Interessi protetti - Professionista -  Redazione P&D - 22/10/2019

Responsabilità dell'avvocato: violazione codice deontologico e risarcimento dei danni - RM

Configurandosi l’obbligazione assunta dall’avvocato quale obbligazione di mezzi e non di risultato, il cliente danneggiato dovrà necessariamente dimostrare il danno derivato dall’eventuale omissione od errore riscontrati: invero, non potendo il professionista garantire l'esito comunque favorevole auspicato dal cliente, il danno può dirsi ravvisabile solo laddove, sulla base di criteri necessariamente probabilistici, si accerti che senza quella omissione il risultato sperato sarebbe stato conseguito nel relativo giudizio - si veda, per un approfondimento, anche in relazione alla giurisprudenza qui citata, il trattato "Responsabilità contrattuale e danni risarcibili", Riccardo Mazzon, Giuffré 2019 -.

Ancora, secondo il terzo comma dell’art. 26 del nuovo codice deontologico degli avvocati (approvato dal Consiglio Nazionale Forense nella seduta del 31 gennaio 2014 e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale, serie generale, n. 241 del 16 ottobre 2014), sono considerati inadempimento al mandato - nonché violazione dei doveri professionali - il mancato, ritardato oppure negligente compimento di atti riguardanti il mandato, quando gli stessi derivino da non scusabile e rilevante trascuratezza degli interessi della parte assistita; ebbene, secondo le regole generali sopra esposte, non ricorrer un’ipotesi di responsabilità professionale qualora il difensore non coltivi una procedura inconcludente e dannosa per il proprio cliente: in particolare, in tal caso, l’avvocato non viola il mandato ricevuto a titolo di colpa, in quanto, al contrario, tale condotta rientra pienamente nei comportamenti dell’etica deontologica.

Sempre in applicazione di normativa specifica inserita nel codice deontologico, può rilevarsi come, in tema di responsabilità disciplinare dell’avvocato, in base dell’art. 4 del nuovo codice deontologico forense, la coscienza e volontà consistono nel dominio anche solo potenziale dell’azione o omissione, per cui vi è una presunzione di colpa per l’atto sconveniente o vietato a carico di chi lo abbia commesso, il quale deve dimostrare l’errore inevitabile, cioè non superabile con l’uso della normale diligenza oppure la sussistenza di una causa esterna, mentre non è configurabile l’imperizia incolpevole, trattandosi di professionista legale tenuto a conoscere il sistema delle fonti.

Colpa specifica si ha anche, ad esempio, nel caso di illecito disciplinare, sotto il profilo del conflitto di interessi, commesso dall’avvocato difendendo un coniuge nella procedura di separazione giudiziale dopo aver assistito entrambi i coniugi nella procedura di separazione consensuale (conclusasi o meno con l’omologazione): soprattutto per le caratteristiche della materia familiare, in cui sono in gioco alti interessi, collegati alla dignità della persona, cui è assicurata la massima tutela, la norma contenuta nell’art. 24 del nuovo codice deontologico forense pone per l’avvocato un obbligo assoluto di astensione, a prescindere dalla circostanza che il conflitto sia reale o solo potenziale; in effetti: (1) l’avvocato deve astenersi dal prestare attività professionale quando questa possa determinare un conflitto con gli interessi della parte assistita e del cliente o interferire con lo svolgimento di altro incarico anche non professionale; (2) l’avvocato, nell’esercizio dell’attività professionale, deve conservare la propria indipendenza e difendere la propria libertà da pressioni o condizionamenti di ogni genere, anche correlati a interessi riguardanti la propria sfera personale; (3) il conflitto di interessi sussiste anche nel caso in cui il nuovo mandato determini la violazione del segreto sulle informazioni fornite da altra parte assistita o cliente, la conoscenza degli affari di una parte possa favorire ingiustamente un’altra parte assistita o cliente, l’adempimento di un precedente mandato limiti l’indipendenza dell’avvocato nello svolgimento del nuovo incarico; (4) l’avvocato deve comunicare alla parte assistita e al cliente l’esistenza di circostanze impeditive per la prestazione dell’attività richiesta; (5) il dovere di astensione sussiste anche se le parti, aventi interessi confliggenti, si rivolgano ad avvocati che siano partecipi di una stessa società di avvocati o associazione professionale o che esercitino negli stessi locali e collaborino professionalmente in maniera non occasionale.