Deboli, svantaggiati - Deboli, svantaggiati -  Alceste Santuari - 13/01/2018

Sì alle assunzioni a tempo determinato nei servizi sociali – l. Bilancio 2018

Come è noto, gli enti locali sono assoggettati a stringenti vincoli assunzionali che, in questi anni, hanno in taluni casi compromesso l’erogazione di servizi di interesse generale, quali quelli alla persona.

In senso contrario, la legge di Bilancio 2018, art. 1, comma 200, ha introdotto una rilevante novità per gli enti locali impegnati, nell’ambito delle loro funzioni fondamentali, a garantire i livelli essenziali delle prestazione sociali e socio-sanitarie. Si tratta della possibilità per gli enti medesimi di assumere assistenti sociali a tempo determinato nei limiti di un terzo delle risorse attribuite a ciascun ambito territoriale, fermo restando il rispetto degli obiettivi di pareggio di bilancio.

Si tratta di una previsione volta a favorire il reclutamento di figure specialistiche, fondamentali per garantire sul territorio un equo ed universale accesso ai servizi. Il legislatore sembra, in quest’occasione, aver ben compreso la specificità dei servizi in parola, quale condizione legittimante per derogare al limite di spesa per le assunzioni a tempo determinato.

Ma come avviene l’individuazione delle risorse economiche da destinare alle nuove assunzioni? L’ufficio di piano, in ambito distrettuale, valuta il fabbisogno e, successivamente, gli enti locali che rientrano in quell’ambito territoriale devono quantificare le loro esigenze specifiche, in ragione della complessità organizzativa dei loro servizi.

L’ufficio di piano, pertanto, nell’esercizio dei propri compiti di supporto tecnico-organizzativo agli enti locali, singoli ovvero aggregati per la gestione associata della funzione sociale, svolgerà un’attenta ricognizione delle necessità che il territorio esprime per poi sottoporre una proposta di intervento agli enti locali.

La previsione di cui al comma 200 è riferita ai comuni, ma come già in passato si è potuto ipotizzare, anche in questo caso, si può ritenere che essa si possa estendere, a seguito del trasferimento delle risorse necessarie, alle diverse tipologie giuridiche pubbliche di gestione dei servizi sociali (aziende speciali, consorzi). Rimane da valutare se l’estensione si possa applicare anche alle ex IPAB trasformate in ASP, in specie in quei contesti regionali, in cui ad esse partecipano in qualità di soci gli enti locali.

La legge di Bilancio 2018 permette dunque nel contesto sopra delineato agli enti locali di rafforzare i loro interventi nel comparto dei servizi socio-assistenziali e socio-sanitari, potendo, in questo modo, contare su risorse umane dedicate. In un’epoca storica, in cui spesso i servizi sociali sono sempre più “stressati”, la misura introdotta dalla manovra di bilancio può dare un po’ di ossigeno agli enti locali e, conseguentemente, assicurare, almeno in parte, la risposta ai bisogni sociali della popolazione locale.