Amministrazione di sostegno - Interdizione, inabilitazione -  Paolo Cendon - 30/06/2020

Stiamo per (cercare di) abrogare l'interdizione - ecco le indicazioni circa lo spazio riservato all'avvocato

----------------- Limitazione dell'obbligo di difesa ai casi in cui sia in gioco la compressione di diritti fondamentali della persona

 

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Riguardo all'obbligo di difesa tecnica - altro tema ampiamente discusso con applicazioni eterogenee nei diversi uffici giudiziari d'Italia - si è ritenuto necessario delimitare i casi in cui la difesa tecnica si imponga nell'interesse del beneficiario. Si è previsto, pertanto, la necessità di difesa tecnica limitatamente ai casi in cui il giudice tutelare ritenga di disporre nei confronti del beneficiario (e nel suo esclusivo interesse) divieti, limitazioni o decadenze tali da incidere su diritti fondamentali della persona. 

Tale previsione viene collocata – quanto alle disposizioni processuali –nell’art. 716 c.p.c., mediante l’aggiunta di un comma 2 e di un comma 3 di nuova formulazione, e – quanto alle disposizioni di natura sostanziale –nell’art. 407  co. V c.c., con una disposizione facente rinvio all’art. 716 c.p.c.

È probabile che l’opzione accolta darà adito, nel futuro, a discussioni e dibattiti:

- su quali siano i diritti fondamentali della persona (ci si chiederà, in particolare, se vengano in gioco soltanto quelli di natura personale -  come sembra correttamente adombrare la Cassazione, riferendosi all’ultimo comma del vigente art. 411 c.c. -  o se vi rientrino anche diritti di natura e contenuto patrimoniale);

- su quale potrà essere, dinanzi alla mancata predisposizione della difesa tecnica, la sanzione cui far luogo nei casi in cui la stessa si presentava necessaria (l’opzione qui accolta prospetta una soluzione per nulla affatto formalistica);

- sul come andranno, ancora, affrontate le situazioni in cui il g.t. abbia scelto di non (domandarsi se) ‘incapacitare’ il beneficiario proprio per evitare le inevitabili complicazioni indotte dalla nomina del difensore, oppure per assecondare la riluttanza di un beneficiario consapevole di doversi dotare di un avvocato.

 

Si tratta, in effetti, di difficoltà di bilanciamento inevitabili in un sistema di protezione dei soggetti deboli che ha in sé una doppia anima: per metà di tipo eminentemente  giurisdizionale (allorché ci si trovi dinanzi a persone che vanno davvero ‘incapacitate’, più o meno significativamente, per il loro bene, e che magari non vogliono saperne affatto di essere salvaguardate dal diritto); per metà di natura un po’ più amministrativa (quando la clientela sia di tipo leggero, e tutto finisce per assomigliare alle deleghe che ciascuno di noi fa, quotidianamente, per gestire i momenti burocratici/gestionali che ci affannano: banche, posta, condominio etc.).