Lavoro - Lavoro -  Letizia Davoli - 26/11/2017

Retribuzione e rifiuto di lavorare durante le festività

Con sentenza n. 27948 pubblicata il 23 novembre 2017, la Corte di Cassazione conferma che "ritenere che il trattamento non spetti in ipotesi in cui il lavoratore semplicemente rifiuti di prestare, come suo diritto, la sua opera durante le festività previste dalla legge non è operazione consentita, né desumibile dalla norma".

Una importante società per azioni era stata condannata dal Tribunale di Bergamo a pagare la retribuzione giornaliera per le festività dell'8 dicembre e\o del 6 gennaio a favore di alcuni dipendenti nonostante il loro rifiuto di prestare l’attività lavorativa richiesta dall’azienda.

In particolare il Tribunale sveva sottolineato come la retribuzione fosse dovuta ex art. 7, comma 2, del contratto collettivo nazionale della industria metalmeccanica.

La Corte di Appello di Brescia aveva confermato la decisione del Tribunale e la Corte di Cassazione ha ribadito la fondatezza del primo giudizio.

Con riferimento ad alcune disposizioni del contratto collettivo e alla disciplina sovraordinata della L.260/49, la suprema Corte ribadisce che l’attività lavorativa durante le festività è sempre e comunque una possibilità e non costituisce un obbligo che scatta per particolari esigenze aziendali.

Nel caso specifico, solo gli accordi individuali tra datore di lavoro e lavoratore, o un accordo sindacale stipulato dagli organismi mandatari, possono derogare alla disciplina di cui all’art.5, comma 3 della L.260/49.

In tal senso, la Corte di Cassazione ha sancito che "il provvedimento con cui il datore di lavoro impone al dipendente di prestare l'attività lavorativa nelle festività infrasettimanali in violazione della legge n. 260 del 1949 (nella specie, nelle giornate dell'8 dicembre, 25 aprile, 1° maggio e 6 gennaio, con la maggiorazione dei compensi prevista per il lavoro straordinario), è nullo ed integra un inadempimento parziale del contratto di lavoro, sicché l'inottemperanza del lavoratore è giustificata in base al principio "inadimplenti non est adimplendum" ex art. 1460 c.c.".