Diritto, procedura, esecuzione penale - Diritto, procedura, esecuzione penale -  Paolo Pittaro - 06/12/2017

Stalking: il legislatore pone una pezza ad una sua recente superficialità

Fra le varie norme e deleghe contenute nella complessità della c.d. c.d. Riforma Orlando (legge 23 giugno 2017, n. 103, recante Modifiche al codice penale, al codice di procedura penale e all’ordinamento penitenziario), il legislatore aveva introdotto nel codice penale l’art. 162-ter. Tale disposizione, rubricata Estinzione del reato per condotte riparatorie, si riferisce ai casi di procedibilità a querela soggetta a remissione (art. 152 c.p.), id est ove la remissione non abbia avuto luogo. In tale ipotesi il giudice dichiara estinto il reato quando l’imputato ha riparato interamente, entro il termine massimo della dichiarazione di apertura del procedimento di primo grado, il danno cagionato dal reato mediante le restituzioni o il risarcimento, e ha eliminato, ove possibile, le conseguenze dannose o pericolose del reato. Il risarcimento del danno può essere riconosciuto anche in seguito ad offerta reale ai sensi degli artt. 1208 e segg. cod. civ., formulata dall’imputato e non accettata dalla persona offesa, ove il giudice riconosca la congruità della somma offerta a tale titolo.

In altri termini, anche se il querelante (ossia la persona offesa dal reato) non è d’accordo, tant’è che ha rifiutato la remissione della querela, il risarcimento del danno, ovvero la sua offerta, se ritenuta congrua dal giudice, comporta l’estinzione del reato. Inutile evidenziare come la condotta riparativa venga a sostituirsi all’esigenza punitiva in quella che, personalmente ed in relazione a vari altri percorsi normativi, abbiamo definito come la “penetrazione” del diritto civile nel diritto penale, e come la tensione di massima sembra essere, al di là di tendenze ideali, la riduzione dei processi penali, tenuto conto della loro annosa durata. Varie critiche, peraltro erano state mosse a tale novella, che attribuisce una vasta discrezionalità al giudice, che sembrerebbe ricalcare l’analoga disposizione di cui all’art. 35 del d.lgs. 274/2000 (sulla competenza penale del giudice di pace), il quale prevede sì che il giudice pronunci l’estinzione del reato, ma solo se la condotta risarcitoria abbia soddisfatto le “esigenze di prevenzione e di riprovazione” dello stesso: condizione qui assente, limitandosi l’art. 162-ter a contemplare “l’esito positivo” della condotta riparatoria.

Il tutto poi deve riferirsi ad una visione più ampia in quanto la stessa riforma Orlando, in un’altra disposizione, delega il Governo ad adottare entro un anno un decreto legislativo che modifichi la disciplina del regime di procedibilità di taluni reati e, nella specie, di prevedere la punibilità a querela dei reati contro la persona puniti con la pena edittale pecuniaria o con la pena edittale detentiva non superiore nel massimo a quattro anni, fatta eccezione per il delitto di violenza privata di cui all’art. 610 c.p. oppure ove la vittima sia un minore od un’incapace ovvero aggravato secondo certe modalità, nonché dei reati contro il patrimonio previsti dal codice penale, a meno che il danno arrecato alla persona offesa sia di rilevante gravità.

Trascuriamo di soffermarci su tale delega, il cui schema di decreto delegato è stato approvato dal Consiglio dei Ministri nella seduta del 2 novembre scorso ed inviato al Parlamento per il parere di rito, ma il cui rilievo, per la struttura stessa del codice penale, è di palmare evidenza.

Ritorniamo, invece, all’art. 162-ter introdotto nei mesi scorsi. Ebbene, il Parlamento non si è accorto che fra i vari reati punibili a querela di parte sussiste anche il delitto di “atti persecutori” (il c.d. stalking) di cui all’art. 612-bis c.p. Donde l’indignazione da parte della pubblica opinione e dei mass media alla notizia di una sentenza (Tribunale di Torino, 2 ottobre 2017 n. 1299) ove il G.U.P. aveva ritenuta congrua l’offerta di 1500 Euro come riparazione rifiutata dalla parte offesa, con la conseguente estinzione del reato.

A tale superficialità normativa ed a seguito della levata di scudi da parte anche delle stesse forze politiche e non solo della comunità, il legislatore ha posto rimedio con una norma inserita nella legge di conversione del decreto legge relativo alla c.d. “finanziaria”.

In fatti, sulla Gazzetta Ufficiale del 5 dicembre 2017, n. 284, è stata pubblicata la legge 4 dicembre 2017 n. 172, “Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 16 ottobre 2017, n. 148, recante Disposizioni urgenti in materia finanziaria e per esigenze indifferibili. Modifica alla disciplina dell’estinzione del reato per condotte riparatorie”.

Ebbene, l’ art. 1, comma 2, di tale norma dispone che: “All’articolo 162-ter del codice penale è aggiunto, in fine, il seguente comma: «Le disposizioni del presente articolo non si applicano nei casi di cui all’articolo 612-bis».

La pezza è stata applicata. Ma la pessima figura rimane.