Diritto, procedura, esecuzione penale - Reato -  Redazione P&D - 23/11/2019

Smart working e sicurezza sul lavoro, Cassazione penale sentenza 27 giugno 2017 n. 45808 - G.G.

Di sicuro interesse nel nuovo quadro normativo contraddistinto nella legge 22 maggio 2017, n. 81 in cui si ritrova che per mezzo dell’accordo tra datore di lavoro e prestatore, occorre individuare “i tempi di riposo del lavoratore nonché le misure tecniche e organizzative necessarie per assicurare la disconnessione del lavoratore dalle strumentazioni tecnologiche di lavoro”.
Rimandando alla normativa privatistica in merito al nuovo tipico contratto di lavoro (o meglio la nuova forma di espletamento della prestazione lavorativa), si evidenziano gli aspetti connessi alla sicurezza del lavoro in riferimento della quale non può non sottendersi un elemento di incertezza operativa e pratica
La sentenza citata pare costituire un elemento di interpretazione circa le responsabilità riguardanti il datore di lavoro in detta tipica forma  negoziale giuslavoristica.
Si legge nella sentenza che:
“Tuttavia il dato non ha il rilievo che ha inteso attribuirgli la difesa (imponendo alla corte territoriale di replicare). I doveri di valutazione del rischio e di formazione del lavoratore gravanti sugli odierni imputati, in quanto datori di lavoro 'mandanti' (secondo un lessico già in uso nel mondo della produzione e dei servizi), non trovavano origine nel fatto che la …. fosse stata inviata in un cantiere o piuttosto in un altro tipo di ambiente di lavoro. Essi, piuttosto, sorgevano dal generale obbligo del datore di lavoro di valutare tutti i rischi presenti nei luoghi di lavoro nei quali sono chiamati ad operare i dipendenti, ovunque essi siano situati (art. 15 d.lgs. n. 81/08) e dal parimenti generale obbligo di formare i lavoratori, in particolare in ordine ai rischi connessi alle mansioni [art. 37, co. 1, lett. b) d.lgs. n. 81/08]. Infatti, la restrittiva nozione di 'luogo di lavoro' rinvenibile nell'art. 62 d.lgs. n. 81/2008 (a mente del quale si intendono per 'luoghi di lavoro' "i luoghi destinati ad ospitare posti di lavoro, ubicati all'interno dell'azienda o dell'unità produttiva, nonché ogni altro luogo di pertinenza dell'azienda o dell'unità produttiva accessibile al lavoratore nell'ambito del proprio lavoro"), è posta unicamente in relazione alle disposizioni di cui al Titolo II del citato decreto. E quindi va ribadito che ogni tipologia di spazio può assumere la qualità di 'luogo di lavoro'; a condizione che ivi sia ospitato almeno un posto di lavoro o esso sia accessibile al lavoratore nell'ambito del proprio lavoro”.