Deboli, svantaggiati - Generalità, varie -  Annalisa Gasparre - 04/09/2018

Soggetti “deboli” e richiesta di archiviazione: chi è legittimato – Cass. pen. 31659/18

Il soggetto debole, persona offesa nel procedimento di cui si tratta, era un giovane vittima del reato di lesioni personali che, tuttavia, aveva raggiunto la maggiore età all’epoca dei fatti ma era stato interdetto.
Il GIP ha archiviato il procedimento in suo danno, per essere rimasti ignoti gli autori del reato e ha precisato che l’unico soggetto legittimato ad esercitare i diritti processuali ex art. 90 co. 2 c.p.p. era la tutrice nominata dal giudice tutelare (la madre del ragazzo).
A proporre ricorso per cassazione è il padre del ragazzo che aveva presentato l’opposizione alla richiesta di archiviazione.
La Corte, rigettando il ricorso, ricorda che l’opposizione alla richiesta di archiviazione costituisce un atto strettamente personale spettante alla persona offesa che è l’unica titolare dell’interesse “direttamente” protetto dalla norma incriminatrice.
Se la persona offesa è sprovvista delle qualità necessarie per la gestione dei propri interessi, diritti, facoltà, si verifica una dissociazione tra titolarità del diritto e suo esercizio.
Per i minori infraquattordicenni e gli interdetti, ad esempio, il diritto di querela è esercitato dal genitore o dal tutore. Per queste categorie, infatti, si presume che il soggetto non sia in grado di autodeterminarsi consapevolmente e volontariamente.
In definitiva, dunque, il tutore è il rappresentante legale della persona maggiorenne dichiarata interdetta per infermità di mente; pertanto, ad esso spetta la protezione degli interessi della persona tutelata, compresa la legittimazione ad esercitare, in modo esclusivo, i diritti che spettano alla persona offesa.


Corte di Cassazione, sez. IV Penale, sentenza 4 aprile – 11 luglio 2018, n. 31659
Presidente Blaiotta – Relatore Tornesi
Ritenuto in fatto
1. Con provvedimento emesso in data 5 aprile 2017 il Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Pistoia ha archiviato il procedimento iscritto nei confronti di ignoti per il reato di cui all’art. 590 cod. pen. commesso in danno di C.S. , previa declaratoria di inammissibilità della opposizione alla richiesta di archiviazione proposta dal padre di quest’ultimo, C.U. .
Il Giudice, dopo avere premesso che C.S. al momento dei fatti aveva già raggiunto la maggiore età ed era stato dichiarato interdetto, ha argomentato nel senso che l’unico soggetto legittimato ad esercitare i suoi diritti processuali, ai sensi dell’art. 90 comma 2, cod. proc. pen. è esclusivamente A.L.C.C. , madre del predetto, in quanto nominata tutore dal giudice tutelare con provvedimento del 13 settembre 2012.
2. C.U. propone ricorso per cassazione, a mezzo del difensore di fiducia, deducendo il vizio di violazione di legge (artt. 90, comma 2, cod. proc. pen. e 120 cod. pen.) in relazione alla ritenuta carenza di legittimazione a proporre opposizione alla richiesta di archiviazione e a rivestire la qualità di persona offesa nell’ambito del procedimento de quo.
3. Il Sostituto Procuratore Generale in Sede, dott. G. Pratola, nella requisitoria scritta, ha concluso chiedendo che il ricorso sia dichiarato inammissibile.
Considerato in diritto
1. Il ricorso è infondato in quanto il provvedimento impugnato offre una lettura corretta della disciplina normativa in subiecta materia.
2. Si premette che l’opposizione alla richiesta di archiviazione rientra, al pari della querela, nell’ambito degli atti strettamente personali spettanti alla persona offesa dal reato che è il titolare dell’interesse direttamente protetto dalla norma incriminatrice, la lesione o l’esposizione a pericolo del quale costituisce l’essenza del reato mentre il danneggiato dal reato, titolare di interessi che solo in via eventuale viene pregiudicato dall’azione delittuosa, è legittimato a esercitare l’azione civile nel processo penale.
2.1. Il sistema processuale garantisce la persona eventualmente sprovvista delle qualità necessarie per gestire direttamente i propri diritti e facoltà (minore, interdetto, inabilitato, incapace naturale) operando una dissociazione tra titolarità del diritto e suo esercizio.
2.2. L’art. 120 cod. pen. stabilisce, al secondo comma, per i minori infraquattordicenni e per gli interdetti, che l’esercizio del diritto di querela è esercitato dal genitore e dal tutore.
La legge stabilisce, dunque, per queste due categorie di soggetti, la presunzione, iuris et de iure, che chi non ha compiuto la predetta età o chi versi in una situazione di infermità di mente tale da dar luogo alla dichiarazione di interdizione non sia in grado di autodeterminarsi consapevolmente e volontariamente.
2.3. Il soggetto nominato tutore è il rappresentante legale della persona maggiorenne dichiarata interdetta per infermità di mente e, in quanto tale, deputato a proteggere gli interessi della persona tutelata, e legittimata ad esercitare, in via esclusiva, i diritti di cui al combinato disposto degli artt. 90 cod. proc. pen. e 120 cod. pen..
3. Il rigetto del ricorso comporta la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali.
P.Q.M.
Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali.