Pubblica amministrazione - Pubblica amministrazione -  Alceste Santuari - 16/03/2018

Società partecipate: no al soccorso finanziario dell’ente locale – Corte Conti Calabria 29/18

Il liquidatore di una società partecipata ha proposto all’ente locale titolare del 100% della partecipazione di procedere con il preconcordato. L’obiettivo del liquidatore era quello di giungere ad un riparto dell’attivo che potesse soddisfare in modo equo e proporzionale i creditori sociali.

Sulla proposta in oggetto, l’ente locale ha interpellato la Sezione di controllo della Corte dei Conti della Regione Calabria, al fine di verificare se una simile operazione potesse configurare una ipotesi di soccorso finanziario, preclusa dai vincoli di finanza pubblica.

Giova ricordare che il preconcordato, istituto giuridico introdotto nell’ordinamento giuridico con il decreto legge 22 giugno 2012 n. 83 (“Decreto Sviluppo”, conv. in l. 7 agosto 2012, n. 134), che ha novellato l’art. 161, comma 6, della legge fallimentare, dispone che, a fronte di uno stato di crisi, l’imprenditore possa presentare una domanda di ammissione alla procedura di concordato preventivo unitamente ai bilanci relativi agli ultimi tre esercizi, riservandosi di presentare la proposta, il piano e l’ulteriore documentazione necessaria entro un termine fissato dal giudice.

La Sezione, con la deliberazione n. 29/2018/PAR del 14 febbraio 2018, si è pronunciata nel modo che di seguito si sintetizza:

-) nell’ambito del processo di liquidazione relativo a una società partecipata, l’ente locale non può fornire sostegno finanziario al “concordato in bianco”;

-) si tratterebbe di una un’erogazione diretta di risorse per soddisfare i creditori della società, al di fuori delle ipotesi consentite dall’art. 14 del D. lgs. n. 175/2016: infatti, essa “non risulta espressamente contemplata né menzionata dalla richiamata disposizione del testo unico delle partecipate, disposizione che, di contro, fornisce un elenco articolato e dettagliato delle ipotesi che consentono il trasferimento di risorse finanziarie”;

-) il secondo periodo, comma 5, dell’articolo 14, che autorizza trasferimenti di carattere straordinario, deve intendersi norma di eccezione rispetto alla regola del divieto di disporre finanziamenti e quindi oggetto di interpretazione restrittiva;

-) l’obiettivo del piano di riparto ex articolo 161, comma 6, della legge fallimentare è estinguere i debiti della società e non può considerarsi alla stregua di un “un piano di risanamento”, alla cui esistenza l’art. 14, d. lgs. n. 175/2016 subordina la legittimità di un intervento finanziario da parte del socio pubblico.

In ultima analisi, la Sezione ha ribadito – ancora una volta – che non è ammesso il dispendio di risorse pubbliche senza l’approvazione di un programma industriale ovvero senza delineare una prospettiva che realizzi l’economicità e l’efficienza della gestione societaria nel medio e lungo periodo. Allo stesso modo, agli enti locali è fatto divieto prevedere trasferimenti straordinari destinati a coprire perdite strutturali, che finiscono per incidere negativamente sui bilanci pubblici compromettendone la sana gestione finanziaria.