Famiglia, relazioni affettive - Famiglia, relazioni affettive -  Maria Beatrice Maranò - 05/12/2017

Spese straordinarie e ordinarie relative al mantenimento dei figli: protocollo C.N.F , gurisprudenza recente e due protocolli da nord a sud a confronto.

Il 14 luglio di quest’anno il Consiglio Nazionale Forense con la Commissione Famiglia e le associazioni del settore ha elaborato le linee guida per la regolamentazione delle modalità di mantenimento dei figli nelle cause di diritto familiare. Tali linee guida sono state diffuse presso tutti gli ordini di avvocati d’Italia, il 29 novembre del corrente anno. Cardine da cui si dipana tutto è la riforma del titolo IX capi I e II, del libro primo del codice civile, che ha drasticamente mutato la materia dei rapporti di filiazione, con il venir meno del genitore affidatario in via esclusiva, con l’introduzione della natura perequativa dell’assegno di mantenimento, e la forma del mantenimento diretto come la più idonea a realizzare il principio della bigenitorialità sotteso all’affidamento condiviso. Il ruolo del genitore non convivente come genitore finanziatore, con poteri di controllo, ma senza poteri di gestione sembra destinato a tramontare, tenuto conto che l’affidamento monogenitoriale è stato sotituito dall’affidamento condiviso, la potestà genitoriale dalla responsabilità genitoriale ed infine l’assegno di mantenimento dal mantenimento diretto. Una delle più frequenti cause di discussione tra coniugi, nella fase patologica della crisi del rapporto familare, è quella che concerne le spese correnti della famiglia, in particolare quelle che rientrano nel mantenimento ordinario e quelle extra assegno, in ragione della loro entità e della modalità del contributo di ciascun genitore al loro esborso.
Le spese comprese nell’assegno di mantenimento in questo protocollo sono: Vitto, abbigliamento, contributo per spese dell’abitazione ( comprese le utenze), spese per tasse scolastiche ( eccetto quelle universitarie) e materiale scolastico di cancelleria, mensa, medicinali da banco ( comprensivi di antibiotici, antipiretici, e comunque di medicinali necessari alla cura di patologie ordinarie e/o stagionali) spese di trasporto urbano ( tessera autobus e metro), carburante, ricarica cellulare, uscite didattiche, organizzate dalla scuola in ambito giornaliero, baby sitter se già esistente nell’organizzazione familiare; prescuola, doposcuola, se già presenti nell’organizzazione familiare prima della separazione o conseguenti al nuovo assetto determinato dalla cessazione della convivenza, a condizione che si tratti di spesa sostenibile; trattamenti estetici ( parrucchiere estetista), attività ricreative abituali ( cinema, feste, ed attività conviviali), spese per la cura degli animali domestici dei figli ( salvo che questi siano stati donati successivamente alla separazione o al divorzio). Spese extra assegno obbligatorie, per le quali non è richiesta la previa concertazione: libri scolastici, spese sanitarie urgenti, acquisto di farmaci prescritti ad eccezione di quelli da banco, spese per inteventi chirurgici indifferibili sia presso strutture pubbliche che private, spese ortodontiche, oculistiche, e sanitarie effettuate presso il SSN in difetto di accordo sulla terapia con specialista privato; spese protesiche; spese di bollo e di assicurazione per il mezzo di trasporto quando acquistato con l’accordo di entrambi i genitori. Tutte queste spese extra assegno, subordinate o meno al consenso dei genitori, devono essere debitamente documentate. Spese extra assegno subordinate al consenso di entrambi i genitori suddivise nelle seguenti categorie: 1) Scolastiche: iscrizione e rette di scuole private, iscrizione rette ed eventuali spese alloggiative, ove fuori sede, di università pubbliche, e private, ripetizioni; frequenza del conservatorio o di scuole formative; spese per la preparazione di esami di abilitazione o alla preparazioni di concorsi ( quindi l’acquisto di libri, dispense ed eventuali pernottamenti fuori sede); viaggi di istruzione organizzati dalla scuola, prescuola, doposcuola; servizio di di baby sitting laddove l’esigenza nasca con la separazione e debba coprire l’orario di lavoro del genitore che lo utilizza : viaggi studio e d’istruzione, soggiorni all’estero per motivo di studio; corsi per l’apprendemento delle lingue straniere; 2) Spese di natura ludica o parascolastica: (corsi attività artistiche, musica, disegno, pittura), corsi di informatica, centri estivi, viaggi di istruzione, vacanze trascorse autonomamente senza i genitori, spese di acquisto e manutenzione straordinaria di mezzi di trasporto (mini car macchina motorino, moto); conseguimento della patente presso autoscuola private. 3) Spese sportive: attività sportiva comprensive dell’attrezzatura e di quanto necessario per lo svolgimento dell’eventuale attività agonistica; 4) Spese medico sanitarie: spese per interventi chirurgici, spese odontoiatriche, oculistiche e sanitarie non effettuate tramite SSN, spese mediche e di degenza per interventi presso strutture pubbliche o private convenzionate, esami diagnostici, analisi clinici, visite specialistiche, cicli di psicoterapia e logopepia. 5) Organizzazioni di ricevimenti, celebrazioni e festeggiamenti dedicati ai figli. In relazione alle spese straordinarie da concordare, il genitore a fronte di una formale richiesta scritta avanzata dall’altro ( a mezzo sms email fax pece cc.), dovrà manifestrare un motivato dissenso, sempre per iscritto entro venti dalla data di ricevimento della richiesta; in difetto della risposta il silenzio sarà inteso come consenso della stessa. Il rimborso pro quota al genitore che ha anticipato le predette spese e che ha esibito e consegnato idonea documentazione è dovuto il mese successivo a decorrere dalla richiesta. Il protocollo è redatto proprio utilizzando il criterio empirico delle spese che richiedono il preventivo consenso dei genitori e quelle che non lo richiedono. Ma il criterio della tipologia della spesa, può rilevare alcune criticità, per superarle, all’uopo, occorre trovare altri criteri indagando sul motivo per il quale non è sufficiente indicare che l’obbligazione di mantenimento debba essere assolta attraverso il solo assegno perequativo espresso in misura fissa. Il mo­tivo è che non tutte le spese che i genitori sono chiamati a fronteggiare per i figli sono di importo per così dire “normale” cioè che rientra nella norma, ovvero sono facilmente preventivabili. Ci possono, infatti, essere esigenze , importanti o necessità impreviste che emergono nel corso della crescita di un figlio che richiedono di essere assolutamente assolte. In alcuni casi tale esigenza è assolutamente necessaria, si pensi ad esempio ad un intervento chirurgico specialistico urgente che non può essere soddisfatto in ambito sanitario nazio­nale; in altri casi si tratta di situazioni non strettamente necessarie ma dettate dalle abitudini familiari scaturigine del tenore di vita della famiglia, basti pensare ad un corso di lingue o ad un soggiorno all’estero per motivi di studio o svago. Pertanto dovendo neces­sariamente le esigenze di mantenimento estendersi oltre quelle che sono le obbligazioni di natura alimentare o quotidiane facilmente preventivabili e soddisfare, invece, aspetti che pos­sono variare molto in termini di spesa da famiglia a famiglia ed essere quindi imprevedibili o poco preventivabili, diventa rilevante il tema delle spese straordinarie. Per questo motivo la giurisprudenza si è sforzata di individuare un criterio più sicuro in grado di separare le “spese ordinarie” dalle “spese straordinarie” il cui obbligo di assolvimento non può che avvenire attraverso l’indicazione di una proporzione di partecipazione a carico di ciascuno dei genitori (o nella eventuale attribuzione del loro pagamento ad esclusivo carico di uno dei due). La decisione più recente che meglio si è sforzata di trovare un criterio differenziale plausibile tra “spese or­dinarie” e “spese straordinarie”, indicando anche i confini di legittimità della distinzione, è senz’altro la sentenza di Cassazione civ. Sez. I, 8 giugno 2012, n. 9372 ( in De Jure Giuffrè), nella quale il fatto attiene essenzialmente ad una separazione tra due coniugi in cui a carico del marito era stato posto un assegno di mantenimento di “500 euro comprensive delle spese straordinarie”; nel ricorso per cassazione la moglie sostiene che la liquidazione in via forfettaria delle spese straordinarie, ricomprese nel contributo determinato a carico del marito, determina una situazione di incertezza perché la mette in condizione di dover affrontare, attesa l’imprevedibilità delle spese, costi superiori alle proprie possibilità economiche, in violazione del principio di proporzionalità. Nella motivazione con cui i giudici hanno accolto il ricorso della moglie si legge che “in tema di mantenimento della prole, devono intendersi spese “straordinarie” quelle che, per la loro rilevanza, la loro imprevedibilità e la loro imponderabilità esulano dall’ordinario regime di vita dei figli, cosicché la loro inclusione in via forfetta­ria nell’ammontare dell’assegno, posto a carico di uno dei genitori, può rivelarsi in contrasto con il principio di proporzionalità sancito dall’art.155 cod. civ. e con quello dell’adeguatezza del mantenimento, nonché recare grave nocumento alla prole, che potrebbe essere privata, non consentendolo le possibilità economiche del solo genitore beneficiario dell’assegno “cumulativo”, di cure necessarie o di altri indispensabili apporti; pertanto, pur non trovando la distribuzione delle spese straordinarie una disciplina specifica nelle norme inerenti alla fissazio­ne dell’assegno periodico, deve ritenersi che la soluzione di stabilire in via forfettaria ed aprioristica ciò che è imponderabile e imprevedibile, oltre ad apparire in contrasto con il principio logico secondo cui soltanto ciò che è determinabile può essere preventivamente quantificato, introduce, nell’individuazione del contributo in favore della prole, una sorta di alea incompatibile con i principi che regolano la materia”.
Dopo la ben nota sentenza di Cassazione civ. Sez. I, 20 giugno 2012, n. 10174 sulle regole dell’affidamento condiviso, intro­dotte intro­dotte nel 2006, la giurisprudenza di legittimità ha operato negli ultimi anni una vera e propria svolta ponendo al centro del dibattito e delle statuizioni sulle spese straordinarie la valutazione dell’interesse del figlio piuttosto che la necessaria condivisione delle spese straordinarie.
Già nel 2011 la sentenza di Cassazione civ. Sez. I, 26 settembre 2011, n. 19607 ( in De Jure Giuffrè), aveva avanzato la tesi che “non è configurabile a carico del genitore affidatario un obbligo di informazione e di concertazione preventiva con l’altro, in ordine alla determinazione delle spese straordinarie (si trattava nel caso de quo di spese di soggiorno negli Stati Uniti d’America per la frequentazione di corsi di lingua inglese da parte di uno studente universitari di lingue) costituente decisione “di maggiore inte­resse” per il figlio, sussistendo, pertanto, a carico del coniuge non affidatario un obbligo di rimborso qualora non abbia tempestivamente addotto validi motivi di dissenso”. Questo orientamento contrastante con la giurisprudenza che valorizzava l’affidamento condi­viso è stato precisato molto chiaramente da Cassazione. civ. Sez. VI, 30 luglio 2015, n. 16175 ( in De Jure Giuffrè), che affermava il principio generale che “la mancata preventiva concertazione delle spese straordinarie da sostenere nell’interesse dei figli, in caso di rifiuto di provvedere al rimborso della quota di spettanza da parte del coniuge che non le ha effettuate, impone la verifica giudiziale della rispondenza delle spese all’interesse del minore, mediante la valutazione, riservata al giudice del merito, della commisurazione dell’entità della spesa rispetto all’utilità per il minore e della sostenibilità della stessa rapportata alle condizioni economiche dei genitori”. Il padre di una bambina aveva proposto opposizione al decreto ingiun­tivo del Giudice di pace di Taranto emesso su ricorso della madre della minore per il pagamento di una somma relativa a spese straordinarie sostenute per la figlia (si trattava di spese di arredamento della sua cameretta e di stage per l’apprendimento della lingua inglese). Nell’opposizione il padre contestava di essere obbligato al rimborso della sua quota pari al 50% della spesa complessiva in quanto, pur non trattandosi di spese urgenti o indifferibili, le stesse non erano state concordate preventivamente tra gli ex coniugi. Il Giudice di pace respingeva l’opposizione e il Tribunale di Taranto respingeva l’appello. La Corte di cassazione afferma che non era configurabile a carico del coniuge affidatario o collocatario un obbligo di informazione e di concertazione preventiva con l’altro, in ordine alla determinazione delle spese straordinarie, compatibili con i mezzi economici di cui i genitori dispon­gono trattandosi di decisione “di maggiore interesse” per il figlio, e sussistendo, pertanto, a carico del coniuge non affidatario un obbligo di rimborso qualora non abbia tempestivamente addotto validi motivi di dissenso. E’ evidente nel caso in specie la compatibilità della decisione con il tenore di vita della famiglia. Interessante è una pronuncia di quest’anno, Cassazione civ. Sez. VI, 15 febbraio 2017, n. 4060 ( De Jure Giuffrè) nella quale ribadendo che in corso di separazione “non è configurabile a carico del coniuge affidatario un obbligo di informazione e di con­certazione preventiva con l’altro, in ordine alla determinazione delle spese straordinarie, costituente decisione di maggiore interesse per il figlio”. Ne discende che sussiste, a carico del coniuge non affidatario, un obbligo di rimborso, qualora non abbia tempestivamente addotto validi motivi di dissenso”. La ratio che la legislazione sull’affido condiviso privilegia – si legge in questa decisione – è sicuramente il raccordo dei genitori in materia di scelte educative che riguardano i figli, tanto è vero che, se agiscono d’intesa, essi possono in molti casi an­che modificare di comune accordo le stesse indicazioni fomite dal giudice. Nondimeno, quando il rapporto tra i genitori non consente il raggiungimento di un’intesa, occorre assicurare ancora la tutela del migliore interesse del minore e l’opposizione di un genitore non può paralizzare l’adozione di ogni iniziativa che riguardi un figlio minorenne, specie se di rilevante interesse, e neppure è necessario ritrovare l’intesa prima che l’iniziativa sia in­trapresa, fermo restando che compete al giudice, ove ne sia richiesto, verificare se la scelta adottata corrisponde effettivamente all’interesse del minore. Guardando da Nord a Sud di recente la Corte d’Appello di Milano, d’intesa con il Tribunale di Milano, il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Milano e l’Osservatorio sulla Giustizia Civile di Milano, ha redatto un protocollo che ripropone la suddivisione tra spese mediche, spese sclastiche ed extrascolastiche che richiedono il preventivo accordo, e quelle che non lo richiedono. Altrettanto recente è un protocollo d’intesa redatto dal Tribunale di Taranto con l’Ordine di Avvocati della stessa città e le associazioni di familaristi tra cui l’Osservatorio nazionale sul diritto di famiglia sez. Taranto ( cfr altro articolo con la stessa firma redatto per questa rivista) che, seguendo i recenti orientamenti giurisprudenziali, predispone un’ elencazione analitica delle due categorie di spesa che, secondo l’”id quo plerumque accidit”, si rende necessario sostenere nell’interesse dei figli; ed è stata operata un’ulteriore distinzione all’interno di ogni singola voce di spesa straordinaria, individuando quelle di maggior interesse per la prole, caso in cui si rende necessario l’accordo dei coniugi.