Pubblica amministrazione - Pubblica amministrazione -  Alceste Santuari - 07/10/2017

Società partecipate: qual è il loro perimetro di azione? – Tar Molise 331/17

Nel 2012, la Regione decide di procedere alla ricapitalizzazione di una società che gestisce uno zuccherificio, motivando tale scelta con la necessità di assicurare i livelli occupazionali locali e la difesa di una importante risorsa produttiva regionale.

Al tempo della decisione, vigeva l’art. 3, comma 27 della l. 244/2007, che per molti aspetti ha anticipato quanto poi sarebbe stato versato nel d. lgs. n. 175/2016. In particolare, già allora il legislatore aveva disposto che alle P.A. non fosse consentito di costituire ovvero di mantenere “partecipazioni che abbiano per oggetto la produzione di beni e di servizi non strettamente necessari per il perseguimento delle proprie finalità istituzionali”.

Sulla base del quadro normativo sinteticamente richiamato sopra, il Tar Molise, con sentenza 5 aprile – 5 luglio 2017, n. 331 ha statuito che:

-) gli atti prodromici all’adozione di delibere societarie che maturano all’interno della sfera giuridica dell’ente pubblico azionista sono attirate nella sfera della giurisdizione amministrativa;

-) alle P.A. è vietato – benché si tratti di valutazioni legate ad un’analisi “case by case” – operare, tramite i veicoli societari, “in mercati privi di qualificato collegamento con le proprie finalità istituzionali”.

L’esclusione da tali mercati risponde alla logica di tenere gli enti pubblici indenni da possibili rischi imprenditoriali, atteso che “l’attività economica pubblica non rappresenterebbe l’esercizio di una libertà, ma di una funzione, assegnata e consentita dalla legge al soggetto pubblico siccome strutturalmente destinata a soddisfare finalità sociali”.

I giudici amministrativi, al riguardo, richiamando l’orientamento della giurisprudenza costituzionale, ritengono che debba essere esclusa che soggetti, quali quelli pubblici, “dotati di privilegi svolgano attività economica al di fuori dei casi nei quali ciò è imprescindibile per il perseguimento delle proprie finalità”.

La sentenza qui citata si colloca naturaliter nel nuovo contesto normativo disegnato con il d. lgs. n. 175/2016: così come la l. n. 244/2007, anche il T.U. ribadisce il divieto per le P.A. di costituire e/o mantenere partecipazioni in società, direttamente o indirettamente, “aventi per oggetto attività di produzione di beni e servizi non strettamente necessarie per il perseguimento delle proprie finalità istituzionali, né acquisire o mantenere partecipazioni, anche di minoranza, in tali società” (art. 4, comma 1).

Si tratta di previsioni che definiscono in modo chiaro, lasciando invariata la discrezionalità di carattere generale che compete agli enti locali nelle scelte sui singoli casi, la finalizzazione delle attività da svolgere a mezzo dei veicoli societari. E ciò in una framework legislativa, nazionale e regionale, che in molti comparti sta cercando di ri-assegnare agli enti locali (specie di area vasta) una loro imprescindibile funzione programmatoria, pianificatoria e regolatoria, da esercitarsi anche in forma associata con altri enti locali territoriali.