Interessi protetti - Interessi protetti -  Riccardo Mazzon - 08/10/2019

Responsabilità dell'avvocato: quando il caso è di speciale difficoltà

Può ritenersi, in linea di massima, che l’avvocato debba affrontare una “speciale difficoltà” quando il caso, sottoposto al suo esame, non sia d’immediata soluzione per aver, scienza giuridica e/o prassi individuato, oggettivamente, più soluzioni contrastanti con ciascuna significativi indici di probabilità di risultato positivo: si pensi, ad esempio, allo stabilire se il contratto preliminare debba essere provato per iscritto ove tale limitazione di prova sia prevista dalla legge per il contratto definitivo; oppure allo stabilire se sia legittimo proporre un giudizio per il recupero di un credito che potrebbe essere considerato derivante da un patto nullo - si veda, per un approfondimento, anche in relazione alla giurisprudenza qui citata, il trattato "Responsabilità contrattuale e danni risarcibili", Riccardo Mazzon, Giuffré 2019 -.

In applicazione di detto principio, può così escludersi la speciale difficoltà, ad esempio, nell’ipotesi di decorrenza dei termini di prescrizione dell’azione di risarcimento (e sempre che, in concreto, il conferimento dell’incarico al professionista sia avvenuto in tempo utile a impedire la prescrizione dell’azione di risarcimento); nella difesa di un cliente in un procedimento per convalida di sequestro conservativo conseguito a garanzia del risarcimento di danno da inadempimento dell’obbligazione di stipulare atto pubblico di vendita; qualora un avvocato, ricevuto dal proprio assistito un foglio in bianco contenente una procura, abbia omesso di impugnare il licenziamento subìto dall’assistito stesso (in tal modo cagionandogli danni, che andranno, così, risarciti); nella questione relativa all’esecuzione o meno del deposito previsto dall’art. 651 c.p.c., nel proporre opposizione a un decreto ingiuntivo provvisoriamente esecutivo emesso su cambiali, nonché la tardiva proposizione dell’opposizione a decreto ingiuntivo; nel non proporre appello, ricevuto incarico di impugnare una sentenza, confidando incautamente sul perfezionamento di un accordo transattivo; in caso di tardiva impugnazione di una sentenza penale di condanna, cui consegua l’impossibilità per il cliente di ottenere una riduzione della pena detentiva in sede di gravame (ad esempio per non potere accedere al cd. “patteggiamento in appello”).

Peraltro, il caso concreto dovrà fungere da binario irrinunciabile al fine di determinare cosa sia e cosa non sia “speciale difficoltà” e non sempre la decisione del giudice di merito potrà dirsi banale: si pensi, ad esempio, a come sia complesso ritenere o meno responsabile il difensore di una lavoratrice subordinata, in considerazione della complessità dei problemi affrontati, il quale, in un giudizio promosso per la illegittimità del licenziamento della sua cliente, ometta di proporre appello incidentale, al fine di ottenere l’ordine specifico di reintegrazione, della sua cliente, sul posto di lavoro, a seguito dell’appello principale proposto dal datore di lavoro, avverso la sentenza di primo grado;  o, anche, (quanto sia complesso) il considerare o meno fattispecie integrante un problema di speciale difficoltà quella inerente alla scelta difensiva circa la conduzione della lite e la possibilità di sollevare determinate eccezioni di rilievo sostanziale come, ad esempio, quella riguardante la prescrizione (a meno che una determinata scelta difensiva non nasconda effettivi errori compiuti dall’avvocato, quali, ad esempio, il lasciar decorrere termini di prescrizione oppure il non aver preso in considerazione fatti dedotti in causa).