Pubblica amministrazione - Pubblica amministrazione -  Alceste Santuari - 10/08/2017

Società partecipate e piano straordinario di razionalizzazione – d. lgs. 175/16 – Alceste Santuari

In forza delle integrazioni apportate dal d. lgs. n. 100/2017 al d. lgs. n. 175/2016, il prossimo 30 settembre scade il termine entro il quale gli enti locali che detengono partecipazioni debbono provvedere ad approvare il piano straordinario di razionalizzazione delle stesse.

Si tratta di un momento decisamente importante in quanto, in disparte il tempo ristretto di cui le P.A. dispongono per assolvere ad un tale adempimento, il piano rappresenta un’occasione per svolgere le opportune riflessioni (strategiche) in ordine al mantenimento, aumento o diminuzione ovvero alienazione delle partecipazioni nelle società in controllo ovvero in partecipazione.

La delibera di cui sopra sottende infatti la ricognizione delle partecipazioni detenute, ricognizione che risulta propedeutica alla dismissione di quelle non necessarie al perseguimento dell’oggetto sociale. Preme ricordare che, seppure depotenziata in ragione dei rinnovi in larga parte già avvenuti, il T.U. prevede una sanzione in caso di inadempimento dell’obbligo di ricognizione: il non esercizio dei diritti sociali nei confronti della società e la liquidazione in denaro della partecipazione.

Su cosa si concentra la ricognizione in oggetto? Su tutte le partecipazioni sociali, dirette e indirette, in società quotate e non, nonché di minimo valore. Si rammenta che l’obbligo di ricognizione e di monitoraggio scatta anche in assenza di partecipazioni in capo all’ente locale.

Tuttavia, non sono soggette all’obbligo di dismissione le partecipazioni, dirette o indirette, in società quotate che risultano detenute al 31 dicembre 2015, che abbiano deliberato la quotazione delle proprie azioni con provvedimento comunicato alla Corte dei Conti, ovvero che abbiano presentato domanda di ammissione alla quotazione entro il 23 marzo 2018.

In una nota diffusa in data 7 agosto 2017, l’Associazione Nazionale dei Comuni Italiani (ANCI) ha altresì segnalato che sono escluse dall’obbligo di alienazione le partecipazioni in società costituite per il coordinamento e l’attuazione dei patti territoriali e dei contratti d’area per lo sviluppo locale, fino al completamento dei relativi progetti. Infine, una ulteriore deroga è prevista per le partecipazioni in società destinatarie di provvedimenti antimafia.

Il d. lgs. n. 175/2016 non stabilisce soltanto l’alienazione quale operazione esito della ricognizione: agli enti locali, in specie in un contesto di collaborazioni istituzionali territoriali, è lasciata la facoltà di razionalizzare le proprie partecipazioni anche attraverso operazioni di fusione, liquidazione o cessione. In questi casi, i comuni, in particolare quelli aggregati nelle Unioni, potranno procedere ad un’accurata analisi del contesto in cui intendono mantenere o meno la loro partecipazione, anche al fine di verificarne l’efficacia e l’economicità nella gestione di servizi di interesse generale.

La razionalizzazione straordinaria da approvarsi entro il 30 settembre consta di due documenti distinti. Uno è l’atto ricognitivo riferito a tutte le partecipazioni, nel quale l’ente locale deve motivare, per ciascuna società partecipata/controllata, le ragioni per le quali intende mantenere oppure dismettere la partecipazione. L’altro atto è il piano nel quale l’ente locale comunica ed evidenzia le azioni che intende adottare concretamente.

Gli esiti dell’avvenuta ricognizione devono essere inviati al Ministero del Tesoro, utilizzando l’apposito applicativo e, inoltre, alla competente sezione regionale della Corte dei Conti.

Quale è l’organo competente ad adottare il piano straordinario di razionalizzazione delle partecipazioni? L’art. 1, comma 612 della legge di stabilità 2015 attribuiva la responsabilità di emanare l’atto ai sindaci i quali dovevano pertanto definire e approvare un piano operativo di razionalizzazione delle società e delle partecipazioni societarie direttamente o indirettamente possedute. Il TU stabilisce che “ciascuna amministrazione pubblica effettua con provvedimento motivato la ricognizione di tutte le partecipazioni possedute alla data di entrata in vigore del decreto”. Il riferimento generale alla P.A. non contribuisce a fugare il dubbio in ordine a quale sia l’organo dell’ente locale competente a deliberare il piano straordinario. Sul punto non interviene in aiuto nemmeno la recente deliberazione della Sezione autonomie della Corte dei conti (n. 19/2017), la quale – tuttavia – sembra propendere per una delibera di consiglio, atteso che nelle linee guida di cui alla deliberazione citata acclude un modello standard dell’atto di ricognizione e relativi esiti che dovrà essere allegato alle deliberazioni consiliari degli enti. Ancorché il piano straordinario rappresenti un aggiornamento di un atto precedente e che, dunque, si potrebbe inferire che l’organo deliberante sia quello che in precedenza ha provveduto ad approvare il piano (ordinario), alla luce del fatto che è comunque il consiglio comunale a doversi esprimere in merito ai singoli atti relativi all’acquisto, alla costituzione ovvero alla vendita di partecipazioni si ritiene logico e ragionevole che il civico consesso sia altresì investito della responsabilità di adottare il piano straordinario di razionalizzazione. E ciò viepiù se si “carica” il piano medesimo di una valenza strategica, come dovrebbe essere.