Interessi protetti - Interessi protetti -  Andrea Castiglioni - 30/08/2017

Scissione societaria e abuso del diritto. Risoluzioni 97, 98 e 99/E Agenzia delle Entrate.

Ipotesi di abuso del diritto si manifestano sovente in ambito commerciale e tributario. Al fine di eludere imposizioni fiscali, vengono utilizzati impropriamente strumenti giuridici, travisando lo scopo per cui essi sono stati concepiti e dovrebbero essere utilizzati (ricordiamo il caso del fallimento Olimpiclub S.r.l., CGUE, C. 2/2008, in cui una società a responsabilità limitata, che gestiva un centro sportivo, costituiva un’associazione dal medesimo nome e dava a questa in godimento, stipulando un contratto di comodato, i beni strumentali all’esercizio dell’attività; il tutto al fine di eludere le norme tributarie).

La figura dell’abuso del diritto (in ambito tributario) è definita dal legislatore con l’art. 10 bis, L. 212/2000, introdotto con D.lgs. 128/2015 (Statuto del contribuente): "Configurano abuso del diritto una o più operazioni prive di sostanza economica che, pur nel rispetto formale delle norme fiscali, realizzano essenzialmente vantaggi fiscali indebiti. Tali operazioni non sono opponibili all'amministrazione finanziaria, che ne disconosce i vantaggi determinando i tributi sulla base delle norme e dei principi elusi e tenuto conto di quanto versato dal contribuente per effetto di dette operazioni".

La scissione di società è uno strumento che, oltre al fine di riorganizzazione societaria di una realtà d’impresa, può essere utilizzato (abusato, appunto) al fine di eludere la normativa tributaria.

La questione è stata affrontata di recente dall’Agenzia delle Entrate, di cui si segnalano tre risoluzioni del luglio 2017 (97/E, 98/E, 99/E).

La ratio di fondo resta comunque la medesima, ossia il fatto che una scissione societaria, per non dissimulare un intento elusivo, deve fondarsi su effettive finalità di riorganizzazione aziendale, così che i soggetti che risultano dall’operazione devono continuare ad effettuare attività d’impresa in senso concreto. Deve potersi rilevare una continuazione dell’attività imprenditoriale da parte di ciascuna delle società, quindi non deve trattarsi di un’operazione in cui, al suo esito, nasce un soggetto costituito sostanzialmente ed esclusivamente da liquidità o immobili. In altre parole, deve potersi concludere che, in via prevalente, venga esercitata attività commerciale.