Pubblica amministrazione - Pubblica amministrazione -  Alceste Santuari - 30/11/2018

Società partecipate, piani di razionalizzazione e potenziale ruolo del terzo settore – d. lgs. 175/16

Gli enti locali, in vista della scadenza di fine anno, stanno procedendo alla valutazione dei sistemi di verifica e delle metodologie più appropriate per adempiere agli obblighi previsti dalla legge.

Non può revocarsi in dubbio che quanto più si operi all’interno di contesti collaborativi tra enti locali soci/committenti e società partecipate tanto più efficace reperire le informazioni che si rendono necessarie per stilare il documento di ricognizione delle partecipazioni, che – come è noto – possono risultare a loro volta “in pancia” delle società direttamente partecipate (partecipazione indirette o di secondo livello).

L’art. 20, comma 2, del Testo unico sulle società a partecipazione pubblica dispone ogni ente è tenuto ad eseguire l’analisi delle proprie partecipazioni predisponendo, all’occorrenza, “un piano di riassetto per la loro razionalizzazione, fusione o soppressione, anche mediante messa in liquidazione o cessione”.

Tuttavia, preme evidenziare che il lavoro in capo agli enti locali può risultare più o meno semplificato al ricorrere delle ipotesi previste dalla norma. Infatti, possono registrarsi sia “condizioni “automatiche” sia condizioni maggiormente discrezionali. Tra le prime debbono senz’altro annoverarsi le ipotesi di razionalizzazione derivanti:

-) dall’assenza di dipendenti

-) da un numero maggiore di amministratori rispetto ai dipendenti

-) dalla detenzione di partecipazioni in società che, nel triennio precedente, non abbiano conseguito un fatturato medio superiore alla soglia minima prescritta.

I secondi, invece, sono caratterizzati da una maggiore complessità e ricomprendono tutte quelle ipotesi in cui gli enti locali sono tenuti a rilevare le “partecipazioni in società che svolgono attività analoghe o similari a quelle svolte da altre società partecipate o da enti pubblici strumentali”. E ciò in previsione di un intervento di razionalizzazione che punti a una riduzione degli assets societari e a un conseguente risparmio di spesa a beneficio degli enti locali.

In quest’ultima ipotesi, gli enti locali sono dunque chiamati a svolgere un’attenta verifica rispetto ad attività, oggetti sociali, interventi e progettualità che possono essere erogati anche a mezzo di altre società/organismi (aziende speciali, istituzioni, fondazioni) già esistenti. La verifica dovrà avvenire avuto riguardo, inter alia, ai seguenti elementi:

-) le funzioni svolte dalle diverse società partecipate;

-) i contratti di servizio con le stesse sottoscritti;

-) la possibilità di una razionalizzazione per area vasta (si pensi per tutti alle unioni dei comuni o aggregazioni di enti locali similari);

-) la finalizzazione dell’attività svolta al perseguimento di un interesse generale;

-) le attività concretamente svolte e gli obiettivi da conseguire;

-) i risultati attesi dalle attività svolte.

E’ evidente che l’analisi consiste in un’attività articolata, ponderata e, soprattutto, svolta in relazione alle responsabilità istituzionali degli enti locali, chiamati ad assolvere (rectius: garantire) i livelli essenziali delle prestazioni sociali e civili. Di qui la necessità di motivare adeguatamente le scelte operate, le tempistiche, le azioni di contenimento dei costi, nonché le eventuali economie di scala raggiunte. All’uopo, potrebbe risultare utile un confronto anche con altri enti pubblici (es. aziende sanitarie locali) che sul quel determinato intervento o in quel particolare ambito possono svolgere determinate attività ed interventi. Del pari, potrebbe essere opportuno – come sopra ricordato – raccordarsi con gli interventi programmati ovvero da programmare in una dimensione di area vasta (unioni, convenzioni tra comuni). In questa disamina, potrebbero risultare opportuni alcuni approfondimenti circa altre soluzioni di erogazione dei servizi, quali l’esternalizzazione e, in particolare, gli affidamenti, le convenzioni, gli accreditamenti da realizzarsi con gli enti del terzo settore.

Da ultimo, ma non meno importante, le scelte in oggetto dovranno necessariamente considerare la situazione dei dipendenti delle società, i quali – ricordiamo - l’ente locale è in grado di assorbire, in caso di reinternalizzazione di servizi, soltanto entro i limiti di cui all’articolo 19, comma 8, del dlgs 175/2016.

In ultima analisi, le scelte, sulla base di idonee valutazioni di natura comparativa, dovranno indicare con chiarezza il modello organizzativo ritenuto più coerente con l’azione degli enti locali di quel territorio.