Pubblica amministrazione - Pubblica amministrazione -  Alceste Santuari - 08/03/2018

Società pubbliche e controllo analogo congiunto – Corte Conti ER 36/2018

Con deliberazione del 13 febbraio 2018, n. 36, la Sezione regionale di controllo della Corte dei Conti per l’Emilia-Romagna si è espressa in ordine al piano di razionalizzazione delle società partecipate di una CCIAA.

In particolare, la Sezione di controllo interviene a censurare l’assenza di controllo pubblico nei confronti di alcune società in cui la CCIAA è titolare di una quota di minoranza collegata all’inesistenza di vincoli contrattuali o statutari con altri soci pubblici, e dove questi, nel loro complesso, concorrono a detenere la maggioranza azionaria.

La Corte segnala che gli enti soci devono adoperarsi per esercitare il controllo analogo congiunto mediante “comportamenti concludenti” e ciò anche qualora non sussistano strumenti formalizzati (quali patti parasociali et similia). Al riguardo, nella deliberazione si legge che “la natura pubblica del controllo potrebbe derivare dall’esistenza di accordi, desumibili anche da meri comportamenti concludenti delle pubbliche amministrazioni partecipanti in misura maggioritaria, indipendentemente dalla sottoscrizione di accordi formali. Né sarebbe di ostacolo a ciò l’esistenza di interessi non perfettamente coincidenti o sovrapponibili da parte dei soci pubblici.”

Da ciò consegue che l’ente titolare di una quota minoritaria in una società e, pertanto, privo del potere di esercitare un’influenza dominante nell’assemblea dei soci della medesima società, non deve ritenersi esonerato dal dovere di assumere iniziative volte a definire modalità di coordinamento con gli altri soci pubblici allo scopo di rendere coerente la situazione giuridica formale con quella sostanziale, in questo modo valorizzando la prevalente partecipazione pubblica.

La deliberazione in parola evidenzia, ancora una volta, l’importanza della nozione giuridica di “controllo pubblico”, disciplinata dal TUSP (d. lgs. n. 175/2016), dalla quale discendono implicazioni operative e gestionali affatto marginali. Si pensi, in proposito, tra gli altri, agli adeguamenti statutari, al contenimento delle spese e ai programmi di valutazione del rischio di crisi aziendale.

Come è noto, nel perimetro del controllo pubblico rientrano, oltre alle partecipazioni dirette, anche quelle c.d. indirette, ossia quelle di cui gli enti pubblici risultano titolari a mezzo di società o enti controllati (anche congiuntamente con altri enti pubblici) (cfr. art. 2, comma 1, lett. g), d. lgs. n. 175/2016).

La Corte dei Conti, in ultima analisi, ribadisce la necessità di un collegamento funzionale e diretto tra partecipazioni pubbliche e strumenti di controllo: i secondi – si potrebbe affermare – qualificano e identificano le prime. E ciò al fine di individuare con precisione la specificità della società pubbliche che – come altre volte si è avuto modo di segnalare su questo sito – ancorché appartenenti ai soggetti di diritto privato, “scontano” una imprescindibile dimensione pubblicistica.