Interessi protetti - Interessi protetti -  Riccardo Mazzon - 22/12/2017

Successione e beneficio d'inventario: la procedura di liquidazione dell’eredità

Scaduto il termine entro il quale devono presentarsi le dichiarazioni di credito, l'erede provvede, con l'assistenza del notaio, a liquidare le attività ereditarie, facendosi autorizzare alle alienazioni necessarie [tra l’altro, in tema di liquidazione dell'eredità accettata con beneficio d'inventario, poiché l'autorizzazione per la vendita di beni al fine di liquidare il patrimonio ereditario è preordinata al solo scopo di valutare la necessità o l'utilità e convenienza della vendita medesima, nessuna rilevanza può avere, sulla validità di detta vendita, la circostanza che la stessa sia stata o meno effettuata in favore delle persone indicate nel provvedimento autorizzativo (così Cass., sez. III, 15 aprile 1993, n. 4469, GCM, 1993, 672)].

Quanto alle passività, l'erede forma, sempre con l'assistenza del notaio, lo stato di graduazione, dove i creditori sono collocati secondo i rispettivi diritti di prelazione (essi sono preferiti ai legatari); tra i creditori non aventi diritto a prelazione, l'attivo ereditario sarà poi ripartito in proporzione dei rispettivi crediti.

Quando l'alienazione abbia per oggetto beni sottoposti a privilegio - o a ipoteca -, i privilegi non si estinguono - e le ipoteche non possono essere cancellate - sino a che l'acquirente non depositi il prezzo nel modo stabilito dal giudice o non provveda al pagamento dei creditori collocati nello stato di graduazione ut supra determinato.

Naturalmente, qualora per soddisfare i creditori sia necessario comprendere nella liquidazione anche l'oggetto di un legato di specie, sulla somma che residua dopo il pagamento dei creditori il legatario di specie è preferito agli altri legatari.

Si rammenti, in argomento, come la domanda che il creditore proponga - in un procedimento di liquidazione di eredità beneficiata, per ottenere la soddisfazione del proprio credito - non interrompe (né sospende) il decorso della prescrizione, in quanto il suddetto procedimento, avendo natura di procedimento di giurisdizione volontaria e non costituendo la sede esclusiva di accertamento dei crediti nei confronti dell'eredità, non è, come tale,

“neanche astrattamente riconducibile - a differenza della domanda di insinuazione nello stato passivo del fallimento - alla tassativa elencazione di atti processuali contenuta nell'art. 2943 c.c.” (Cass., sez. II, 30 marzo 2001, n. 4704, GCM, 2001, 631).

Interessante altresì sin da subito notare come, in tema di riscossione di imposte dirette, l'erede con beneficio d'inventario il quale abbia presentato, ai fini dell'IRPEF e dell'ILOR, la dichiarazione dei redditi del de cuius ma non abbia provveduto all'autotassazione perché, a seguito di opposizione dei creditori ereditari, aveva iniziato la procedura di liquidazione dell'eredità ai sensi degli art. 498 e ss. c.c., non è soggetto all'applicazione della soprattassa per il mancato pagamento di dette imposte a norma dell'art. 92 d.P.R. 29 settembre 1973 n. 602, in quanto il conflitto tra la disciplina tributaria (che impone il pagamento del tributo ad una determinata scadenza) e quella codicistica (che vieta all'erede di eseguire pagamenti in favore di creditori durante lo svolgimento della procedura di liquidazione) va risolto in favore di quest'ultima, sia perché le norme del codice civile non distinguono tra crediti ordinari e crediti tributari, sia perché la normativa fiscale non contiene alcuna deroga alla disciplina codicistica, con la conseguenza che anche i crediti tributari debbono essere fatti valere tramite la procedura di liquidazione e che 

“per il pagamento di essi vige la scadenza codicistica e non quella tributaria” (Cass., sez. I, 15 maggio 1992, n. 5785, FI, 1992, I,2676).

Per maggiori approfondimenti, si veda il capitolo quarto del volume "MANUALE PRATICO PER LA SUCCESSIONE EREDITARIA", Riccardo MAZZON 2015,