Cultura, società - Opinioni, ricerche -  Gemma Brandi - 06/02/2019

Ricordi e pensieri su Alessandro Margara

Una cosa la ricordo bene di Alessandro Margara, che fu molto duro con me che osai contrastare pubblicamente, non ancora trentenne, la sua opinione di aprire la Terza Sezione dell'OPG di Montelupe F.no, quando ospitava il fior fiore della malavita organizzata alla ricerca di pareri di comodo.

Mi disse, senza peli sulla lingua: "Ma lei perché è venuta a lavorare in OPG, se ha paura?".

Arrossii e gli risposi: "La paura è una emozione che nella vita ci aiuta. E comunque io, che non ho i suoi capelli bianchi (oggi non potrei dirlo), vengo in questo posto tre volte la settimana e mi trattengo in quella sezione per ore, parlando con persone che hanno difficoltà svariate (si era nel 1981). Lei al contrario viene qui una volta al mese, con l'auto blindata e si ferma in Direzione...".

Avevo avuto la netta impressione che gli sfuggisse qualcosa del tessuto in cui le sue intenzioni si muovevano. Calò un silenzio glaciale nella stanza. Margara non replicò. Però alla fine della riunione si rivolse a me davanti a tutti e disse: "Mi scusi, dottoressa, io a volte sono intemperante!". Fu grande grande grande, come può esserlo un uomo già così conosciuto e saldo che comprende di essere andato oltre.

 Magari, visto che tra qualche giorno Lei sarà tra quanti lo ricorderanno, provi ad attingere a questo aneddoto di vita vissuta per dire in cosa Margara era davvero grande. Poco prima della sua uscita di scena accadde un episodio che si colloca diametralmente all'opposto di questa lucidità generosa, ma glielo perdonai perché capii cosa lo muoveva.

Sono rimasta affezionata a quel ricordo antico del quale parlai con chi dei dubbi nutriva circa la sua nomina a capo del DAP, essendo un uomo "ideologico". Ricordo che dissi al mio interlocutore: "Sarà ideologico, ma è anche in grado di riconoscere dove sbaglia e di chiedere scusa, quando potrebbe non farlo, di prestare ascolto a idee che non sono sue...".

 La grandezza consiste non nel fare la voce grossa con chi si pensa più debole di noi, ma nel riuscire a farsi piccoli con i piccoli, da cui abbiamo sempre qualcosa da imparare per non immergerci in una ignoranza di ritorno. Il che non significa rinunciare alle proprie idee, ma anzi difenderle con forza dopo avere ben valutato le idee altrui e avere preso da quelle ciò che serve per procedere più speditamente sulla via del bene dei più.