Deboli, svantaggiati - Malati fisici, psichici -  Redazione P&D - 22/01/2020

Scrive Paolo Zatti uno dei padri della legge su consenso informato e DAT

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Paolo un caro amico, sin dai tempi del concorso a cattedra

Diritti in movimento è in stretto legame col Gruppo di Padova

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Carissimi amici di 'Un diritto gentile',

vi scrivo dopo lungo silenzio per condividere alcune sensazioni che si sono consolidate per me in quest'anno che ci separa dal bell'incontro del Novembre 2018.

La prima è questa: il fulcro dei problemi che ci hanno appassionato sta lasciando il terreno normativo , in cui bene o male si consolidano principi e regole vicine a quanto per anni abbiamo sostenuto e proposto; e si sposta nell'orizzonte delle prassi, della cotenna amministrativa e organizzativa.

Ogni esperienza diretta della macchina sanitaria- che quest'anno non mi è mancata - mi colpisce per la complessità, la rigidità che pare insuperabile, la "necessità" asserita e praticata di prassi che hanno radici profonde, e -pare - inestricabili e inestirpabili. Non parliamo dei miraggi creati dalla macchinosa regolazione delle DAT, appese a un fascicolo nazionale online. Nè del fantasma del fiduciario di cui nessun medico sembra aver sentito parlare. Nè della realtà tristissima dell'amministratore di sostegno per decisioni di fine vita di anziani ricoverati in case di riposo e lungodegenze.

Pare che tutto debba insabbiarsi in questo Mare dei Sargassi, e far valere un diritto resta una battaglia che pesa sulla persona nel momento della maggiore fragilità.

"Il tempo di comunicazione è tempo di cura" . Che principio potenzialmente produttivo di ogni sorta di cose buone: ma come? con quali persone, con quale cultura che non c'è, con quale "intelligenza" personale e organizzativa, con quale formazione che per "installarsi" in un giovane medico avrebbe bisogno di modi, tempi, guide che non esistono - se non in piccole oasi create da singoli maestri.

La questione ormai sta qui. Le norme le abbiamo, ma è some se non ci fossero. E se la questione si gioca là, dove si fa sanità, può far qualcosa un gruppo nato nella stagione delle battaglie "normative", e a questo tema adeguato per cultura e legami ? La battaglia per la cultura della relazione è bellissima, ma - oltre a svolgersi essenzialmente sul campo - non è di quelle che si vincono con l'approvazione di una legge - ma di quelle senza fine.

Questa la prima domanda. Cui - se la risposta fosse positiva - segue la seconda.

Personalmente non sento di avere energia sufficiente a riprendere un ruolo di iniziativa e propulsione. Forse è così per molti della nostra "vecchia guardia", forse no.

Facciamo insieme una verifica, un censimento di risorse umane? Possiamo individuare un gruppo "motore", come quello che a suo tempo ha elaborato il progetto che abbiamo poi portato avanti?

Qui a Padova possiamo fare da "centralino" per questa verifica, grazie alla disponibilità di Mariassunta Piccinni e a Marco Azzalini, per vedere insieme - magari in un incontro più avanti - se ci sono proposte e disponibilità

Intanto vi saluto con affetto