Pubblica amministrazione - Pubblica amministrazione -  Alceste Santuari - 19/12/2017

Sì alla rotazione per gli appalti “sotto soglia” – Cons. St. 5854/17

Una società, che aveva fornito i propri servizi a favore di un comune, non è stata chiamata a partecipare all’affidamento del medesimo servizio, acquistato sul MEPA.

La società in parola presentava ricorso al Tar lamentando, nella sostanza, la circostanza che l’ente locale aveva limitato la partecipazione ai soggetti con i quali non erano sorte contestazioni relativamente a servizi precedentemente svolti, nel rispetto del principio di rotazione. Un secondo motivo di doglianza da parte della ricorrente consisteva nel fatto che tutte le ditte invitate erano operatori aventi sede nella medesima regione dell’ente locale committente.

Il Tar Friuli Venezia-Giulia, Trieste, sez. I, con la sentenza n. 00419/2016 respingeva il ricorso. Contro la sentenza, la ricorrente ha proposto appello. Il Consiglio di Stato, sez. V, con la sentenza 13 dicembre 2017, n. 5854, ha ritenuto di confermare quanto stabilito dal giudice di prime cure, motivando come segue la propria decisione:

-) il principio di rotazione deve orientare le stazioni appaltanti nella fase di consultazione degli operatori economici da consultare e da invitare a presentare le offerte;

-) il principio di rotazione trova fondamento nella esigenza di evitare il consolidamento di rendite di posizione in capo al gestore uscente, la cui posizione di vantaggio deriva soprattutto dalle informazioni acquisite durante il pregresso affidamento, soprattutto nei mercati in cui il numero di agenti economici attivi non è elevato;

-) il legislatore ha voluto, attraverso il principio di rotazione, favorire una maggiore partecipazione di operatori economici, specie delle PMI (piccole e medie imprese);

-) conseguentemente, in linea generale, l’invito all’affidatario uscente riveste carattere eccezionale;

-) l’eccezione deve comunque essere adeguatamente motivata dalla P.A. procedente.

I giudici amministrativi di appello ha dunque sostenuto la legittimità dell’agire del comune che ha inteso non invitare alla selezione l’affidatario uscente. Il mancato invito – ritengono i giudici di Palazzo Spada – corrispondono all’esigenza di “tutelare le esigenze della concorrenza in un settore, quale quello degli appalti “sotto soglia”, nel quale è maggiore il rischio del consolidarsi, ancor più a livello locale, di posizioni di rendita anticoncorrenziale da parte di singoli operatori del settore risultati in precedenza aggiudicatari della fornitura o del servizio.”

Da ultimo, il Consiglio di Stato ha affermato che:

-) il comune ha agito legittimamente escludendo dalla selezione quelle ditte/imprese nei confronti delle quali vi erano state contestazioni di natura contrattuale;

-) l’elemento geografico è coerente con “l’esigenza, avvertita dalla stazione appaltante, che le ditte incaricate avessero la propria sede in un’area geografica non troppo distante dalla sede di esecuzione dell’appalto, al fine di garantire la costanza dell’intervento operativo e tecnico, nonché di supporto, nel corso delle giornate di svolgimento dell’evento.”

La Sezione ha, in conclusione, inteso ribadire un principio di favor partecipationis, riconoscendo, contestualmente, alle stazioni appaltanti la discrezionalità necessaria e adeguata in funzione dell’obiettivo da realizzare. In questo senso, richiamando uno dei cardini delle direttive UE sugli appalti e le concessioni del 2014: l’uso strategico degli appalti.