Interessi protetti - Successioni, donazioni -  Riccardo Mazzon - 14/01/2021

Successioni e donazioni: la riduzione delle disposizioni testamentarie avviene proporzionalmente senza distinguere tra eredi e legatari

La riduzione delle disposizioni testamentarie avviene proporzionalmente, senza distinguere tra eredi e legatari; ma se il testatore ha dichiarato che una sua disposizione deve avere effetto a preferenza delle altre, questa disposizione non si riduce, se non in quanto il valore delle altre non sia sufficiente a integrare la quota riservata ai legittimari – si veda, per un approfondimento, anche in relazione alla giurisprudenza qui citata, la seconda edizione del trattato Riccardo Mazzon, "Manuale pratico per la successione ereditaria e le donazioni",  Maggioli 2020 -.

A tal proposito, si rammenti come:

- qualora il testatore, nel distribuire la gran parte dei suoi beni fra il coniuge ed i figli, abbia attribuito al coniuge superstite anche la piena proprietà della casa familiare e dei mobili che la corredano, e la pluralità delle disposizioni così congegnate siano lesive della riserva dei figli, l'eventuale riduzione, relativamente alle disposizioni testamentarie aventi ad oggetto la casa di abitazione e gli arredi, va operata sulla nuda proprietà di quei beni, al fine di non pregiudicare le facoltà di godimento riconosciute al coniuge dall'art. 540 c.c. (cfr. capitolo nono del presente volume, nonché Trib. Roma, 28 maggio 2001, GM, 2001, 882);

- la domanda di riduzione di disposizione testamentaria per lesione di legittima è proponibile soltanto nei confronti del beneficiato, senza necessità di chiamare in giudizio tutti i legittimari e non implica automaticamente l'integrazione di tutte le quote di legittima, eventualmente lese, delle parti in giudizio, ma soltanto di quei convenuti che hanno tempestivamente agito in riduzione: pertanto,

“è inammissibile la domanda di riduzione, proposta per la prima volta all'udienza di precisazione delle conclusioni dal legittimario convenuto, se non è stato accettato il contraddittorio, e, se il giudice la rigetta nel merito, la parte vittoriosa non ha l'onere di impugnare sul punto la sentenza, essendo la questione riproponibile in via di eccezione ( art. 346 c.p.c.)” (Cass., sez. II, 27 febbraio 1998, n. 2174, MGI, 1998);

- con l'azione di riduzione, che ha natura personale e non reale, all'erede che agisce spetta il rimborso del valore della quota non integra, ma la riduzione delle disposizioni testamentarie deve essere sempre fatta salvando la volontà e l'ordine indicato dal testatore (Trib. Orvieto, 11 febbraio 1998, RGUmbra, 2000, 380);

- il prelegato, che è disposizione testamentaria a titolo particolare a favore di uno dei coeredi ed a carico di tutta l'eredità, in se stesso, denota un generico intento preferenziale del testatore, e non vale a sottrarre i beni che lo costituiscono all'azione eventuale di reintegrazione della quota riservata ai legittimari ed alle conseguenti riduzioni proporzionali di cui all'art. 558, comma 1, c.c. (Cass., 29 dicembre 1970, n. 2776, MGI, 1970).