Pubblica amministrazione - Pubblica amministrazione -  Alceste Santuari - 20/12/2017

Società partecipate: anche per le farmacie comunali vale il piano di riordino – Corte Conti Lombardia 348/17

La Corte dei Conti, sezione di controllo per la Regione Lombardia, con parere del 6 dicembre 2017, n. 348, si è espressa in merito a due specifici quesiti sottoposti alla sua attenzione da parte di un sindaco con riferimento ad una società pubblica che gestisce il servizio farmaceutico comunale.

I quesiti sono i seguenti:

-)   sussiste l'obbligo di adottare i provvedimenti di razionalizzazione periodica e di revisione straordinaria in riferimento alla società gerente la farmacia comunale, alla luce di quanto disposto dall'art. 1, comma 4, lett. a), del d.lgs. n. 175 del 2016, in base al quale "Restano ferme: a) le specifiche disposizioni, contenute in leggi o regolamenti governativi o ministeriali, che disciplinano società a partecipazione pubblica di diritto singolare costituite per l'esercizio della gestione di servizi di interesse generale o di interesse economico generale o per il perseguimento dì una specifica missione di pubblico interesse"?

-) sussiste l'obbligo per il Comune di adottare i provvedimenti indicati al comma 1 dell'art. 20 del d.lgs. 175 del 2016, tenuto conto del fatto che la società rientra in una delle categorie di cui all'articolo 4 (in particolare, di quelle indicate alla lett. a), “produzione di un servizio di interesse generale”), ancorché abbia conseguito, nell’ultimo triennio, un fatturato medio non superiore a euro 500.000?

La Sezione regionale ha ribadito che:

-) ogni valutazione circa l’aderenza del piano di revisione straordinaria delle partecipazioni societarie, nonché di razionalizzazione periodica, adottato in concreto dal Comune, è rinviato al pertinente momento di controllo successivo prescritto dalla legge;

-) la revisione straordinaria costituisce, per gli enti locali (oltre che per regioni, università, camere di commercio e autorità portuali), un aggiornamento dell’analogo piano di razionalizzazione richiesto dall’art. 1, commi 611 e seguenti, della legge n. 190 del 2014;

-) il TUSP prevede un articolato sistema di verifiche sugli esiti della ricognizione effettuata (da comunicare, fra gli altri, alla competente Sezione della Corte dei conti), oltre a dei meccanismi sanzionatori (art. 20, commi 1 e 3, e art. 24, comma 1);

-) gli enti locali sono obbligati a programmare i provvedimenti da adottare in sede di revisione straordinaria e razionalizzazione periodica;

-) l’art. 24 del TUSP impone che il processo di revisione straordinaria investa le società non riconducibili ad alcuna delle categorie previste dall’art. 4, commi 1, 2 e 3. Si tratta dell’accertamento del requisito della stretta inerenza della partecipazione societaria alla missione istituzionale dell’ente pubblico socio (quale definita dalla legge) e della riconduzione dell’oggetto sociale ad una delle categorie elencate ai commi 2 e 3 dell’art. 4;

-) un accertamento condotto sulla base di analoghi parametri va effettuato, anche se non espressamente previsto, in sede di approvazione dei piani di razionalizzazione periodica;

-) l’art. 4 del d.lgs. n. 175 del 2016 dispone, al comma 1, che le amministrazioni pubbliche non possono, direttamente o indirettamente, costituire società aventi per oggetto attività di produzione di beni e servizi non strettamente necessarie per il perseguimento delle proprie finalità istituzionali, né acquisire o mantenere partecipazioni, anche di minoranza, in tali società;

-) la pretesa specificità del servizio farmaceutico deve essere limitata alle modalità di affidamento dei servizi pubblici locali (legge n. 475 del 1968 e legge n. 362 del 1991);

-) la concreta gestione del servizio farmaceutico comunale deve dunque osservare le regole di finanza pubblica, salve le eventuali eccezioni espressamente previste (può farsi riferimento alle precedenti deliberazioni della scrivente Sezione n. 447/2013/PAR, 449/2013/PAR e n. 489/2011/PAR);

-) anche le farmacie comunali, gestite a mezzo di società partecipate, possono dunque essere oggetto non soltanto di azioni di “soppressione, anche mediante messa in liquidazione o cessione” (iniziative coerenti all’assenza di stretta inerenza alle missioni istituzionali dell’ente locale), ma anche di “fusione” o “razionalizzazione” (in particolare, dei costi di funzionamento);

-) queste ultime operazioni risultano congrue in presenza di partecipazioni societarie che, pur valutabili come “inerenti” (quali sono, ex lege, quelle che gestiscono servizi farmaceutici, cfr. art. 9, comma 1, della legge n. 475 del 1968, come sostituito dall’art. 10 della legge n. 362 del 1991), potrebbero necessitare di accorpamento con altre società o organismi gestionali esterni (o uffici interni) gerenti attività similari o riduzione dei costi interni di funzionamento;

-) il servizio farmaceutico comunale, ai sensi dell’art. 9 della legge n. 475 del 1968, può essere gestito, oltre che “a mezzo di società di capitali”, anche “in economia”, “a mezzo di azienda speciale” e “a mezzo di consorzi tra comuni per la gestione delle farmacie di cui sono unici titolari”. Al riguardo, i giudici contabili hanno aggiunto che “la giurisprudenza amministrativa (Cons. Stato, Sez. III, sentenza n. 5587/2014), seguita in seguito anche dalla scrivente Sezione regionale di controllo (cfr., per esempio, deliberazioni n. 26/2016/VSG e n. 140/2016/VSG), ha ammesso l’affidamento a terzi mediante concessione preceduta da gare ad evidenza pubblica.”

In definitiva, la Sezione regionale di controllo conferma che, nonostante l’ancoraggio costituzionale, collegato al proprium del servizio farmaceutico, anche le società comunali che gestiscono le farmacie comunali non sfuggono alle valutazioni che gli enti locali devono operare nei piani di razionalizzazione. I quali possono – come per altri servizi – disporre anche in ordine a forme di aggregazione e fusione tra società sul territorio.