Interessi protetti - Successioni, donazioni -  Redazione P&D - 02/08/2017

Senza notaio nulla la donazione di denaro, anche se fatta con bonifico – Cass. civ., Sez. Unite, 27 luglio 2017, n. 18725 - Nelson Alberto Cimmino

Abstract. Le Sezioni Unite enunciano il principio di diritto secondo cui il trasferimento per spirito di liberalità di una somma di denaro dal conto del beneficiante a quello del beneficiario realizzato a mezzo banca, attraverso l’esecuzione di un ordine impartito dal disponente, non rientra tra le donazioni indirette, ma configura una donazione tipica ad esecuzione indiretta; ne deriva che la stabilità dell’attribuzione patrimoniale presuppone la stipulazione dell’atto pubblico di donazione tra beneficiante e beneficiario, salvo che ricorra l’ipotesi della donazione di modico valore.

Il caso. Tizio incarica la banca di trasferire a favore di Caia valori mobiliari, di cospicuo valore, depositati sul proprio conto bancario. Pochi giorni dopo l’operazione Tizio muore.
Apertasi la successione ab intestato dell’ordinante, Mevia, figlia del de cuius, agisce in giudizio nei confronti della beneficiaria del trasferimento chiedendo, per la quota di un terzo spettante all’attrice sul patrimonio ereditario, la restituzione del valore degli strumenti finanziari, affermando la nullità del negozio attributivo in quanto privo della forma scritta solenne (atto pubblico) richiesta per la validità della donazione. Il Tribunale accoglie la domanda, dichiarando la nullità della liberalità.
La Corte d’Appello ritiene l’ordine dato dal beneficiante all’istituto di credito idoneo a veicolare lo spirito di liberalità, per cui riconduce la fattispecie nell’ambito della donazione indiretta, per la cui validità non è richiesta la forma dell’atto pubblico, essendo sufficiente l’osservanza della forma prescritta per il negozio tipico utilizzato per realizzare lo scopo di liberalità. Pertanto, la Corte accoglie il gravame proposto da Caia e rigetta la domanda.
Mevia ricorre in Cassazione contro la sentenza della Corte d’Appello.

Il problema. La Cassazione affronta il problema del rapporto tra il contratto tipico di donazione (definito dall’art. 769 c.c. come il contratto con il quale, per spirito di liberalità, una parte arricchisce l’altra disponendo a favore di questa di un suo diritto o assumendo verso la stessa una obbligazione) e le donazioni indirette (definite dall’art. 809 c.c. come liberalità risultanti da atti diversi dalla donazione, le quali hanno in comune con quest’ultima l’arricchimento senza corrispettivo, voluto per spirito liberale da un soggetto a favore dell’altro, ma distinguendosene perché l’arricchimento del beneficiario non si realizza con l’attribuzione di un diritto o con l’assunzione di un’obbligazione da parte del disponente, ma in modo diverso).
Nel caso di specie, si tratta di stabilire se l’operazione attributiva di strumenti finanziari dal patrimonio del beneficiante in favore di un altro soggetto, compiuta a titolo liberale attraverso una banca chiamata a dare esecuzione all’ordine di trasferimento dei titoli impartito dal titolare con operazioni contabili di addebitamento e di accreditamento, costituisca una donazione tipica, identificata dalla definizione offerta dall’art. 769 c.c., o sia inquadrabile tra le liberalità non donative, ai sensi dell’art. 809 c.c., ossia tra gli atti che possono essere impiegati per attuare in via mediata effetti economici equivalenti a quelli prodotti dal contratto di donazione.

Le conseguenze. La forma solenne dell’atto pubblico redatto da notaio alla presenza irrinunciabile di due testimoni è richiesta a pena di nullità solo per la donazione tipica (art. 782 c.c.) e risponde – precisa la Cassazione - a finalità preventive a tutela del donante, per evitargli scelte affrettate e poco ponderate, volendosi circondare di particolari cautele la determinazione con la quale un soggetto decide di spogliarsi, senza corrispettivo, dei suoi beni. Fa eccezione la donazione di modico valore di beni mobili, per la quale la forma è sostituita dalla traditio (art. 783 c.c.).
Per la validità delle donazioni indirette, invece, non è richiesta la forma dell’atto pubblico, essendo sufficiente l’osservanza delle forme prescritte per il negozio tipico utilizzato per realizzare lo scopo di liberalità, dato che l’art. 809 c.c., nello stabilire le norme sulle donazioni applicabili agli atti di liberalità realizzati con negozi diversi da quelli previsti dall’art. 769 c.c., non richiama l’art. 782 c.c.
Le conseguenze pratiche che discendono da tale distinzione sono assai rilevanti: se si ritiene che la donazione di denaro trasferito con una operazione bancaria sia una donazione diretta, essa sarebbe nulla per difetto di forma per cui, il donante (o i suoi eredi) avrebbero diritto a farsi restituire la somma donata (a prescindere da una eventuale lesione di legittima) che giuridicamente, a causa del vizio che dell’atto, non è mai uscita dal patrimonio del donante stesso.
Al contrario, se si ritiene che la donazione di denaro trasferito con una operazione bancaria sia una donazione indiretta, essa non sarebbe assoggettata a particolari vincoli di forma e sarebbe perciò valida.

La sentenza. Secondo la sentenza impugnata, l’inquadramento nella donazione indiretta del trasferimento per spirito di liberalità, a mezzo banca, di strumenti finanziari dal conto del beneficiante a quello del beneficiario muove dalla considerazione che l’accreditamento nel conto di quest’ultimo si presenta come il frutto di una operazione trilaterale, eseguita da un soggetto diverso dall’autore della liberalità sulla base di un rapporto di mandato sussistente tra beneficiante e banca, obbligata in forza di siffatto rapporto a dar corso al bancogiro e ad effettuare la prestazione in favore del beneficiario. Non vi sarebbe, secondo tale ricostruzione, nessun atto diretto di liberalità tra soggetto disponente e beneficiario, ma si sarebbe di fronte ad un’attribuzione liberale a favore del beneficiario attraverso un mezzo, il bancogiro, diverso dal contratto di donazione.
La Cassazione, con la sentenza a Sezioni Unite del 27 luglio 2017, n. 18725, ritiene invece che la donazione di denaro trasferito con una operazione bancaria sia una donazione diretta nella quale il bancogiro rappresenta una mera modalità di trasferimento di valori dal patrimonio di un soggetto in favore del patrimonio di altro soggetto.
In altri termini, l’operazione bancaria in adempimento dell’ordine impartito dal beneficiante, svolge in realtà una funzione esecutiva di un atto negoziale ad esso esterno, intercorrente tra il beneficiante stesso ed il beneficiario, il quale soltanto è in grado di giustificare gli effetti del trasferimento di valori da un patrimonio all’altro.
Pertanto, conclude la Cassazione, il trasferimento scaturente dall’operazione di bancogiro è destinato a rinvenire la propria giustificazione causale nel rapporto intercorrente tra l’ordinante-disponente e il beneficiario, dal quale dovrà desumersi se l’accreditamento (atto neutro) è sorretto da una causa donandi; in tal caso, per evitare la ripetibilità dell’attribuzione patrimoniale da parte del donante, è necessario rispettare i requisiti di forma previsti dall’art. 782 c.c. (atto pubblico con presenza di due testimoni), a meno che non si tratti di donazione di modico valore.