Responsabilità civile - Ingiustizia, cause di giustificazione -  Riccardo Mazzon - 25/06/2018

Stato di necessità: in presenza di determinate situazioni di pericolo si può pretendere che un soggetto rispetti la legge?

Nella prospettiva soggettivistica dell’inesigibilità di un comportamento conforme al precetto, l’art. 54 c.p. si basa sul rilievo che, in presenza di determinate situazioni di pericolo, non si può pretendere che un soggetto rispetti i doveri giuridici impostigli dall’ordinamento (necessitat non habet legem): in quest’ottica, lo stato ed il soccorso di necessità assumono una dimensione scusante di causa di esclusione della colpevolezza, nella quale rileva l’oggetto del pericolo, poiché l’inesigibilità del comportamento può ragionevolmente prospettarsi solo in presenza di situazioni limite: la scusante opererebbe, pertanto, solo nel caso di pericolo che minacci l’agente stesso o una persona a lui legata da particolari vincoli - dettagli, anche relativamente alle pronunce infra richiamate, in "Le cause di giustificazione nella responsabilità per illecito", Riccardo Mazzon, Milano 2017 -.

Peraltro, una lettura unitaria in chiave soggettiva del fondamento della scriminante è difficilmente applicabile: l’idea d’inesigibilità psicologica di una condotta, infatti, può giustificare la non punibilità di chi agisca per salvare se medesimo od un congiunto, ma non sarebbe in grado di giustificare colui che agisca per salvare un estraneo o uno sconosciuto.

Naturalmente la non punibilità potrà essere, nei casi concreti, recuperata come conseguenza della mancanza di colpevolezza (elemento soggettivo): così, ad esempio, in tema di mancata esecuzione di un provvedimento del giudice civile concernente l'affidamento di un figlio minore, il motivo plausibile e giustificato che può costituire valida causa di esclusione della colpevolezza, anche se non deve configurarsi l'esimente dello stato di necessità, deve comunque essere stato determinato dalla volontà di esercitare il diritto-dovere di tutela dell'interesse del minore, in situazione che non abbia potuto essere devoluta al giudice per eventuale modifica del provvedimento.

La dottrina attualmente dominante, a fronte di tale difficoltà, abbandona il terreno della colpevolezza ed individua nel principio oggettivamente applicabile del bilanciamento degli interessi in conflitto la ragione giustificatrice della scriminante; in questa prospettiva, la scriminante si fonda sull’identità di valore tra il bene salvato e quello sacrificato, posto che nella situazione data uno di essi è comunque destinato a soccombere: in una dimensione scriminante l’art. 54 c.p. si presenta come una causa di giustificazione e tende ad ampliare la propria sfera di applicabilità a tutti gli interessi giuridicamente protetti.

A ben vedere però, la lettura dell’art. 54 c.p. evidenzia la complessità del fenomeno della condotta necessitata e la commistione di elementi eterogenei che si conciliano tanto con una lettura della norma in chiave “oggettiva” (la presenza dell’elemento della proporzione, il soccorso allargato a tutti i terzi), quanto “soggettiva” (la costrizione che coarta sull’umana volontà, la riduzione dell’area degli interessi salvaguardabili al solo pericolo del “danno grave alla persona”, lo stato di necessità determinato dall’altrui minaccia): tale configurazione della norma rende difficoltosa e forzata una sua lettura unitaria.

Alcuni autori propongono un’interpretazione della scriminante differenziata, tesa ad evidenziare il carattere ambivalente che possono presentare le condotte necessitate, sicché, qualora non si possa pervenire ad una valutazione in termini oggettivi degli interessi in conflitto, a prevalere dovranno essere motivi di “opportunità-non meritevolezza” della pena correlati all’inesigibilità del comportamento conforme al dettato normativo: Fiandaca, ad esempio, pur individuando nel principio del bilanciamento degli interessi il fondamento della scriminante di cui all’art. 54 c.p., non esclude la possibilità di procedere ad una ricostruzione dello stato di necessità non unitaria, ma differenziata.

L’incontestabile diversità dei tipi di situazioni necessitate comporterebbe una disciplina “differenziata” a seconda che ci si imbatta nell’ipotesi giustificante piuttosto che in quella scusante: tale duplice previsione normativa non trova tuttavia riscontro nella nostra legislazione, che è invece ancorata ad una costruzione legale unitaria dello stato e del soccorso di necessità.