Interessi protetti - Obbligazioni, contratti -  Andrea Castiglioni - 05/03/2018

Risarcito il danno per il filmino eseguito male, con dolo - Giudice di Pace Torre Annunziata, 18.10.2017

Per l’evento della prima comunione organizzato dalla parrocchia veniva offerto a pagamento il servizio di videoregistrazione: un operatore autorizzato riprendeva l’evento e soprattutto il momento dell’eucarestia.

La famiglia della ragazzina è molto credente e quindi comprava il servizio perché sentiva che, sia per i genitori che per la ragazzina medesima, il ricordo di questo momento così importante doveva essere conservato.

L’operatore, invece, non riprendeva il momento più importante della funzione, ossia il ricevimento dell’eucarestia, il più atteso da una famiglia così profondamente cattolica. Non solo, ma si sentiva dall’audio della registrazione che l’operatore era palesemente distratto; si sentiva un commento (non di dispiacere) per non essere riuscito a riprendere il momento fondamentale, e nonostante questo dimostrava estrema superficialità, senza prodigarsi per rimediare alla mancanza.

In conclusione, i genitori ricevevano come prodotto del servizio acquistato un video diverso da quanto promesso, che ha come audio la voce dell’operatore, il tutto senza che questi neppure li avvisasse delle mancanze o chiedesse perdono, con ciò dimostrando palese menefreghismo.

 

I genitori, in proprio e in nome e per conto della ragazzina, citavano in giudizio il prestatore d’opera invocando l’inadempimento contrattuale, chiedendo la risoluzione del contratto e il risarcimento del danno.

Il Giudice accoglie entrambe le domande, condannando l’operatore a restituire il prezzo incassato per la prestazione, e a risarcire il danno non patrimoniale cagionato.

Vi è un’adesione dichiarata a quella dottrina che valorizza gli interessi non patrimoniali delle persone e sostiene che anche questi meritino tutela. In particolare sono gli studi del Prof. Paolo Cendon a fondare questo orientamento, cui ha aderito anche grande parte della giurisprudenza. È con la teorizzazione del danno esistenziale che trovano spazio gli interessi non solo patrimoniali delle persone, ma anche personali, legati al mondo interiore, e la cui lesione si riflette sul mondo esteriore, sulla quotidianità.

Meritano tutela non solo i diritti inviolabili della persona – la salute, la famiglia, la dignità persona – che per il fatto di essere sanciti dalla Costituzione sono comuni a tutti; ma anche gli interessi personali, peculiari della singola persona, importanti per lei e lei soltanto, che la distinguono dalle altre persone, le quali, a loro volta, hanno a cuore cose e interessi diversi.

Nel nostro caso, la famiglia committente era profondamente religiosa. Pertanto, a differenza di una famiglia ad esempio di atei, viveva in modo diverso l’evento della prima comunione della figlia. Questo interesse è stato ciò che ha determinato la scelta di avere un reperto video del momento, su cui avevano riposto grandi aspettative; e che, quindi, merita considerazione per la valutazione di inadempimento contrattuale.

Alla base vi è la stipulazione di un contratto, prestazione d’opera per la realizzazione di un video.

Ciò non comporta soltanto un regime probatorio di favore per il danneggiato, il quale può limitarsi ad allegare l’inadempimento (art. 1218 c.c.), ma anche – e soprattutto – la legittima pretesa di esatto adempimento da parte dell’obbligato.

Alla valutazione negativa sull’esatto adempimento si è giunti considerando più fattori: (1) il peso degli interessi coinvolti da parte del committente – ritenuti essenziali dal giudice, al punto da affermare che è stata la volontà di avere un ricordo di questo importante momento religioso a condurre i genitori a commissionare quella prestazione; (2) l’inadempimento caratterizzato da dolo, il quale ha aggravato lo stato d’animo dei genitori, contribuendo a far sì che il risarcimento assumesse anche una valenza punitiva per l’operatore.

A ciò si aggiunge anche il fatto (molto negativo) del non aver cambiato opinione neppure in corso in causa, nonostante gli inviti promossi dal giudice per raggiungere un accordo bonario. Infatti ha sempre negato quasi l’evidenza, al punto da scaricare la responsabilità sulla parrocchia, la quale veniva citata in causa quale terzo chiamato.

Il giudice non prende in considerazione i risvolti esistenziali del comportamento dell’operatore. Non si nega che la mancanza del filmino ricordo possa avere un peso, ma non al punto da ripercuotersi sulla vita futura, sulla serenità dell’esistenza, sulle occasioni perdute.

È stata, invece, la sofferenza patita a meritare ristoro – il menefreghismo nel non aver ripreso il momento più importante, la superficialità, la sottovalutazione delle aspettative del committente di cui l’operatore era consapevole.

Il dolo dell’operatore ha contribuito anche per quanto concerne il quantum debeatur, ritenuto congruo e liquidato in via equitativa nella somma di € 1.500,00 per i genitori in proprio e € 1.500,00 per i genitori in qualità di rappresentanti della ragazzina; oltre la restituzione del prezzo pagati di € 70,00 quale effetto della risoluzione contrattuale.