Ambiente, Beni culturali - Animali -  Annalisa Gasparre - 02/03/2020

Stalking ai vicini di casa utilizzando cani – Cass. pen. 31981/19

Con sentenza n. 31981 del 2019, la Corte di cassazione si è occupata di un caso di stalking condominiale che si sarebbe manifestato anche grazie ad animali, nella fattispecie cani. Già i giudici di merito avevano condannato due soggetti per il reato di atti persecutori nei confronti di un’intera famiglia al cui interno vi erano anche due figlie minori.
Nel dichiarare inammissibile il ricorso per cassazione, la Corte precisa che il dolo del reato di atti persecutori è unitario, esprimendo un’intenzione criminosa che travalica i singoli atti che compongono la condotta tipica ma ciò non significa che l’agente debba rappresentarsi e volere fin dal principio la realizzazione della serie degli episodi; il dolo infatti può realizzarsi in modo graduale e avere ad oggetto la continuità nel complesso delle singole parti della condotta. Il dolo, inoltre, si connota per essere generico nel senso che vi è la volontà di porre in essere le condotte di minaccia e molestia nella consapevolezza dell’idoneità delle medesime alla produzione di uno degli eventi alternativamente previsti dalla norma incriminatrice.
Dolo sussistente nel caso specifico atteso che le imputate avevano posto in essere le condotte in un lungo arco temporale, reiterandole e, inoltre, le modalità e la gravità delle stesse erano sintomatiche di una aggressività tutta finalizzata a realizzare l’intento di far cambiare casa alle vittime.
Ai fini di verificare se vi è stato un cambiamento delle abitudini di vita, occorre considerare il significato e le conseguenze emotive della costrizione sulle abitudini di vita cui la vittima sente di essere costretta e non la valutazione quantitativa delle variazioni apportate.
Nel caso concreto, inoltre, le reiterate condotte persecutorie avevano determinato un grave e perdurante stato di ansia e paura anche nelle figlie minori delle vittime, evento senz’altro riconducibile alle condotte delle autrici del reato che non soltanto persistevano nel lasciare circolare liberamente il loro cane nelle aree condominiali comuni pur essendo consapevoli che tale pratica arrecava un forte disagio alle minori, ma adottavano altresì ulteriori comportamenti idonei a turbare queste ultime, quali minacce ed insulti indirizzati sia a loro che ai genitori delle minori.
Approfondimenti sul tema possono trovarsi in A. Gasparre, Il reato di stalking tra profili teorici e applicazioni giurisprudenziali, Key editore e in A. Gasparre, Convivere con gli animali: le ricadute civili e penali della responsabilità per fatto dell’animale, Key editore.