Interessi protetti - Interessi protetti -  Redazione P&D - 01/03/2019

Successioni: rapporti tra rinuncia e devoluzione - RM

La rinuncia all’eredità, ovviamente, incide sulla devoluzione ma lo fa in modo diverso a seconda che si tratti di successioni legittime ovvero testamentarie.

In particolare, nelle successioni legittime la parte di colui che rinunzia si accresce a coloro che avrebbero concorso col rinunziante, salvo il diritto di rappresentazione e salvo il disposto dell'ultimo comma dell'articolo 571 del codice civile; se il rinunziante è solo, l'eredità si devolve a coloro ai quali spetterebbe nel caso che egli mancasse – cfr. il volume "Manuale pratico per la successione ereditaria", R. Mazzon, Rimini 2015 -.

Quanto, invece, alle successioni testamentarie, se il testatore non ha disposto una sostituzione e sempre se non abbia luogo il diritto di rappresentazione, la parte del rinunziante si accresce ai coeredi a norma dell'articolo 674 del codice civile ovvero si devolve agli eredi legittimi a norma dell'articolo 677 del codice medesimo.

In effetti, i fatti costitutivi del diritto di accrescimento - rinunzia di un erede, con acquisto “ipso iure” della sua quota da parte dei coeredi - prescindono dall'esistenza di un altrui diritto di rappresentazione, che, ai sensi dell'art. 522 c.c. (“salvo il diritto di rappresentazione”), si configura quale mero fatto impeditivo, rilevante in forma di eccezione; e tale eccezione non è rilevabile d'ufficio dal giudice, ma rientra nella disponibilità della parte, in quanto il sistema successorio dispiega in ogni caso i propri effetti, consolidando l'intero compendio ereditario o in capo ai beneficiari dell'accrescimento o in capo a chi succede per rappresentazione: così, precisa recente giurisprudenza, in forza del combinato disposto degli art. 522 e 676 c.c., la quota del coerede rinunziante si accresce “ipso iure” a favore di coloro che avrebbero con lui concorso, senza che sia necessaria una specifica accettazione dei subentranti, atteso che l'acquisto per accrescimento consegue all'espansione dell'originario diritto all'eredità, già sussistente in capo ai subentranti, con l'ulteriore conseguenza che, determinatosi tale acquisto, la rinunzia all'eredità diviene irrevocabile (cfr. Cass., sez. II, 21 maggio 2012, n. 8021, GCM, 2012, 5, 649).

Interessante, in argomento, la seguente pronuncia, secondo cui, in caso di disposizione “mortis causa” concernente attribuzione della qualità di erede ad un'erigenda fondazione, la morte dell'esecutore testamentario incaricato di provvedere alla istituzione della stessa estingue il rapporto di mandato e determina l'inefficacia della disposizione testamentaria; ebbene, in tale ipotesi, Trib. Marsala, 14 giugno 2004, GM, 2005, 4, 846, in applicazione analogica della norma di cui all'art. 522 c.c., ritiene automaticamente operante la delazione legittima, non potendosi far luogo alla rappresentazione in mancanza della venuta ad esistenza dell'erede e non potendo operare l'accrescimento in difetto di nomina di altri eredi.