Pubblica amministrazione - Pubblica amministrazione -  Alceste Santuari - 25/01/2018

Società in house e assunzione del personale: competenza del g.o. – Cass. 271/18

La Corte di Cassazione, sezione lavoro, sentenza 9 gennaio 2018, n. 271, ha confermato che ancorché trattasi di società in house, le controversie relative all’assunzione del personale dipendente dalle stesse debba essere devoluta alla giurisdizione del g.o. e non a quella del g.a.

Nel caso di specie, il Tribunale di Genova (pronuncia n. 457/2015) aveva respinto la domanda avanzata da alcuni lavoratori in servizio presso una società per vedersi riconosciuto il diritto ad essere considerati dipendenti di un’altra società (configurato alla stregua di un organismo di diritto pubblico), direttamente collegata alla loro da un rapporto di in house providing, che offriva un CCNL più favorevole. Con la sentenza 29 giugno 2016, n. 180, la Corte d’Appello di Genova confermava la pronuncia del giudice di primo grado.

Contro la sentenza della Corte distrettuale hanno proposto ricorso per cassazione i ricorrenti lavoratori, contestando, inter alia, la violazione e falsa applicazione dell'articolo 2094 c.c., per avere la sentenza impugnata ritenuto che potesse essere loro effettiva datrice di lavoro una struttura societaria integralmente sottomessa alla società controllante, unico titolare dell'organizzazione produttiva comune.

A tacere di altri profili contenuti nella sentenza della Cassazione, che ha rigettato il ricorso, i giudici hanno evidenziato che la società di capitale con partecipazione pubblica non muta la sua natura di soggetto privato solo perché un organismo pubblico, sia pure in forma di società legale come spa, ne possegga in tutto o in parte le azioni.

Il rapporto tra società e soggetto pubblico é di assoluta autonomia non essendo a quest'ultimo consentito incidere unilateralmente sullo svolgimento del rapporto medesimo e sull'attività della società di capitale mediante l'esercizio di poteri autoritativi o discrezionali, ma solo avvalendosi degli strumenti previsti dal diritto societario, da esercitare a mezzo dei membri di nomina pubblica presenti negli organi della società.

In questa prospettiva, la Corte ribadisce che la società si deve considerare soggetto imprenditoriale, per il quale le norme speciali, che disciplinano la costituzione della società, la partecipazione pubblica al suo capitale e la designazione dei suoi organi, non possono incidere sul modo in cui essa opera nel mercato, né possono comportare il venir meno delle ragioni di tutela dell'affidamento di terzi contraenti contemplate dalla disciplina civilistica (cfr. Cass. n. 3196/2017).

La natura giuridica e le regole di organizzazione della società partecipata restano quelle di una società di capitali disciplinata in via generale dal codice civile, rilevando non il tipo di attività esercitata (funzioni e compiti svolti ex lege) ma la natura del soggetto, ai fini della applicazione dello statuto dell'imprenditore commerciale.

Per quanto riguarda, nel caso specifico, alle vicende legate al personale, alla luce della configurazione giuridica di diritto privato sopra richiamato, la sentenza de qua ha ricondotto le medesime nella disciplina giuslavoristica. E’, dunque, al tale regolamentazione che “deve aversi riguardo per valutare anche gli aspetti funzionali ed estintivi dei rapporti medesimi, oltre che quelli genetici”.