Consumatori - Consumatori -  Alessio Anceschi - 25/09/2017

Riscossione dei buoni postali fruttiferi con clausola P.F.R., L'illegittimo l'ostruzionismo di Poste italiane s.p.a.

In numerosi altri articoli apparsi su questo portale abbiamo già parlato di questa pratica illegittima da parte di Poste italiane s.p.a. nel negare od ostacolare la riscossione dei buoni postali fruttiferi con clausola P.F.R. ("pari facoltà di rimborso") al cointestatario superstitite che ne chieda la riscossione, in caso di decesso di altri cointestatari.

La disciplina sui buoni postali fruttiferi era contenuta nel libro III, capo VI del d.p.r. 29.3.1973 n. 156 (T.U. in materia postale) poi sostituito dal D.M. 19.12.2000, attualmente in vigore. I buoni postali fruttiferi costituiscono titoli nominativi rimborsabili a vista presso l"ufficio di emissione ed entro 6 giorni negli altri (artt. 1 co. 1° e 5, D.M. 19.12.2000; artt. 171 e 178, d.p.r. 156/1973), come peraltro indicato nel titolo stesso. L"art. 1 co. 4°, D.M. 19.12.2000 conferma che "i buoni postali fruttiferi possono essere intestati a più soggetti, con facoltà per i medesimi di compiere operazioni anche separatamente" (ovvero la c.d. "clausola P.F.R.").

Ai sensi della norma transitoria, tali disposizioni si applicano anche ai buoni postali già emessi (artt. 9 e 10, D.M. 19.12.2000). Lo stesso prevede l'art. 7 co. 3°, d.lgs. 284/1999 che ha abrogato la disciplina previgente, sostanzialmente analoga, sul punto, a quella attuale.   

Come dice la parola stessa, la clausola P.F.R. ovvero "pari facoltà di rimborso" attribuisce a ciascuno dei contitolari, in possesso del buono, il diritto riscuotere il titolo per intero previo semplice presentazione del titolo. In virtù di tale clausola il diritto di rimborso del titolo è quindi un diritto disgiunto che ciacuno dei contitolari può essercitare autonomamente sull'intero, previo presentazione del titolo in originale. 

Se Poste italiane s.p.a. rispetta normalmente tale clausola qualora l'altro cointestatario sia vivo e vegeto, pone invece problemi nel caso in cui quest'ultimo sia defunto, richiedendo per l'appunto, l'espletamento delle pratiche successorie.

Tale condotta viene giustificata sulla base di un mero ordine interno, contenuto nel manuale di istruzioni (scheda P.I. A 2.3.) in virtù della quale "la clausola p.f.r. deve intendersi inefficace a seguito del decesso di uno dei cointestatari". appare di tutta evidenza che i vincoli obbligatori non possano essere vanificati da delle mere disposizioni aziendali interne, le quali non assumono alcuna valenza giuridica.

Tale pretesa appare in realtà del tutto destituita di fondamento posto che gli eredi subentrano nella posizione del de cujus senza per questo che tale successione possa impedire od escludere i diritti dei terzi, ovvero del contitolare superstite, il quale, nel chiedere la riscossione del buono per intero nella sua qualità di portatore/cointestatario esercita un proprio autonomo diritto e non certo un diritto "successorio". Deve quindi ritenersi la successione mortis causa intervenuta su uno dei contitolari non limiti in alcun modo il diritto dell'altro di ottenere autonomamente il rimborso del titolo da poste italiane s.p.a. Ciò, ovviamente, fermo restando il diritto degli eredi di ottenere, se del caso, la ripetizione della loro quota di spettanza nei confronti del contitolare che abbia esercitato il diritto di riscossione del titolo. Trova quindi piena applicazione, nei confronti di Poste italiane s.p.a., la disciplina dettata dagli artt. 1992 e 1993 c.c. non potendo quest'ultima eccepire questioni legate ai rapporti interni tra i contitolari del titolo.

D'altro canto, Poste italiane s.p.a. non può unilateralmente modificare una clausola inserita nel titolo, posto che "il vincolo contrattuale tra l'emittente ed il sottoscrittore dei titoli si forma sulla base dei dati risultanti dal testo dei buoni di volta in volta sottoscritti".

Al fine di giustificare il proprio illegittimo comportamento, Poste italiane s.p.a. propone le eccezioni più disparate, molto spesso richiamando la disciplina sui "libretti postali" che invece, non trova alcuna applicazione analogica alla disciplina in esame.

A partire dal 2010 fino ai giorni nostri, anche grazie al contributo del sottoscritto difensore che si è interessato di questa vicenda fin dal 2012, si sono susseguite numerose pronunce di merito favorevoli al consumatore ( tra queste: Trib. Sassuolo 12.2.2013; Trib. Novara 5.4.2014; Trib. Lecco 20.2.2015; Trib. Messina 29.7.2015; G.d.P. Bergamo 17.12.2015). In altri casi (relativamente a cause che il sottoscritto non ha seguito) vi sono tuttavia state anche pronunce sfavorevoli al consumatore (es: Trib. Cremona 30.11.2016), evidentemente frutto e conseguenza di una poco approfondita analisi della materia che risulta alquanto peculiare e specifica e che perciò richiede un'adeguata preparazione ed una disamina non superficiale.

E' bene che il consumatore non si faccia impressionare dalla perentorietà di Poste italiane s.p.a. e non demorda nel pretendere il rispetto dei propri diritti. E' poi opportuno che lo stesso sia seguito da professionisti ben afferrati in questa materia, alquanto specifica e peculiare, che sappiano ben districarsi nei meandri della normativa di riferimento.

E' bene quindi che il consumatore sia ben consapevole che anche in caso di decesso di uno dei cointestatari, il cointestatario superstite, portatore del buono fruttifero postale può tranquillamente richiedere la riscossione del buono postale fruttifero munito di clausola P.F.R. (pari facoltà di rimborso) senza che poste italiane s.p.a. possa eccepire alcunchè, se non la presentazione di un valido documento di identità ed il trascorrere di 6 giorni, nel caso in cui si chieda la riscossione presso un ufficio postale diverso da quello di emissione.  

Gli unici casi in cui le eccezioni di Poste italiane s.p.a. possano risultare fondate sono eventualmente quelli in cui il buono postale in questione non sia munito della clausola P.F.R. (cosa che avviene in ipotesi molto limitate essendo la clausola in questione una clausola pressochè "standars") oppure, ovviamente, quelli in cui tutti i cointestatari siano venutii a mancare o la riscossione sia effettivamente richiesta da un erede di un cointestatario.