fa sostituire o coadiuvare da altri avvocati o praticanti rimane personalmente responsabile verso i clienti - si veda, per un approfondimento, anche in relazione alla giurisprudenza qui citata, il trattato "Responsabilità contrattuale e danni risarcibili", Riccardo Mazzon, Giuffré 2019 -.

Nei confronti del cliente dell’avvocato rappresentato, il sostituto (e tale è anche il procuratore dal quale il collega si faccia rappresentare mediante incarico dato di volta in volta) altro non è che una persona di cui il prestatore d’opera si avvale nell’adempimento dell’obbligazione e del cui operato “si fida”: normativamente, pertanto, può dirsi che la responsabilità dell’avvocato, per atti da questi ultimi compiuti (e ciò valga anche per quanto concerne i collaboratori e ausiliari “stabili” dello studio), può essere ricercata anche negli artt. 1228, 1717 e 2232 del codice civile, trovando il suo fondamento nei principi della cosiddetta culpa in eligendo.

Già s’è evidenziato, peraltro, anche in sede generale, di come sia nella prima, oggettiva, fase di ricerca ed identificazione della norma cautelare violata, che può collocarsi il c.d. principio di affidamento, inteso come principio in grado di indirizzare nella valutazione circa l’esistenza o meno della norma cautelare concernente il comportamento di terzi: e se è vero che, in base a tale principio, ciascuno può confidare nel rispetto, da parte degli altri, degli obblighi cautelari su di essi incombenti, è altrettanto vero come tale regola non abbia valenza assoluta e possa cedere il posto ad un obbligo di prevedere l’altrui inosservanza; ed è proprio ciò che accade, ad esempio, non solo quando sussistano particolari ragioni per escludere o dubitare che il terzo rispetti la propria regola cautelare di comportamento, ma anche quando ci si trovi in posizione di garanzia - sia essa di controllo, ovvero di protezione -: che è proprio il caso, per l’appunto, concernente la responsabilità dell’avvocato insita nel aver fatto affidamento sui comportamenti di collaboratori, sostituti ovvero ausiliari.

D’altro canto la scelta di utilizzare collaboratori, sostituti ovvero ausiliari può incidere anche in ambito disciplinare, nel senso che il professionista è responsabile disciplinarmente se dà incarico ai praticanti di svolgere attività difensiva a loro non consentita (per converso, i collaboratori, sostituti e ausiliari non sono responsabili, sotto il profilo disciplinare, per il compimento di atti relativi a incarichi specifici ricevuti, salvo che il fatto integri un’autonoma responsabilità).

Ambito diverso da quello che qui ci occupa è quello in cui il cliente si rivolga, nell’àmbito di uno studio, non al titolare di quest’ultimo, bensì ad un suo sostituto/collaboratore (magari confidando sul minor costo complessivo della pratica ovvero del maggior tempo a disposizione del sostituto, rispetto al titolare, ovvero ritenendo che si tratti di affare di poco conto o, comunque, di competenza esclusiva del sostituto), per affidargli un affare o una pratica particolare: in tal caso, responsabile, nei confronti del cliente – salvo casi particolari -, resta unicamente il sostituto direttamente incaricato.