Pubblica amministrazione - Pubblica amministrazione -  Alceste Santuari - 03/04/2018

Società in house ed emolumenti all’amministratore unico – Corte Conti Basilicata 10/18

La Corte dei conti, sez. regionale di controllo per la Regione Basilicata, con deliberazione 29/3/2018, n. 10 è intervenuta in tema di emolumenti ai componenti dei consigli di amministrazione delle società in controllo pubblico.

Nel caso di specie, il Sindaco chiedeva alla Sezione di controllo se era legittimo integrare il compenso dell’amministratore unico in ragione degli ulteriori servizi che l’amministrazione comunale intendeva affidare alla propria società in house.

I giudici contabili lucani hanno ribadito che fino all'emanazione del decreto ministeriale di cui al comma 6 dell'art. 11 del TUSP (d.lgs. 175/2016), per le società a controllo pubblico restano in vigore le disposizioni di cui all’art. 4, comma 4, secondo periodo, d.l. 95/2012, convertito in l. 135/2012, per cui il costo annuale sostenuto per i compensi degli amministratori, ivi compresa la remunerazione di quelli investiti di particolari cariche, non può superare l’80 per cento del costo complessivamente sostenuto nell'anno 2013.

La Sezione regionale ha inteso ribadire che il d.l. n. 95/2012, all’interno del quale si colloca la disposizione normativa in oggetto, è preordinato “alla produzione di economie pubbliche derivanti dalla diminuzione dei costi di funzionamento della pubblica amministrazione, nell’ottica del contenimento del debito pubblico nazionale, cui il comparto degli enti locali partecipa in sede di coordinamento della finanza pubblica allargata” (SRC Lombardia n. 96/2013/PAR).

I giudici contabili hanno altresì ricordato che “l’art. 4, comma 4, D.L. 95/2012 si inserisce in quel trend normativo funzionale alla tutela e al consolidamento della finanza pubblica che ha avuto tra i suoi prodotti più significativi la novella costituzionale del 2001 con l’introduzione del nuovo sesto comma dell’art. 119 Cost., successivamente rimaneggiato a seguito della più recente riforma del 2012, in vigore dal 2014 e attuata con la Legge cost. n. 1/2012, che è intervenuta anche sugli artt. 81 e 97 Cost.”

Dal quadro normativo sopra brevemente richiamato discende “l’indisponibilità degli interessi costituzionalmente protetti, sottesi all’art. 4, comma 4, D.L. 95/2012”, che “rendono, dunque, il diritto al compenso dell’organo amministrativo di società partecipate geneticamente limitato e fanno della disposizione sopra menzionata precetto inderogabile pur nelle evenienze e nelle singolarità della fattispecie concreta.”

La Sezione regionale ha, dunque, concluso che “in assenza di un appiglio costituzionale” che riconosca il diritto ad una retribuzione proporzionata e sufficiente, “a fronte dell'indisponibilità dei vincoli di finanza pubblica”, la previsione di cui all’art. 4, comma 4, D.L. 95/2012 deve considerarsi vincolata, “anche in caso di aumentata complessità della gestione sociale, evenienza che si verifica, peraltro, soltanto in caso di modifica dell'oggetto sociale statutariamente intervenuta successivamente all'accettazione dell'incarico da parte dell'amministratore designato e che non può trovare equivalenti nello svolgimento di attività già originariamente previste in Statuto ma precedentemente di fatto non esercitate.”