Famiglia, relazioni affettive - Famiglia, relazioni affettive -  Valeria Cianciolo - 16/12/2017

Spese straordinarie e Linee Guida.

La distinzione tra spese ordinarie e spese straordinarie non è normativamente prevista[1]. I genitori dovrebbero adempiere l’obbligo di cui all’art. 148 c.c. «in misura proporzionale al proprio reddito», come ribadito dagli artt. 316 - bis e 337-ter c.c., nonché dall’art. 155 c.c. prima dell’abrogazione disposta dal d.lgs. n. 154/13[2].

Nel tentativo di far emergere con chiarezza le diverse tipologie di spesa che possono essere collocate all’interno della categoria ‘‘spese straordinarie’’[3] bisogna considerare che il contributo mensile al mantenimento fissato dal giudice rappresenta, più propriamente, la rata di un contributo annuale; nella suddivisione delle spese non va cioè, dimenticato che il quantum mensilmente a disposizione della prole va rapportato alle loro esigenze complessive di vita, tenendo presente l’arco temporale di un anno. L’assegno, dunque, è idoneo a ricomprendere tutte quelle spese che, pur non essendo correnti ogni mese, possono ritenersi prevedibili in un lasso di tempo più ampio[4], di modo che l’incidenza della spesa deve essere comunque valutata in relazione all’orizzonte temporale coperto dal mantenimento.

 

  1. Le linee guida  sulle spese extra assegno.

Nella crisi familiare al giudice è di fatto dato un potere discrezionale molto ampio nell'interesse prioritario dei figli, che è al centro della disciplina della crisi familiare e del diritto di famiglia, sebbene l’intervento del giudice, nell'interesse esclusivo della prole minore o non autosufficiente, sia residuale ed operante in caso di inerzia o disaccordo dal momento che  le decisioni di maggior interesse sono rimesse alla condivisione tra i genitori.

Ai tentativi della giurisprudenza[5]di individuare criteri discretivi tra le spese ordinarie e quelle straordinarie[6], si sono affiancati anche diversi protocolli[7] adottati dai Tribunali per agevolare l’identificazione delle spese da considerarsi extra ordinarie e, quindi, estranee all’importo, normalmente mensile, dell’assegno di mantenimento

Le Linee Guida nascono, dunque, con lo scopo di determinare le modalità di contribuzione al mantenimento del figlio in seguito alla crisi familiare nel momento della separazione tra i coniugi, assicurando le regole orientative, tratte dalla prassi giudiziaria, più idonee a garantire un simile risultato. Lo scopo dell’adozione di questi documenti, in sostanza, è riconosciuto nella esigenze della diffusione di una prassi condivisa che possa definire o, quantomeno, limitare le ragioni del conflitto, fondato su profili essenzialmente – ma non solo economici, al momento della crisi familiare, e prevenire l’instaurazione di un giudizio, con conseguente intervento “esterno” del giudice, necessariamente di compromesso, per la ricerca della scelta più opportuna per la migliore tutela degli interessi coinvolti, in relazione alle circostanze del caso concreto.

Presupposto generale è che le spese extra assegno siano debitamente documentate e, soprattutto, condivise, sia nella percentuale di partecipazione sia, soprattutto, nell’an, tra le parti, ivi compreso il figlio maggiorenne non economicamente indipendente.

Nel dettaglio le spese extra sono individuate nel documento per macrocategorie, in ragione della natura delle stesse: spese mediche, spese scolastiche e spese extrascolastiche.

Le Linee guida individuano, quindi, due differenti modalità di condivisione delle spese, distinguendo i casi in cui la contribuzione, mediante mantenimento diretto, opera de plano, senza necessità di previo accordo circa la necessità delle spese, dai casi in cui la scelta educativa o formativa della prole necessiti di un “preventivo accordo tra le parti”. Tracciano, quindi, un minuzioso elenco esplicativo delle singole voci di spese mediche, scolastiche ed extrascolastiche, tutte da documentare, che devono essere oggetto o meno di preventivo accordo.

In via esemplificativa:

a) per le spese mediche è richiesto l’accordo preventivo tra le parti, cui partecipa il maggiorenne non indipendente, per le cure (dentistiche, oculistiche e ortodontiche) presso strutture private, le cure termali e fisioterapeutiche, ogni tipologia di trattamento che sia erogato dal S.S.N ma effettuato privatamente, l’acquisto di farmaci omeopatici. Restano non soggetti all’accordo tutte le prestazioni erogate dal S.S.N. o da strutture pubbliche, le visite specialistiche del pediatra o del medico curante, le spese per tickets sanitari, per occhiali non uso non cosmetico, per l’acquisto di farmaci;

b) le spese scolastiche soggetto a previo accordo dei coniugi sono quelle relative alla frequentazione (scolastica o universitaria) presso strutture di formazione private, gite con pernottamento, corsi di recupero e lezioni private, corsi post universitari o master, anche all’estero, le spese di alloggio presso le strutture universitarie. Sono decise senza necessità di previa condivisione, invece, le spese presso strutture di istruzione pubblica, per il corredo scolastico, ivi compresa la necessaria dotazione informatica richiesta dalla formazione, le assicurazioni scolastiche e le spese per il trasporto pubblico dalla residenza alla scuola;

c) le spese extrascolastiche che richiedono il previo accordo sono quelle per corsi di formazione (ad es., lingue, musica), per attività sportiva, ludica o ricreativa, viaggi studio e vacanze senza i genitori, per il conseguimento della patente di guida e per il mezzo di trasporto dei figli.

 Le Linee Guida disciplinano anche le modalità attraverso le quali deve provvedersi all’accordo preventivo tra le parti, disponendo forme e tempi atti ad una semplificazione del potenziale disaccordo sulle stesse.

In data 14 novembre 2017 sono state diramate le “Linee guida nella determinazione delle spese extra assegno di mantenimento per i figli  minori e i figli maggiorenni non economicamente indipendenti nel momento di separazione dei genitori”, condivise dalla Corte di Appello di Milano con il Tribunale, il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati e l’Osservatorio sulla Giustizia Civile di Milano.

Lo scorso 14 luglio 2017, il Consiglio Nazionale Forense ha approvato le "Linee Guida per la regolamentazione delle modalità di mantenimento dei figli nelle cause di diritto familiare", elaborate in unione con la Commissione "famiglia" e le associazioni del settore.

Le linee guida sono state diffuse presso tutti i Consigli dell'ordine degli avvocati sul territorio tramite un protocollo del 29 novembre 2017.

Con riferimento alle spese straordinarie da concordare, il genitore, a fronte di una formale richiesta scritta inoltrata dall'altro (tramite sms, email, fax, PEC, ecc.) dovrà esprimere un motivato dissenso per iscritto entro venti giorni dalla data di ricevimento della richiesta. Altrimenti, in difetto di riscontro il silenzio si intenderà come consenso alla spesa.

 Il rimborso pro quota al genitore che ha anticipato le predette spese e che ha esibito e consegnato idonea documentazione entro un mese dalle stesse, sarà dovuto entro il mese successivo a decorrere dalla richiesta.

 

[1] La normativa contiene, invece, la nozione di decisioni di maggiore interesse di cui all’art. 6 della l. n. 898/70, all’art. 155, comma 3, come modificato dalla l. 8 febbraio 2006, n. 54, ora abrogato e sostituito dall’art. 337 ter, comma 3, che dispone «le decisioni di maggiore interesse per i figli relative all’istruzione, all’educazione, alla salute e alla scelta della residenza abituale del minore sono assunte di comune accordo tenendo conto delle capacità, dell’inclinazione naturale e delle aspirazioni dei figli». Il d.lgs. n. 154/13 ha introdotto il riferimento alla residenza dei figli.

[2] M. Sesta, Le nuove norme sull’affidamento condiviso: a) profili sostanziali, in Famiglia e Diritto, 384 ss. rileva che l’art. 155, comma 5, ora 337 ter, comma 4, c.c. attribuisce natura ordinaria al mantenimento diretto e, in via subordinata, ove necessario, attribuisce al giudice la facoltà di disporre il pagamento di un assegno di mantenimento da determinare secondo i criteri ivi stabiliti. «Del resto il mantenimento diretto rappresenta […] la forma di contribuzione più in linea con lo spirito e il significato della riforma - che, deve ricordarsi, mira a dare attuazione al principio della bigenitorialità - e, nel contempo, appare il più consono al modello della spartizione dei compiti e delle responsabilità educative». Tuttavia, il modello di mantenimento più diffuso, nella prassi, resta l’assegno di mantenimento a carico del genitore non collocatario.

[3] “…a) per ‘‘spese straordinarie’’ devono intendersi quelle spese concernenti eventi sostanzialmente eccezionali o comunque episodici nella vita della prole (a titolo esemplificativo, le spese per interventi chirurgici, odontoiatrici, attivita` sportive agonistiche, viaggi di studio); b) rientrano nel concetto di spese straordinarie anche quelle concernenti eventi, che seppure prevedibili, non possono considerarsi inclusi nella normale contribuzione al mantenimento in quanto di ammontare tale da comportare una significativa alterazione della regolamentazione definita mediante la previsione dell’assegno di mantenimento (a titolo esemplificativo, le spese per tasse scolastiche ed universitarie, per libri di testo e mate riale scolastico di inizio anno, ecc.), ove la straordinarietà della spesa deriva dalla sua incidenza nella complessiva economia del nucleo familiare (secondo concetti peraltro usuali nelle famiglie non separate), con la precisazione che il parametro discretivo diventa in questo secondo caso proprio la misura dell’assegno di mantenimento, giacche´ la stessa spesa può essere considerata straordinaria o meno a seconda di quella che è la misura della contribuzione ordinaria (il genitore che versa 200 o 300,00 euro per il mantenimento non può essere chiamato a contribuire in una spesa extra per altri 150-200 euro mensili, mentre il medesimo importo può essere considerato quale spesa ordinaria rispetto a genitori che versano 1.000 euro mensili); c) in particolare, devono certamente escludersi dal concetto di spese straordinarie le spese medico-farmaceutiche o per il materiale scolastico, di modesto ammontare, che risultano fisiologiche e prevedibili nel corso dell’anno e faranno carico al singolo genitore che avrà cura dei figli in coincidenza con l’emergere della necessità della spesa; d) le spese di maggior rilievo, inerenti i predetti aspetti (studio, svago, salute) devono, in linea di massima, in regime di affidamento condiviso, essere previamente concordate tra i coniugi, in base al quarto comma dell’art. 155 c.c. («le decisioni di maggiore interesse per i figli relative all’istruzione, all’educazione ed alla salute sono assunte di comune accordo»), sicché il coniuge non collocatario ha il pieno diritto di conoscere le eventuali necessità d’ordine sanitario e di studio dei minori e di valutare la congruità e la correttezza delle scelte terapeutiche e del percorso scolastico dei figli, con l’unica eccezione delle spese di ordine urgente, in quanto la condivisione della bigenitorialità postula che le scelte relative ai figli siano concordate, non tanto e non solo nei loro riflessi economici, ma soprattutto in funzione del concorso dei genitori nella definizione delle opzioni maggiormente rispondenti all’interesse dei minori…” Tribunale Roma (ordinanza), 18 novembre 2011.

[4] Come per esempio l’acquisto periodico di capi di abbigliamento o di materiale scolastico (quaderni, penne, ecc.). Se all’inizio della stagione invernale si acquistano dei vestiti molto probabilmente la spesa complessiva si avvicinerà al quantum dell’assegno; tuttavia non va dimenticato che i capi di abbigliamento acquistati dovrebbero durare per tutta la stagione (o magari anche per l’anno futuro) e non esauriranno la loro funzione nel singolo mese in cui è avvenuto l’acquisto.

[5] La prima pronuncia della giurisprudenza di legittimità che risulta emessa sul tema è Cass. 5 maggio 1999, n. 4459, in Famiglia e Diritto, 1999, 318 ss., con nota di R.C. Delconte, Genitore affidatario e concertazione con l’altro coniuge delle spese straordinarie; in Corr. giur., 1999, 1105, con nota di G. De Marzo, Spese straordinarie nell’interesse dei figli e consenso del genitore non affidatario; in Guida dir., 1999, 39, con nota di M. Fiorini, le scelte che comportano costi notevoli non sempre richiedono l’accordo dei genitori, la quale ha precisato che «il concetto di “spese straordinarie” è ben distinto, dal punto di vista ontologico, e da quello delle coerenti implicazioni giuridiche, dalla nozione di “scelte straordinarie” invocato dal ricorrente […] intese come le decisioni che piú marcatamente incidono sulla vita, sull’istruzione e sui valori guida dell’educazione dei figli».

[6] Si segnala l’interessante ordinanza resa da Trib. Lamezia Terme 4 maggio 2005, in Famiglia e Diritto, 2005, 616, con nota di V. Velluzzi, Sul mantenimento dei figli minori e su alcune questioni ad esso correlate, parla di «gravosità» della spesa in cui le spese straordinarie sono definite come «le spese che non afferiscono alla soddisfazione della vita quotidiana di una persona normale […]; per l’effetto le spese di mantenimento straordinarie sono caratterizzate dai seguenti elementi: periodicità più che occasionalità e sporadicità (requisito temporale), gravosità (requisito quantitativo) e necessità o utilità (requisito funzionale); pertanto vi rientrano non solo le spese da sostenere una tantum, ma anche quelle che attengono ad un lasso più o meno lungo ma determinato di tempo (spese periodiche); quelle che hanno una certa consistenza sul piano pecuniario (spese gravose); quelle che mirano a realizzare interessi primari o comunque rilevanti della persona (spese necessarie o utili), fatta esclusione, quindi, di quelle meramente voluttuarie; sono, quindi, spese straordinarie quelle che non riguardano la soddisfazione di esigenze di vita quotidiana della persona normale […] – aspetto negativo – siano periodiche e non fisse, gravose e non vili, necessarie o utili e non meramente voluttuarie o futili – aspetto positivo – nonché le spese a esse immediatamente propedeutiche o consequenziali (spese strumentali)». Applicando tali principi il Tribunale identifica tre «filoni» in cui raggruppare le spese straordinarie: «a. spese relative alla salute (acquisto di particolari farmaci, non certo dell’aspirina o dell’acqua ossigenata; visite specialistiche; interventi chirurgici; pratica di particolari terapie, quali inalazioni termali, fisioterapie); b. spese relative all’istruzione (tasse scolastiche, tasse universitarie, libri, corsi di specializzazione); c. spese relative alla cultura e allo sport (abbonamento ad una rivista specialistica e non certo ad una ludica, palestra, piscina)».

[7]Si segnalano in particolare il protocollo del Tribunale di Firenze del 6 maggio 2011, il protocollo del Tribunale di Udine del 6 luglio 2006, i protocolli adottati dai Tribunali di Sondrio e Bergamo. Il protocollo adottato dal Tribunale di Firenze afferma che «in linea di principio» le spese da intendersi come straordinarie sono: «1. Spese mediche, sanitarie, odontoiatriche, farmaceutiche, psicoterapiche ivi compresi i tickets; 2. Spese scolastiche come rette, tasse di iscrizione, libri di testo, corredo d’inizio anno scolastico, scuolabus o altro mezzo di trasporto, gite scolastiche e viaggi d’istruzione, ripetizioni, alloggio e relative utenze nella sede universitaria frequentata dal figlio; 3. Spese per attività sportive, artistiche, ricreative e di svago; spese di iscrizione e frequenza di corsi e relative attrezzature; 4. Spese di custodia dei figli minorenni (babysitter) se rese necessarie per impegni lavorativi di entrambi i genitori, in caso di malattia della prole infradodicenne e/o del genitore affidatario in mancanza di parenti disponibili o altre alternative gratuite; 5. Spese per il mantenimento e la cura di animali domestici già facenti parte del nucleo familiare e che restino presso il genitore collocatario dei figli in virtù di preesistente relazione affettiva con i figli stessi».

La scelta del Tribunale di Firenze non appare la più consona, anche perché, nel tentativo di individuare ex ante le spese straordinarie, include ipotesi che possono al contrario considerarsi spese ordinarie (tasse universitarie o spese mediche ordinarie). Il protocollo adottato dal Tribunale di Sondrio riproduce quasi pedissequamente quello del Tribunale di Firenze, ad esclusione delle spese per gli animali domestici. Prevede, poi, che laddove le spese superino nel mese il 10% dell’assegno di mantenimento debbano essere previamente concordate, ad eccezione delle spese mediche urgenti e non programmabili. Il protocollo, quindi, sovrappone la categoria delle straordinarie con quelle di maggior interesse sulla base di un criterio meramente matematico, in difformità rispetto a quanto affermato dalla giurisprudenza di legittimità. La percentuale prescelta non pare, poi, adeguata: su un assegno minimo di 150 euro, ad esempio, dovrebbero essere concordate previamente spese di soli 15 euro. Il protocollo adottato dal Tribunale di Udine, infine, prevede ulteriori specificazioni alle categorie di spese previste già dal Tribunale di Firenze, includendo, però, nella categoria anche centri vacanza o soggiorni estivi. Anche in tale protocollo, è previsto che sia necessario il consenso del coniuge, ma solo per le spese per gite scolastiche superiori a 150 euro e per le altre spese non ricomprese nell’elencazione. Il protocollo di Bergamo è strutturato come un’elencazione esemplificativa di spese, rientranti sempre nelle macrocategorie sopra individuate, all’interno delle quali si distingue tra spese che necessitano del preventivo accordo e spese che non lo richiedano.