Diritto, procedura, esecuzione penale - Reato -  Annalisa Gasparre - 22/06/2018

Stalking: a integrarlo non solo le minacce ma anche le molestie – Cass. pen. 21693/18

È vero che tutto è lecito in difesa ma… non può leggersi ancora di tentativi di elidere un’ipotesi accusatoria per atti persecutori con l’affermazione per cui, nel caso di specie, non vi sono state minacce o vi è stata un’unica condotta di minaccia.
Basta leggere l’art. 612 bis c.p.: tanto la minaccia, quanto la molestia sono idonee, in presenza di altri elementi, ad integrare il reato di atti persecutori.
È quanto ribadisce anche la Corte di cassazione con la sentenza che può essere letta in allegato. Nella fattispecie si trattava di un procedimento cautelare concernente il divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa a carico dell’imputato, coniuge separato della vittima.
L’ipotesi accusatoria era quella di avere reiteratamente minacciato e molestato con continue ed asfissianti comunicazioni a mezzo telefono, FB e whatsapp, la vittima, così cagionandole un perdurante stato di ansia e di paura.
Quanto alle minacce, la Corte chiarisce che è irrilevante che non si siano mai manifestate.
Soprattutto la Corte censura l’argomento difensivo che erroneamente circoscrive l’ambito dei fatti suscettibili di assumere rilievo ai sensi dell’art. 612 bis c.p. alle sole condotte di minaccia.
Sull’argomento, oltre ai numerosi contributi su questa Rivista, eventualmente, Gasparre, Il reato di stalking tra profili teorici e applicazioni pratiche, Key editore