Pubblica amministrazione - Pubblica amministrazione -  Alceste Santuari - 30/10/2017

Società partecipate: no al segretario comunale amministratore unico – Corte Conti Lombardia 269/17

La Corte dei Conti, sezione regionale di controllo per la Lombardia, con la deliberazione n. 269 dell’11 ottobre 2017, ha statuito l’incompatibilità tra la carica di segretario comunale e amministratore unico di una società in house del medesimo comune presso cui il segretario comunale presta la propria attività.

I giudici contabili, dopo aver ricordato l’inquadramento gius-lavoristico dei segretari comunali e dopo aver evidenziato che il Consiglio di Stato, nel parere reso sullo schema di decreto legislativo in materia di società a partecipazione pubblica, ha riconosciuto che il medesimo schema intendesse “evitare possibili conflitti di interesse”, ha affrontato la questione sottoposta al proprio giudizio da parte di un sindaco.

Quest’ultimo ha posto un quesito in merito all’applicabilità del disposto dell’art. 11, comma 8, del D. Lgs. n. 175/2016, in relazione all’incarico di Amministratore unico in una società partecipata al 100% dal Comune stesso, continuando a percepire una indennità di carica, da parte del Segretario generale del medesimo ente.

Sul punto, la Sezione ha richiamato la disposizione oggetto della richiesta di parere in esame, che così statuisce: “gli amministratori delle società a controllo pubblico non possono essere dipendenti delle amministrazioni pubbliche controllanti o vigilanti. Qualora siano dipendenti della società controllante, in virtù del principio di onnicomprensività della retribuzione, fatto salvo il diritto alla copertura assicurativa e al rimborso delle spese documentate, nel rispetto del limite di spesa di cui al comma 6, essi hanno l'obbligo di riversare i relativi compensi alla società' di appartenenza. Dall'applicazione del presente comma non possono derivare aumenti della spesa complessiva per i compensi degli amministratori”.

Alla luce della disposizioni sopra richiamata, i giudici contabili hanno rilevato che “il divieto posto dalla prima parte della disposizione è ancorato alla condizione di “essere dipendenti delle amministrazioni pubbliche controllanti o vigilanti”.

Accanto alla disposizione contenuta nel T.U. sulle società partecipate, i giudici contabili lombardi hanno altresì richiamato l’art. 9, comma 1, del d.lgs. 39/2013, ai sensi del quale “gli incarichi amministrativi di vertice e gli incarichi dirigenziali, comunque denominati, nelle pubbliche amministrazioni, che comportano poteri di vigilanza o controllo sulle attività svolte dagli enti di diritto privato regolati o finanziati dall’amministrazione che conferisce l’incarico, sono incompatibili con l’assunzione e il mantenimento, nel corso dell’incarico, di incarichi e cariche in enti di diritto privato regolati o finanziati dall’amministrazione o ente pubblico che conferisce l’incarico”.

Giova ricordare che l’ambito applicativo di quest’ultima disposizione è stato di recente oggetto di analisi da parte dell’Autorità Nazionale Anticorruzione (cfr. Delibera n. 232 del 1 marzo 2017) proprio in relazione ad una fattispecie analoga a quella ora in esame – incarico di amministratore delegato in s.r.l. attribuito ad un segretario comunale di un comune, che esercita, su quest’ultima, poteri di regolazione e controllo. Anche in quell’occasione, l’ANAC ha concluso per il verificarsi di una situazione di incompatibilità rilevante ai sensi del predetto art. 9, evidenziando, altresì, come “l’incompatibilità di cui al caso in questione è ulteriormente riconducibile alle disposizioni del nuovo d.lgs. n. 175/2016”.

In ultima analisi, la Sezione di controllo lombarda ha ribadito che “un segretario comunale non possa - a seguito delle novelle legislative sopra esaminate, che modificano profondamente il quadro normativo di riferimento considerato nei precedenti pareri di questa Sezione citati dal Comune istante (n. 228/2010/PAR e n. 171/2013/PAR) - svolgere in ogni caso l’incarico di amministratore unico in una società interamente controllata dal comune presso cui presta servizio, sia che,  tenuto conto della cogenza dei predetti vincoli legislativi, ove stia comunque attualmente continuando a svolgere il predetto incarico, debba immediatamente cessare dalla carica.”