Interessi protetti - Obbligazioni, contratti -  Redazione P&D - 14/05/2020

Sospensione dei mutui ed emergenza COVID-19: interessi alti, è possibile non pagarli? – Carlo Sangermani Ritella

Lo scritto esamina l’attuale panorama inerente la facoltà di sospendere integralmente il pagamento delle rate di mutuo in scadenza causa la carenza di liquidità dovuta alla pandemia e, sottolineata ed analizzata la criticità concernente gli esosi costi dell’operazione, fornisce una chiave di lettura volta a comprimere se non ad azzerare il peso economico per il cliente.

BREVE CENNO  AL MODELLO DELLA SOSPENSIONE

Le misure di sostegno in favore dell’economia nazionale volte a fronteggiare l’emergenza cagionata dall’epidemia Covid – 19  hanno  quale oggetto anche l’opportunità, concessa ai mutuatari, di sospendere le obbligazioni derivanti dai contratti di mutuo.  Il fulcro dei provvedimenti è costituito dal Dl 18/20, convertito in legge con modificazioni dalla Legge 27/20 (alcune opzioni di sospensione sono state introdotte  dalla legge di conversione).  In  particolare l’articolo 54 amplia  la platea dei fruitori del c.d. “Fondo Gasparrini”.   Si tratta della  Legge n. 244/07 (art. 2 commi 475 e ss.) con la quale già in passato sono stati  tutelati gli acquirenti di immobili adibiti alla abitazione principale (“mutui prima casa”), incorsi in contrarietà che ne minassero le capacità di rientro (quali la cessazione del rapporto di lavoro od il vulnus alla salute, sino alla morte).  L’accesso è oggi  facilitato posto che non necessita la presentazione dell’indicatore ISEE attestante la situazione economica del richiedente.  L’art. 54 quater (aggiunto in sede di conversione) sospende i mutui incombenti sulle vittime dell’usura.  L’art. 56 dispone  per le micro, piccole e medie imprese  colpite da carenza di liquidità dovuta alla pandemia una serie di sospensioni ed agevolazioni.  L’articolo 58 attua la possibile sospensione dei termini di rimborso relativi al Fondo 394/81 per la quota capitale del prestito (in estrema sintesi trattasi di mezzo di finanziamento teso a favorire le esportazioni).  L’art. 72ter contempla la sospensione di mutui agevolati, concessi  dall’Agenzia nazionale per l'attrazione degli investimenti e lo sviluppo d'impresa Spa-Invitalia, limitatamente alle imprese con sede od unità locali ubicate in zone particolarmente colpite dagli eventi (zone puntualmente individuate).  Gli artt. 111 e 112 sospendono i termini di pagamento della quota capitale di mutui gravanti rispettivamente  su Regioni ed  Enti Locali (qualche misura può essere sfuggita al redattore).   Si tratta di  un presidio   conosciuto  dall’Ordinamento.  In precedenza,  a titolo di esempio, è stato impiegato in occasione di plurimi eventi sismici che hanno colpito la zona dell’Aquila nel 2009 (Dl 39/99 conv. con L. 77/99)  e  le Regioni del Centro Italia  nel 2016 (Dl 244/16 articolo 14 comma 6 conv. L. 19/17 e Dl 189/16 art. 48 comma 1 lettera g  conv. L. 229/16).   Lo strumento si presta ovviamente  quale coadiuvante  nella risoluzione di ogni dissesto del mutuatario, sicché agli esiti della nota crisi finanziaria del 2009  il rimedio è stato adottato dall’ Abi  nell’ausilio alla ripresa dell’economia con il c.d. “Piano Famiglie”.  Ognuno dei menzionati interventi (compresi quelli scaturiti dall’emergenza Covid-19) ha visto la sospensione modellarsi  secondo le peculiarità del caso affrontato  quanto a tempistiche, classi di soggetti beneficiari e condizioni di ammissibilità.  Caratteristica intrinseca della decretazione di urgenza è quella di non riuscire a coprire ogni segmento interessato dall’evento scatenante la crisi.  Per tale motivo è sempre nella facoltà degli operatori economici (nel campo prospettico qui perlustrato le banche) potenziare i provvedimenti  autoritativi tramite l’allargamento dei destinatari  ed anche  adottare   schemi contrattuali  aggiuntivi  aventi le stesse finalità.  Non fa eccezione la situazione odierna che ha visto la Banca d’Italia con la  Raccomandazione su tematiche afferenti alle misure di sostegno economico predisposte dal Governo per l’emergenza Covid-19” del 10/04/20 formulare il seguente invito alle associate : “Al fine di ampliare quanto più possibile l’ambito di applicazione dei provvedimenti emanati dal Governo, gli intermediari bancari e finanziari vorranno valutare l’opportunità, ove non vi abbiano già provveduto, di estendere su base volontaria tali iniziative anche a favore di categorie di soggetti che potrebbero versare in situazioni di difficoltà e/o in relazione a tipologie di rapporti contrattuali al momento non comprese nei predetti provvedimenti.”   E’ questo lo snodo  fondamentale della materia discussa nelle pagine a seguire.  L’interlocuzione tra banca e cliente nelle  numerose  evenienze  non contemplate dalla legiferazione statale. 

IL COSTO DEGLI  INTERESSI

Dato per scontato che la sospensione di un pagamento, per la stessa struttura letterale del termine, non comporta la cancellazione del debito, risulta assai meno limpido il concetto del suo costo. Abbastanza chiaro che sospese le rate di un mutuo queste dovranno essere “recuperate” dalla banca finanziatrice, si nutrono  dubbi sul fatto che il sentire comune percepisca immediatamente che dal vuoto temporale nel quale la banca non ha riscosso la liquidità derivi un onere per il cliente. Il mutuatario sa che il piano di rimborso  vedrà un prolungamento pari al tempo della sospensione, prolungamento espresso in numero di rate (confligge con la difficoltà del debitore la costrizione di versare l’intero ammontare delle rate sospese in unica soluzione alla ripresa del piano di ammortamento). Tranquillizzato dal fatto di corrispondere  comunque tutto quanto aveva promesso alla banca, se pure con termine più ampio,  spesso il debitore non si sofferma sulla problematica inerente gli interessi eventualmente maturati nel periodo di sospensione. Enigma da risolvere, perché la banca subisce una perdita dall’omessa riscossione della provvista  nel lasso di tempo in cui l’obbligazione di  rientro non è stata onorata.   Sulla tecnica di conteggio degli interessi si aprono scenari articolati.  In primo luogo bisogna distinguere  i casi nei quali la legge oppure il contratto dettano espressamente il meccanismo, da quelli nei quali la fonte di sospensione  nulla dice al riguardo.   Prima di esaminare la fonte legislativa, che vede perimetro di operatività limitato dalla casistica che essa disciplina,  si analizzano le proposte che le banche oggi, giusta sollecitazione della “raccomandazione” di Banca d’Italia sopra richiamata,  avanzano nei confronti della clientela, con uno spettro di azione estremamente ampio e per questo di enorme rilevanza. Sono escluse dal campo di osservazione le fattispecie per le quali l’Abi e le Associazioni dei consumatori  hanno concluso accordi per la sospensione della sola quota capitale di mutui e prestiti a rimborso rateale, preferendo soffermare l’attenzione sulle sospensioni dell’intera rata.  L’indagine è stata compiuta  visitando i siti istituzionali  presenti in rete delle  prime sei banche italiane per numero di filiali.  L’offerta è distinta ma non si differenzia  molto da banca a banca.  Quello che accomuna gli operatori in maniera granitica  è la tecnica di calcolo degli interessi per il periodo di sospensione.  Sarà quindi  sufficiente illustrare  la proposta  della leader per numero di succursali. La banca  colloca sul sito tre opzioni:  l’accesso al “Fondo Gasparrini”, la sospensione dell’intera rata per sei mesi a favore di soggetti aventi residenza in una particolare zona (c.d. zona rossa), la sospensione dell’intera rata per sei mesi dei prestiti personali.   I destinatari,  a parte quelli del Fondo Gasparrini che sono specificati dal Dl 18/20,   sono individuati  in soggetti posti in difficoltà dalla pandemia. I titolari di “prestiti personali”, cui è diretto il terzo modello negoziale,  costituiscono ovviamente un bacino d’utenza assai rilevante.   Gli interessi sono calcolati applicando il tasso contrattuale (il Tan) al debito residuo nel momento della sospensione. La cifra che ne deriva  verrà poi “spalmata” in pari misura su tutte le rate che ricominceranno a decorrere dopo la sospensione, sino alla fine del piano di rimborso  prolungato per numero di rate (e tempo) pari alla sospensione.  Chi scrive, nel prendere atto del criterio e senza avere particolari nozioni matematiche, è stato colto da perplessità.  Questo perché il capitale (debito) residuo varia in ragione della collocazione della  rata che funge da riferimento per la sospensione.  Il carattere mutevole della base di calcolo provoca  differenze  quantitative  anche importanti del prezzo di sospensione, a seconda del “punto di caduta” della sospensione stessa sul piano di ammortamento. Per meglio rendere il concetto è utile una  illustrazione pratica, seguendo la metodologia di calcolo spiegata dalla banca sul proprio sito.  Si  applichi allora il predetto  sistema  elaborando, con l’aiuto di un programma reperito in rete (operazione semplicissima), il piano di ammortamento di un mutuo ipotizzato come avente  provvista  di  Euro 100.000,00, durata 240 mesi, tasso fisso (tan) del  4%,  rata mensile  costante di Euro 605,98 e sistema alla francese (quello utilizzato nella quasi totalità dei finanziamenti vigenti).  La prima rata in scadenza il 02/01/2018,  l’ultima il giorno 02/12/2037.  Si studino ora tre sospensioni, sempre della durata di sei mesi.  La prima sospensione è piazzata alla decima rata, il 02/10/2018.  Con un debito residuo di Euro 97.513,20 il costo è di Euro 1.950,24.  La seconda sospensione è fatta coincidere  con la trentesima rata (in attualità), il 02/06/2020.  Il  debito residuo di Euro 91.712,94  produce un prezzo di Euro 1.834,26.  La terza sospensione,  posta alla duecento decima  rata , il 02/06/2035 , vede un debito residuo di Euro 17.819,22  ed un conseguente onere di Euro 356,38.  Come detto  la variazione schizofrenica dell’interesse è generata dal fatto che nel piano di ammortamento alla francese il capitale non è distribuito in modo paritario nelle singole rate, ma con sistema crescente, sicché il capitale residuo decresce con il trascorrere del tempo.  Non di meno  la perplessità originaria permane laddove si consideri che in tutti gli scenari descritti la banca è rimasta priva della stessa cifra, complessivamente  Euro 3.635,88 (sei rate da Euro 605,98 ciascuna) per sei mesi. Eppure gli interessi non solo ondeggiano a seconda della collocazione della sospensione, ma la loro quantità  monetaria è sempre o quasi spropositata, ictu oculi, rispetto al quantum non pagato (in due delle ipotesi sopra formulate Euro 1.950,24  ed Euro 1.834,26 a fronte di un sospeso di Euro 3.635,88).    Se il cliente avesse offerto, al termine della sospensione e senza dilazioni, il pagamento del tasso netto (il 4%) sul non versato,  la cifra (il 4% su Euro 3.635,88 per sei mesi) sarebbe stata pari ad Euro 72,71.  Vero è che alla ripartenza del  rimborso  il cliente non paga subito alla banca il quantum inevaso.  Il totale sospeso, con la traslazione del piano di ammortamento, le sarà riconsegnato  dopo ulteriori sei mesi nei quali, mensilmente, il mutuatario pagherà Euro 605,98.  L'interesse va allora ricalcolato  alla data di effettivo recupero da parte della banca delle poste non onorate.  L'operazione è svolta con la formula di capitalizzazione semplice prendendo le mosse dall’importo totale non versato in regime di sospensione, con detrazione mese per mese della rata corrisposta alla ripartenza del piano.  Quindi rispetto alla rata 1  di rimborso alla riattivazione degli esborsi  si avrà: 3.635,88 - 605,98= 3.029,90 x 30 x 4 /36500.

Alla rata 2 questa la formula utilizzata: 3.029,90 - 605,98 = 2.424,00 x 30 x 4 /36500 ,  e così via  per un totale di sei volte (corrispondente alle rate sospese). Il siffatto calcolo reca, sommando gli interessi scaturenti da ogni singola operazione,  un aggravio di interessi di Euro 30,00.  L’onere globale nell’esempio costruito è quindi  di complessivi Euro 102,71.     E qui davvero si riscontra un’anomalia.  Perché la banca in qualsiasi punto del piano di ammortamento vada a cadere la sospensione di sei mesi viene privata di una liquidità (rispetto al programma originale) di Euro 3.635,88  mentre,  percorrendo il piano di ammortamento ed immaginando ulteriori momenti di sospensione, il monte interessi sarebbe sempre notevolmente superiore ad Euro 102,71 che costituiscono il prezzo al 4% della carenza di liquidità procurata dalla sospensione  nel mutuo simulato.  Simulazione  altamente rappresentativa, perché  un mutuo a tasso fisso con rata costante e sistema alla francese è d’uso, ma non solo.  Il risultato non cambierebbe affatto con il tasso variabile.  L’impressione è allora quella che l’accordo ventilato dalla banca non sia particolarmente vantaggioso per il cliente (per usare un eufemismo).  Nel caso della prima banca italiana per numero di succursali (è facile individuarla),  la simulazione che la stessa mostra sul proprio sito per i prestiti personali vede gli interessi maturati nel periodo di sospensione pari ad Euro 515,85  da distribuire sulle rate a partire dalla riattivazione dell’ammortamento.  Lo scrivente proporrebbe invece il pagamento di interessi al saggio contrattuale (nell’esemplificazione della banca l’8%) sulla somma non onorata di Euro 1.824,90 (sei rate da 304,15 ciascuna nel modello banca), e quindi Euro 72,99 da versarsi senza proroghe, in unica soluzione, al termine della sospensione  e con  attualizzazione tramite la procedura sopra descritta. 

LA GIURISPRUDENZA DELL’ARBITRO  BANCARIO  FINANZIARIO 

Per comprendere se il ragionamento di cui sopra risulti del tutto peregrino o abbia una qualche ragion d’essere, si è perlustrata la giurisprudenza dell’Arbitro Bancario Finanziario al fine di conoscere  l’orientamento  quando la legge o la fonte contrattuale non avessero già stabilito il sistema di contabilizzazione  degli interessi. Vi è da premettere che  ove il mutuatario accettasse la proposta avanzata dalla banca  attraverso il proprio sito, egli  vi rimarrebbe vincolato, a meno di tortuose  azioni volte a far  valere  l’invalidità del negozio. 

Tornando all’Arbitro,  la   decisione di maggiore  pregnanza è quella del Collegio di Roma n. 3257/13 (tutte le pronunzie indicate sono  consultabili sul sito dell’ABF) che si è occupata della sospensione dei mutui  dettata dal Dl 39/09 convertito con Legge 77/09 in merito al sisma che ha colpito la città dell’Aquila ed il circondario.  Il Legislatore, disposta la sospensione dei prestiti, non aveva statuito alcunché sugli interessi.  La banca li aveva applicati con il solito sistema del computo, al saggio contrattuale,  sul capitale residuo al momento  della sospensione. Il risultato aveva portato ad un onere di Euro 2.481,00  di interessi a fronte di una sospensione di pagamenti per complessivi  Euro 5.355,00 (il totale delle rate sospese). E’ interessante la reazione, per così dire “empirica”,  del cliente il quale, nel dolersi del carattere esoso degli interessi, aveva sostenuto che se conosciuta la loro misura in anticipo avrebbe rinunziato alla sospensione,  chiesto un finanziamento di Euro 5.000,00 e pagato le rate.  Difficile dargli torto.  Entrando nel merito il Collegio si interroga in primis sul dovere del mutuatario di corrispondere  interessi sulla sospensione  e ne dichiara l’obbligo,  richiamando l’art. 1499 c.c. (il denaro è un “bene” che produce  frutti).  Lo scrivente concorda (salvo quanto si dirà oltre) ed a conforto dell’opinare  registra la sentenza di Cassazione n. 20868/15.   L’Arbitro affronta poi il cruccio della modalità di contabilizzare gli interessi: computo soltanto sulle rate scadute o sull’intero debito residuo ? La scelta è  per la prima soluzione. Questo il passaggio che esprime il convincimento: “lo stesso fondamento di tali interessi di sospensione, che si aggiungono a quelli contrattuali che risultavano già ab origine calcolati nell’importo complessivo delle rate in cui la restituzione del mutuo era stata suddivisa secondo il piano di ammortamento, fa sì che essi debbano calcolarsi sull’importo delle sole rate venute a scadenza nel periodo di sospensione e non sull’intero residuo debito, come invece vorrebbe l’intermediario. Le rate sospese sono, infatti, collocate in coda al piano di ammortamento, che viene così a prolungarsi per una durata corrispondente…”

Da notare come nell’ulteriore sviluppo dell’argomentare il criterio di computo caro alla banca  venga bollato dal Collegio come “invero singolare”.  Lo scrivente trova un certo conforto nell’apprendere che  un consesso così autorevole abbia trovato anomalo il suddetto operare.   Infine il  Collegio è chiamato a scegliere se l’interesse vada applicato sulla sola quota capitale delle rate sospese oppure se debba conteggiarsi sull’intera rata comprensiva anche degli interessi.  L’Abf  sentenzia che  l’interesse  non deve essere computato anche sulla quota di interessi che compone la rata sospesa,  limitando  la base di calcolo alla quota capitale.

La ragione è rintracciata nella deduzione  che non  si versa  in ipotesi di liceità della produzione di interessi su interessi.  La Delibera del Cicr del 09/02/00  che  regola la capitalizzazione,  all’articolo 3 comma 1 autorizza infatti il meccanismo se il mutuatario è inadempiente,   caso che non riguarda la sospensione  delle  obbligazioni.  Quindi la proposta del sottoscritto, formulata nel punto precedente della nota,  di versare alla banca gli interessi contrattuali sull’intero importo delle rate scadute sembrerebbe fin troppo “generosa”.   Il decisum di cui sopra è stato successivamente confermato in diverse circostanze. Si annotano la statuizione  del Collegio di Coordinamento dell’Abf  n. 4136/2015,   impegnato da una fattispecie concernente la legge 244/07 (il c.d. Fondo Gasparrini).  Gli Arbitri   richiamano i precedenti del Collegio di Roma 8175 del 2014 e del Collegio di Milano 5858 del 2014,  ribadendo  che gli interessi di sospensione devono essere calcolati sulle sole quote di capitale delle rate sospese e non sull’intero debito residuo del cliente.  Allo stesso modo  il  Collegio di Bologna n. 2276/19, che nella menzione dell’insegnamento del citato Collegio di Coordinamento  definisce lecita una quota di pagamento di interessi a carico del mutuatario, ma “prevista esclusivamente da uno specifico accordo di sospensione che individui come base di calcolo del rimborso la quota capitale delle rate sospese e non il capitale residuo alla data di sospensione”.  Sulla stessa lunghezza d’onda il Collegio di Napoli n. 7950/14 che si fa forza anche della “Relazione sull’attività dell’Arbitro bancario”  (n. 4, 2013): “La moratoria e il calcolo degli interessi. - L’Arbitro è nuovamente intervenuto sulle modalità di calcolo degli interessi sulle rate sospese quando è prevista la sospensione integrale delle stesse. Il Collegio ha stabilito che gli interessi debbano essere calcolati sull’importo delle sole rate giunte a scadenza nel periodo di sospensione e non sull’intero debito residuo. Le rate sospese, infatti, sono collocate in coda al piano di ammortamento, che viene così a prolungarsi per una durata corrispondente; ne deriva che l’interesse di sospensione dovrà essere calcolato sulla sola quota capitale relativa alle rate sospese.”.   

Deve allora concludersi per il carattere sicuramente non cogente e necessario del metodo di calcolo che le banche propongono in attualità alla clientela, con seri dubbi sulla stessa pertinenza del mezzo dal punto di vista tecnico.

GLI  INTERESSI  NEL  “FONDO  GASPARRINI” 

L’individuazione  degli interessi nella sospensione dei pagamenti di prestiti e mutui nel perimetro di decretazione emergenza Covid – 19 va allora compiuta alla luce dell’insegnamento dell’Arbitro Bancario Finanziario, laddove  il Legislatore non abbia disposto puntualmente. Sugli interessi legati al c.d. Fondo Gasparrini  sia lecito sollevare un dubbio concernente il fatto che il cliente debba o meno partecipare al ristoro  in favore della banca.  La normativa  ante emergenza Covid – 19 era  (limitatamente agli interessi) disegnata dall’ art. 2 comma 478 legge 244/07,  come riformato dalla l.  92/12 all’art. 3 comma 48:  “Nel caso di mutui concessi da intermediari bancari o finanziari, il Fondo istituito dal comma 475, su richiesta del mutuatario che intende avvalersi della facoltà prevista dal comma 476, presentata per il tramite dell’intermediario medesimo, provvede al pagamento degli oneri finanziari pari agli interessi maturati sul debito residuo durante il periodo di sospensione, corrispondente esclusivamente al parametro di riferimento del tasso di interesse applicato ai mutui e, pertanto, al netto della componente di maggiorazione sommata a tale parametro.”.  In buona sostanza alla banca veniva corrisposta dal Fondo soltanto quella frazione di interessi che esprimeva il costo del denaro sopportato dalla mutuante per l’approvvigionamento della liquidità, lasciandola del tutto priva dello spread costituente il guadagno. La disposizione  nulla dettava in merito ad eventuali costi che dovessero essere imputati al cliente.  L’Abi,  attraverso una propria  circolare  del 27/10/10,  aveva interpretato la normativa affermando la facoltà da parte della banca di invocare dal mutuatario la componente di interessi non riscossa dal Fondo, e quindi quella sostanziante la remunerazione del denaro. L’Arbitro Bancario Finanziario, con due pronunzie del Collegio di  Coordinamento (4136/15 e 4123/15),  ha stabilito l’illiceità delle pretese delle banche, poiché il carattere solidaristico che informa il Fondo Gasparrini e che emerge dalla lettura congiunta della legge e del regolamento di attuazione (D.M. 21 giugno 2010 n. 132)  depone per la totale gratuità in capo al mutuatario della sospensione.  Decisive sono apparse le condizioni soggettive degli aventi diritto e la gravità degli eventi che ne hanno determinato la difficoltà economica. La decisione 4136/15 descrive il panorama di riferimento come caratterizzato, testualmente, dalla  “insorgenza di eventi e circostanze eccezionali ed impreviste, destinate ad incidere negativamente sul reddito complessivo del nucleo familiare.”  La decisione 4123/2015 rammenta il passaggio del D.M. 232/10 ove  è previsto che «la sospensione del pagamento delle rate di mutuo non comporta l’applicazione di alcuna commissione o spesa di istruttoria»,  per inferirne la gratuità per il cliente della sospensione, anche in questo caso sottolineando lo stato di forte ambascia nella quale versano gli aventi diritto.  Nel caso dell’emergenza Covid- 19 i  richiedenti non si troveranno certo in minori disgrazie.  L’odierna riforma non chiarisce se il cliente debba pagare una quota di interessi. Il D.M.  25/03/20   manda immune il mutuatario da commissioni e spese di istruttoria (fatto che indirizzerebbe verso la gratuità),  mentre il novellato comma 478 dell’articolo 2  della legge 244/07 così recita: “Nel caso di mutui concessi da intermediari bancari o finanziari, il Fondo istituito dal comma 475, su richiesta del mutuatario che intende avvalersi della facoltà prevista dal comma 476, presentata per il tramite dell’intermediario medesimo, provvede, al pagamento degli interessi compensativi nella misura pari al 50% degli interessi maturati sul debito residuo durante il periodo di sospensione”.    

Poiché il  diritto positivo non specifica se debba esservi un carico  sul mutuatario,  il  parallelismo con la precedente normativa suggerisce di seguire gli arresti dell’Arbitro Bancario Finanziario liberando da ogni impegno chi fruisce del Fondo.

LO SCENARIO DEL MANCATO ACCORDO  BANCA  CLIENTE

In assenza di una intesa tra banca e cliente nelle fattispecie sulle quali non impattano i provvedimenti statali (anche futuri),  si profila  la lite giudiziaria avente ad oggetto il prezzo che il cliente deve assumersi in relazione al tempo in cui non ha onorato puntualmente le scadenze, qui ipotizzando che non si verifichi tracollo irreversibile del suo stato economico.  Sullo sfondo è utile ricordare come  il valore di solidarietà sociale recato dall’art. 2 della Costituzione costituisca una fonte interpretativa  di tutte le norme interne (così Cassazione 18378/10),  e trovi un primo veicolo di penetrazione nelle fattispecie concrete attraverso l’obbligo contrattuale di buona fede e correttezza (artt. 1175 e 1375 c.c.), fonte eteronoma del negozio capace di generare doveri di protezione della controparte  anche non codificati dalla norma o dal contratto stesso.  In tempo di pandemia l’assunto è destinato a perdere quella percentuale di astrattezza (invero sempre minore) insita nelle clausole di chiusura del sistema.  In tale ottica il cliente in ambasce non sarà certo abilitato a rimanere silente ed a non provvedere  tout court ai versamenti dovuti.  E’ necessario senza indugio rendere edotta la banca circa le problematiche che al momento causano impossibilità di adempimento dell’obbligazione  restitutoria.  La comunicazione dovrà essere corredata di ogni informazione e documentazione utile ad asseverare lo stato di crisi.  Il soggetto potrà illustrare il novero delle persone a suo carico, spiegare le peculiarità di incidenza della pandemia che lo hanno colpito non solo direttamente,  ma anche avuto riguardo alle persone produttrici di reddito che ne compongono il nucleo familiare.  

Gli imprenditori,  a seconda della complessità della contabilità cui sono tenuti in ragione della forma con la quale esercitano l’impresa e le dimensioni della stessa,  forniranno ogni elemento di rapida percezione quale il calo di fatturato o la mancata riscossione di crediti maturati. Riscossione resa ancora più difficoltosa dal blocco delle procedure giudiziarie e comunque dall’effetto “domino” della crisi.  Di rilievo anche rappresentare, ove possibile, una prognosi sulle proprie prospettive di ripresa.   Attraverso l’esposizione di similari circostanze il mutuatario dovrà essere stato in grado di provare al mutuante in fase stragiudiziale, ed al giudice in caso di vertenza portata in aula,  di non avere potuto adempiere agli obblighi di pagamento per un fatto ad egli non imputabile. Come noto l’ostacolo non deve sostanziarsi in una mera difficoltà, ma in un evento di forza maggiore capace di neutralizzare del tutto la colpevolezza dell’inadempimento. L’urto della pandemia Covid-19 sull’economia è sicuramente idoneo, in moltissimi casi, a produrre la suddetta non colpevolezza.  Basti pensare al factum principis,  concretizzatosi nell’imposizione del fermo  della maggior quota delle attività economiche, o nei provvedimenti di contenimento del contagio aventi ad oggetto  il divieto di spostamento personale (anch’essi incidenti sul tessuto economico). Senza contare che pure i ritardi della risposta sistemica alla crisi (erogazione fattiva delle misure di sostegno e degli ammortizzatori sociali) ed a volte  la sua inadeguatezza possono  integrare la prova di non essere stati capaci, senza colpa,  di rimborsare puntualmente i prestiti.  In tale contesto il cliente non è responsabile  del ritardo nel soddisfo (art. 1256 secondo comma c.c.) e non dovrà risarcire il danno per il ritardo stesso (art. 1218 c.c.).  Parimenti il contratto di mutuo non potrà essere risolto, neppure in presenza di una clausola risolutiva espressa (art. 1456 c.c.), perché  per l’attivazione delle conseguenze di tale patto è necessaria un’inadempienza colpevole.  Gli interessi moratori non sono dovuti, giusto il loro carattere prettamente risarcitorio. Resta da chiarire se ed in quale misura debbano essere sopportati  interessi per tutto il periodo nel quale il cliente non è riuscito ad adempiere. Una prima tesi porta a concludere che, dato il carattere straordinario della situazione, il mutuatario non debba corrispondere alcunché. Si è visto come l’Arbitro Bancario Finanziario, nel giudicare la sospensione di mutui sottoposti alla legge 244/2007  (ante parziale riforma della normativa da parte del Dl 18/20),  ha  evinto  dal complessivo tenore delle disposizioni di legge la gratuità della sospensione in favore del cliente,  addossando al contraente più forte economicamente, la banca, tutte  le conseguenze dell’evento nefasto (al netto dell’intervento statale).  Il tutto  in virtù del principio di solidarietà sociale derivante dall’ art. 2 della Costituzione richiamato nell’esordio del presente paragrafo.  L’impostazione non è nuova nella distribuzione dei rischi che vedono coinvolgimento di banche  e  clientela da eventi sfavorevoli ed imprevedibili.  L’impotenza indotta  dalla  pandemia rappresenta certo un accidente  rispetto al quale sia la banca sia il cliente sono immuni da censure.  Nel campo delle frodi informatiche che colpiscono i sistemi di home banking, con il pirata abile nel dirottare il bonifico effettuato dal correntista tanto da sottrargli definitivamente la provvista e senza che la banca sia in grado di recuperarla per il  correntista, l’Abf  Collegio di Milano n.  2360/2020  ha riversato gli esiti dannosi esclusivamente sulla banca “in quanto soggetto più adatto a sopportarlo dal punto di vista giuridico, ma soprattutto economico”.   Trasferendo al caso in esame tale metodologia  di giudizio è sostenibile che il prezzo della  sospensione, che il duo banca cliente deve affrontare incolpevolmente, possa essere sopportato unicamente dalla banca.  La stessa è infatti  istituzionalmente inserita in un sistema, sia a livello nazionale sia a livello europeo,  di notevole compattezza e quindi più idoneo a reggere l’urto del pregiudizio  rispetto al mutuatario. Questo è  soccorso da parte dello Stato, quando ciò avviene, con modalità che scontano una insita difficoltà tecnica nell’intercettare e dare risposta alle più complesse criticità delle varie e disparate categorie  di soggetti bisognosi.

Una seconda chiave di lettura reca  distinta  soluzione che non azzeri gli interessi, così  da non penalizzare esclusivamente la banca.  E’ bene sottolineare che ove si volesse riconoscere alla banca il saggio corrispettivo,  il calcolo dovrebbe essere svolto come suggerito dall’Abf quando la legge od il contratto non lo prevedono (base di calcolo costituita dalla quota capitale delle rate sospese).

Ma a ben vedere il tasso da corrispondersi nel periodo di tempo in cui il cliente è stato impossibilitato a pagare non può essere pari al tasso corrispettivo, perché le parti non avevano previsto e contrattualizzato ciò che  per definizione era  imprevedibile.  Se si applicasse il tasso contrattuale,  il costo della sciagura e quindi dell’evento di forza maggiore ricadrebbe soltanto sul cliente.  In verità le parti non potendo anticipare la calamità non hanno pattuito alcun tasso per il caso di incolpevole  impossibilità da parte del cliente di onorare le scadenze. Il contratto accusa pertanto una lacuna che il giudice è chiamato a colmare ex art. 1349 c.c. ,  in quanto il negozio è parzialmente privo dell’oggetto. E’ mancante dell’oggetto nel punto in cui  non è concordato il giusto prezzo del denaro che non aumenti il costo del mutuo come se l’allungamento fosse dipeso dal cliente (cosa che avverrebbe utilizzando il tasso contrattuale) e non depauperi il mutuante per il tempo in cui non è entrato in possesso della liquidità.  Parametri utili per il giudice si rinvengono nel tasso  di approvvigionamento del denaro sul mercato interbancario, nel tasso Bce, nel tasso di interesse medio sulla raccolta bancaria, nel tasso legale. Una corretta  ponderazione andrebbe lasciata eventualmente alla Ctu.  In questo modo la banca,  al termine del  rimodellato  percorso contrattuale, si vedrebbe  riconoscere per intero la quota capitale e la quota  interessi originariamente contrattualizzata, con implemento di quanto sborsato per reperire liquidità nel periodo di mancato incasso. Poiché la somma non sarebbe corrisposta subito dal cliente, la Ctu dovrebbe  puntualizzare il criterio per attualizzarla al momento dell’effettivo pagamento, sempre che il cliente stesso non offra di versarla banco iudicis a consulenza completata e con l’attualizzazione  resa al deposito della consulenza d’ufficio.  E’ utile concludere  riflettendo sul fatto che l’iter giudiziario può essere evitato da una proficua cooperazione in sede di trattativa tra il cliente e la banca, la quale tenga in debita considerazione anche elementi che sono sfuggiti nella presente nota.  Quello che si ritiene in ogni caso poco equilibrato è l’accettare senza colpo ferire che, a fronte di una sospensione imposta da una iattura  di proporzioni  inaudite, la banca conservi l’intero ammontare delle somme da negozio,  con l’addizione di un interesse nella quasi totalità dei casi  nettamente sproporzionato rispetto a quanto non incamerato durante  il tempo di sospensione.