Persona, diritti personalità - Generalità, varie -  Redazione P&D - 28/11/2018

Rigurgiti di manicomio – Luigina Bima

 Ho constatato molto spesso dei pericolosi rigurgiti di manicomio, anche in strutture che vantano la certificazione di qualità, che fanno compilare tanti moduli, propongono il questionario di gradimento ... strutture che via via diventano vere e proprie “istituzioni totali”, esattamente come il manicomio. Infatti, vedo riaffacciarsi prepotente a volte, anche se con vesti eleganti, il fantasma del manicomio, che io ho conosciuto personalmente; vi ho lavorato per anni, so quando vengono calpestate la libertà e la dignità degli esseri umani.

A questo proposito non si può dimenticare quanto ha scritto Primo Levi a proposito dell'Olocausto: “ E' successo e quindi può succedere di nuovo”

Alcuni esempi:

  • diritto al voto: nelle strutture che conosco direttamente, quando ci sono elezioni politiche, o amministrative o referendum, si fa finta di niente, non se ne parla, non si chiede agli ospiti se vogliono votare o meno. Eppure sono cittadini con un regolare certificato elettorale! Forse a qualcuno potrebbe far piacere pensare che può votare, può dire la sua, anche se magari non è perfettamente informato della situazione. Allora perchè non informarle queste persone e dare loro la possibilità di votare? 
  • Diritto a comunicazioni private con i parenti/amici: riguardo a persone ospiti di comunità,in molti casi le telefonate con i parenti avvengono in orari prefissati, con l'operatore che fa il numero, poi passa l'ospite e l'operatore rimane presente. Questo crea un grave disagio in chi vorrebbe dire delle cose sue, riservate, magari anche lamentele riguardo alla comunità, agli operatori...: perchè non può parlare da solo ed esprimere quello che pensa, quello che gli accade....così come lo sente nel suo cuore...? allora cosa vuol dire “diritto alla privacy”? Non avere una moneta in tasca, non avere un telefono da poter usare per comunicare con chi si desidera: questa è la punizione solo perchè la persona è in comunità? È vero che ci sono situazioni particolari, ad esempio comunità di disintossicazione e di recupero nei casi di dipendenze, dove occorrono dei filtri decisi sulle comunicazioni per l'esterno, però per una persona disabile, un paziente psichiatrico, o una persona in difficoltà, magari border-line: perchè privarlo del diritto di comunicare con libertà, di coltivare i suoi affetti, i legami con le persone importanti della propria vita?
  • Contenzioni anche fisiche troppo faciliquando forse sarebbero possibili altri approcci, meno punitivi, più rispettosi; ascoltare di più, per comprendere meglio i momenti di crisi, di sconforto o di agitazione.
  • Ho constatato che spesso per ospiti di comunità beneficiari di misure di protezionevengono nominate persone estranee, es. avvocati, che non conoscono il beneficiario, non lo frequentano e di fatto danno una delega in bianco alla direzione della comunità.
  •  Questa non è vera protezione del cittadino fragile, ma è una truffa contro di lui. Infatti, poiché l'amministratore di sostegno non conosce il beneficiario, non può capire la sua vita, i suoi desideri, le sue difficoltà: allora, per le decisioni, si attiene acriticamente con quanto di fatto deciso dalla direzione della struttura. Occorrerebbe una particolare attenzione nella nomina degli amministratori di sostegno, quando la persona è ospite di una struttura e quando non si possono nominare figure di parenti.