Famiglia, relazioni affettive - Separazione, divorzio -  Redazione P&D - 07/08/2020

Separazioni altamente conflittuali buone prassi di intervento - Paolo Falconer

Premessa

La genitorialità, fatta eccezione per quelle situazioni che ne implicano la sospensione a causa di comportamenti genitoriali qualificati come violenti, abusanti o inaccudenti, è riconosciuta come il fattore d’elezione per lo sviluppo psicofisico di un bambino: un valore da difendere quando in pericolo, riabilitare ove vi siano delle compromissioni, sostenere e supportare nelle situazioni di fragilità. Quanto segue in questo breve articolo presuppone tale premessa e fa riferimento quindi a tutte quelle situazioni nelle quali i genitori siano dotati di capacità sufficientemente adeguate allo svolgimento dei loro compiti nei confronti della loro prole.

Raccomandazioni nei contesti di separazioni altamente conflittuali

Le separazioni familiari contraddistinte da dinamiche altamente conflittuali spesso esitano in efferate guerre legali che si traducono in lunghi anni di sofferenze e soprattutto in pesanti ricadute, talvolta traumatiche, sullo sviluppo psicofisico dei figli coinvolti. I genitori che si separano mettendo in atto tali modalità tipicamente adiscono ai tribunali nella speranza che sia un ente superiore a difendere e a garantire la loro genitorialità, in grado di porre un equilibrio adeguato nel sistema relazionale della famiglia da poco separata. Nulla di sbagliato in questo, ma l’errore consiste nel non considerare anche la sfera psicologica soggettiva che necessita di altre vie ed altri strumenti per poter affrontare un contesto familiare in sostanziale trasformazione com’è quello di una famiglia che si separa. Di frequente, le emozioni negative prendono il sopravvento impedendo il flusso di una sana comunicazione e l’auspicata elaborazione dei vissuti dolorosi non riesce a prender piede facendo rimanere congelate, come enormi macigni che sbarrano la via di un sano sviluppo, situazioni emotive che avrebbero bisogno invece di essere sanate. Soprattutto in questi frangenti le vie legali dovrebbero sempre essere coadiuvate da percorsi psicologici.

Nel corso della mia attività professionale, sia in qualità di psicologo forense che in quella di psicoterapeuta, in mansioni di consulente tecnico d’ufficio (CTU) o di parte (CTP), ho potuto constatare come alcune modalità d'intervento siano non solo efficaci, essendo in grado di offrire ai genitori uno sbocco ad anni di cieca e nefasta belligeranza, ma siano quantomai opportune al fine di ricreare progressivamente un ambiente psicologico sufficientemente adeguato per i figli, non solo quando minorenni, per il prosieguo della loro crescita evolutiva. Riporto di seguito una sintesi di tali interventi.

1. Far attivare tempestivamente una fase di consulenza tecnica d'ufficio (CTU) da parte del tribunale per rilevare la situazione delle dinamiche familiari in atto e avviare prontamente un eventuale intervento clinico.

La CTU richiesta da un giudice apre obbligatoriamente per i genitori una finestra sulla situazione contestuale vissuta dai figli all’interno della famiglia separata con il fine di chiarire le dinamiche e le modalità relazionali presenti nel contesto familiare e far emergere eventuali sofferenze per attivare nel minor tempo possibile i relativi percorsi di aiuto e sostegno. Tutte le figure familiari che mantengono significativi rapporti con i figli del nucleo in questione verranno considerati, come ad esempio i nuovi partner, i nonni ed altri eventuali parenti aiutando a correggere nel caso comportamenti errati, offrendo opportunità di dialogo e di confronto, anche permettendo leciti e civili momenti di sfogo e tensione fra questi – frequentemente i genitori approdano ai lavori peritali dopo anni di completa non comunicazione – nonché un possibile periodo di monitoraggio per verificare l'efficacia degli interventi applicati.
Il consulente tecnico d’ufficio (nominato dal giudice) ed i consulenti tecnici di parte (scelti da ciascun genitore), i quali dovrebbero essere comprensibilmente tutti professionisti qualificati in psicologia dello sviluppo, devono costituire una squadra coesa con il primario compito di tutelare i bisogni evolutivi dei figli, un team professionale sensibile ad accogliere le difficoltà insite nella coppia genitoriale in analisi, capace di definire e di attivare un programma clinico perseguibile, strutturato in fasi progressive di riattivazione della collaborazione genitoriale e, quando nel caso, di riabilitazione della comunicazione e dei rapporti fra genitori rifiutati e i loro figli rifiutanti. I consulenti di parte non dovrebbero mai abbandonarsi ad atteggiamenti faziosi per “far vincere” i loro assistiti, mantenendo sempre in rilievo il primario interesse dei figli a poter continuare a vivere una sufficientemente adeguata condizione di vita relazionale con entrambi i genitori e le loro rispettive reti familiari e amicali di provenienza.

Nei propri studi, i consulenti di parte possono favorire enormemente gli sviluppi durante i lavori peritali lavorando a latere assieme ai propri assistiti al fine di aiutare questi ultimi ad elaborare i propri vissuti negativi che si pongono ad ostacolo per poter entrare in relazione con l'altro genitore o con un figlio rifiutante (o molto aggressivo), per promuovere comportamenti collaborativi e propositivi (ad esempio quando si spinge il genitore a mettere da parte il proprio risentimento e da adulto responsabile provare a prendere l'iniziativa mandando un messaggio volto a ridurre la tensione ai propri figli “arrabbiati”). I consulenti di parte pertanto si ritrovano necessariamente nella delicata e difficile posizione cosiddetta fra l'incudine e il martello in quanto devono fungere da mediatori fra l'accoglienza delle difficoltà e delle sofferenze dei loro assistiti e le necessità di adattamento richieste dai lavori di peritali.

2. Usare i test psicodiagnostici non per giudicare o screditare i figli o i genitori in questione ma per identificare eventuali loro punti di miglioramento.
I test psicodiagnostici, quando validati e riconosciuti dalla comunità scientifica, rappresentano un ottimo strumento per mettere in luce i punti di forza e di debolezza dei membri familiari partecipanti ai lavori peritali. I risultati tuttavia devono essere utilizzati per identificare possibili forme di aiuto e sostegno dei singoli e non al contrario per attuare processi di esclusione di questi.

3. Concedere proroghe ai termini della consulenza tecnica in modo da agevolare i tempi di elaborazione dei genitori e dei figli coinvolti.

Occorre sensibilità da parte dei giudici a concedere proroghe per i termini dei lavori peritali in quanto a volte servono tempi più lunghi per il monitoraggio delle situazioni in presenza di particolari difficoltà di elaborazione e di adattamento di alcuni membri della famiglia in analisi. Al superamento tuttavia dei limiti di tempo massimo che il tribunale può concedere, è necessario incaricare i consultori familiari o i servizi sociali per interventi più lunghi. Ad ogni modo è opportuno far permanere un presidio istituzionale, che rappresenta in tal caso una sorta di macro-famiglia di riferimento, fino al raggiungimento della maggiore età dei figli o all'auspicata risoluzione delle problematiche più gravi.

Il nucleo familiare va considerato e coinvolto con un approccio sistemico ovvero in grado di coinvolgere tutti i membri della famiglia che mantengono con i figli in questione un rapporto significativo: entrambi i genitori e tutti i loro figli, anche quelli apparentemente non sofferenti o già maggiorenni, in quanto tutti esercitano reciprocamente un'influenza.

4. Non coinvolgere i figli, anche se maggiorenni, nelle dinamiche processuali.

I figli, a prescindere se minorenni o maggiorenni, devono essere esautorati dalle testimonianze legali contro i loro genitori, evitando loro di essere anche inconsapevolmente strumentalizzati e responsabilizzati in situazioni che non si addicono alla loro età e al loro ruolo, costringendoli a prendere posizioni pesanti verso figure che rappresentano, in ogni situazione sufficientemente normale, un riferimento per la crescita psichica che durerà per l'intera vita.

5. Utilizzare gli educatori a sostegno della corretta genitorialità.

Educatori ben formati si sono rivelati estremamente utili come sostegno in presenza di particolari fragilità genitoriali e per facilitare il riavvicinamento dei figli ai loro genitori rifiutati. La presenza di un terzo componente (educatore) nel rapporto genitore-figlio permette di rassicurare i figli e gli stessi genitori rappresentando una sorta di garante mediatore della relazione e delle emozioni: certi figli, ad esempio, non accettano di relazionarsi con un loro genitore per paura delle reazioni fisiche o emotive di quest'ultimo. Tale intervento dovrebbe essere sempre intrapreso prima di decidere l’inserimento di un minore in una comunità familiare.

6. Coinvolgere la scuola.

Gli insegnanti vanno interpellati perché rappresentano un importantissimo riferimento in grado di fornire un punto di vista avulso dal contesto familiare considerato e quindi forniscono informazioni preziose sul comportamento dei figli quando sono lontani dalla propria famiglia.

In allegato il testo integrale dell'articolo completo di bibliografia.