Pubblica amministrazione - Pubblica amministrazione -  Alceste Santuari - 10/11/2017

Società in house (e ASL): non conta l’entità della partecipazione – Cons. St. n. 4902/17

Una società aveva, ad esito di regolare gara pubblica, ottenuto dall’ASL l’affidamento del servizio di registrazione dei dati contenuti nelle ricette di prescrizione farmaceutica, di controllo contabile delle fatturazioni e delle distinte contabili emesse dalle farmacie convenzionate, di registrazione ed elaborazione statistica dei dati ricavabili dalle ricette con prescrizione.

Dopo una serie di proroghe, l’ASL ha deciso di ricorrere ad una società regionale in house per erogare il servizio di cui sopra.

La società ha presentato ricorso avanti il Tar dell’Emilia-Romagna che, con sentenza 14 febbraio-1 marzo 2017, n. 2046, lo rigettava. I giudici amministrativi regionali hanno ritenuto che la società in house rispettasse tutti i requisiti previsti per questa tipologia organizzativa, tra i quali, la partecipazione dell’ASL al capitale della società, lo svolgimento da parte di quest’ultima della propria attività esclusivamente nei confronti degli enti pubblici soci e l’esercizio del controllo analogo. Su questo ultimo aspetto, il Tar ha sottolineato che esso può realizzarsi anche a fronte di una minima quota di partecipazione da parte dell’ente pubblico.

La società ha presentato appello contro la sentenza di primo grado: il Consiglio di Stato, sez. III, con la sentenza 24 ottobre 2017, n. 4902, lo ha respinto, motivando, inter alia, la propria posizione come segue:

-) la scarsa rappresentatività del consiglio di amministrazione rispetto ai soci minoritari della società stessa non pregiudica l’esercizio del controllo analogo;

-) nelle società a partecipazione pubblica con compagine plurima “a fronte della possibilità di adesione di un numero elevato di amministrazioni locali, il numero degli amministratori da nominare ben potrebbe risultare inferiore a quello degli enti partecipanti”;

-) i singoli rappresentanti possono rappresentare varie o tutte le amministrazioni partecipanti e non è quindi necessario che tutti i soci possiedano un proprio rappresentante all’interno del CdA, ben potendo essere rappresentati congiuntamente, sia pure in posizione minoritaria (cfr. Cons. St. sez. V n. 3554/2017 e art. 12 Dir. 2014/24/UE);

-) l’affidamento in house non costituisce una modalità eccezionale di affidamento dei servizi, ma rientra tra le modalità (ordinarie) a disposizione degli enti pubblici;

-) una società interamente pubblica in house providing rappresenta il superamento dell’autonomia della sua personalità giuridica rispetto agli enti pubblici che al suo capitale partecipano in forma totalitaria, assimilandola alle articolazioni organiche degli enti che vi partecipano;

-) le attività svolte sul e per il mercato devono rivestire carattere residuale, essere rispettose dell’oggetto sociale e risultare funzionali agli interessi dei soci pubblici.

La sentenza in argomento, in linea con altre precedenti pronunce sul tema, non soltanto ribadisce l’equiordinazione della società in house alle altre forme di affidamento dei contratti pubblici, ma ne esalta le qualità caratteristiche che definiscono l’azione e gli interventi in un comparto “sensibile”, quale quello dei servizi sanitari.