Responsabilità civile - Ingiustizia, cause di giustificazione -  Redazione P&D - 07/07/2018

Stato di necessità in ambito civile: non solo articolo 2045 del codice civile ma anche articolo 54 del codice penale - RM

Parallelamente a quanto previsto dall'articolo 54 del codice penale, anche in ambito civile il legislatore positivizza l'istituto dello stato di necessità, chiarendo come, quando chi ha compiuto il fatto dannoso sia stato costretto dalla necessità di salvare sé o altri dal pericolo attuale di un danno grave alla persona e il pericolo non sia stato da lui volontariamente causato né era altrimenti evitabile, al danneggiato sia dovuta un'indennità la cui misura è rimessa all'equo apprezzamento del giudice - dettagli, anche relativamente alle pronunce infra richiamate, in "Le cause di giustificazione nella responsabilità per illecito", Riccardo Mazzon, Milano 2017 -..

In effetti, l'art 2045 c.c. riproduce la norma di cui allo art. 54 c.p., come spesso premette la giurisprudenza, affermando, ad esempio, esplicitamente, che, per l’appunto, ai sensi dell'art 2045 c.c. che riproduce lo norma di cui allo art. 54 c.p., per l'esistenza dello stato di necessità non basta che l'autore del fatto illecito sia stato costretto o compierlo per la necessità di salvare sé o altri dal pericolo attuale di un danno grave alla persona, ma si richiede, altresì, che il pericolo non sia stato da lui volontariamente causato e non fosse altrimenti evitabile.

Sin d’ora esemplificando, non rappresenta certo danno grave, ad esempio, il disagio provocato dalla mancanza o insufficienza delle aree destinate a parcheggio, inidoneo a costituire uno stato di necessità, anche nel caso di non osservanza da parte del comune della disposizione dell'art. 7, comma 8, del d.lg. n. 285 del 1992: così, la Suprema Corte afferma in tal caso che, per ravvisare lo stato di necessità, previsto dall'art. 2045 c.c., è richiesta la sussistenza della necessità di salvare sé o altri dal pericolo attuale di un danno grave alla persona in relazione al quale non è comunque possibile pretendere dall'agente un comportamento diverso e, appunto, il disagio provocato dalla mancanza o insufficienza delle aree destinate a parcheggio è quindi inidoneo a costituire uno stato di necessità, anche nel caso di non osservanza da parte del comune della disposizione dell'art. 7, comma 8, del d.lg. n. 285 del 1992, in quanto la norma, tipicamente di azione e diretta alla regolamentazione della circolazione nei centri abitati, non attribuisce alcun diritto soggettivo agli utenti della strada e in particolare non giustifica l'inosservanza dei divieti di fermata e di sosta di cui all'art. 158 del Codice della Strada (cfr., ex multis, Trib. Roma, sez. XII, 8 settembre 2009, n. 18214; Cass. civ., sez. I, 12 ottobre 2006, n. 21918, GCM, 2006, 10; AGCSS, 2007, 5, 525).