Lavoro - Generalità, varie -  Redazione P&D - 15/02/2020

Sugli elementi necessari e sufficienti per poter remunerare gli atti di pianificazione urbanistica nell’ordinamento di cui al d lgs 163/2006 - Cass. civ. sez. lav., 14/08/2019, n. 21424 - G.G.

L’interessante casistica analizzata dal giudice di legittimità civile riporta all’atto di cui al titolo esposto.
Si riportano di seguito alcuni punti salienti direttamente estratti dall’ordinanza.

 “  2. la Corte territoriale, riassunti i termini della vicenda, ha evidenziato che correttamente la Regione aveva provveduto ad annullare il D.Dirig. n. …, con il quale era stata prevista la ripartizione dell’incentivo, perchè l’amministrazione pubblica, che non può indebitamente erogare ai propri dipendenti trattamenti economici non dovuti, è tenuta a ripristinare la legalità violata anche mediante il recupero di quanto corrisposto e ciò può fare senza necessità di valutazione comparativa degli interessi che vengono in rilievo, perchè in dette ipotesi l’interesse pubblico, che legittima il potere di autotutela, è da ritenere sussistente in re ipsa;
3. il giudice d’appello ha ritenuto che il progetto redatto dagli appellanti non potesse essere ricondotto alla previsione della norma invocata, perchè l’attività alla quale fa riferimento alla L. n. 109 del 1994, art. 18, comma 3, sostituito dal D.Lgs. n. 136 del 2006, art. 92, riguarda solo gli atti di pianificazione territoriale, ossia quelli che si riferiscono a “interventi di modificazione strutturale del territorio”;
Da ricordarsi che l’art. 92 comma 6, del d lgs 163/2006 disponeva che (e dispone ancora per quegli atti avviatisi proprio in vigenza del ripetuto d lgs 163/2006) il trenta per cento della tariffa professionale relativa alla redazione di un atto di pianificazione comunque denominato è ripartito, con le modalità e i criteri previsti nel regolamento tra i dipendenti dell'amministrazione aggiudicatrice che lo abbiano redatto.
Segue la Corte di Cassazione nel suo discorrere che alla lettera si riprende:
“ 5. la Corte territoriale ha aggiunto “per completezza di motivazione” che l’atto deliberativo adottato dalla Giunta Regionale era inidoneo a radicare l’affidamento dei dipendenti sulla posizione soggettiva di diritto agli incentivi, perchè, l’allegato B della Delib. n. 1580 del 2005 (in realtà si tratta della Delib. 1 settembre 2006, n. 953, riportata in ricorso), nel rinviare al regolamento attuativo del D.Lgs. n. 163 del 2006, ancora in corso di definizione, si esprimeva in termini di “eventualità” del compenso;
6. infine il giudice d’appello ha rilevato che la relazione redatta il 9 settembre 2008 non precisava se le ore di lavoro ripartite fra i membri del gruppo fossero ricomprese nell’orario normale, o se, invece, la prestazione finalizzata alla redazione del progetto dovesse essere resa al di fuori di quest’ultimo;   “

Interviene successivamente il giudicante ricordando gli orientamenti giurisprudenziali ed i principi che scaturiscono in base all’ordinamento al tempo del d lgs 163/2006.

“  4.3. sull’interpretazione della disposizione in parola si sono formati, principalmente nella giurisprudenza contabile, opposti orientamenti e se, da un lato, nei pareri espressi L. n. 131 del 2003, ex art. 7 è prevalso l’indirizzo che ritiene il corrispettivo previsto dall’art. 92, comma 6, necessariamente connesso alla realizzazione di un’opera pubblica, dall’altro è stata comunque espressa un’opinione minoritaria (Sezione Regionale di Controllo per il Veneto Delib. n. 361 del 2013, Delib. n. 380 del 2013, Delib. n. 381 del 2013) che, facendo leva sul tenore letterale della norma, ha ritenuto la stessa, per come formulata, idonea a ricomprendere nel suo ambito oggettivo ogni atto di pianificazione, a prescindere dal collegamento diretto con la progettazione e realizzazione dell’opera pubblica;

4.4. l’indirizzo maggioritario ha avuto l’avallo della Sezione Centrale delle Autonomie, la quale nell’adunanza del 4.4.2014 (n. 7 Sez.Aut.), risolvendo il contrasto, ha privilegiato la tesi che, oltre a valorizzare il criterio sistematico e la ratio legis, armonizza la disposizione con i principi, desumibili dal D.Lgs. n. 165 del 2001, cui si ispira la disciplina del trattamento economico dei dipendenti pubblici;
4.5. il Collegio ritiene condivisibile detta opzione interpretativa perchè, a fronte di un tenore letterale della norma non univoco e compatibile con entrambe le tesi a confronto, occorre innanzitutto tener conto della collocazione della disposizione, che non può essere avulsa dal contesto nel quale è inserita, riguardante, nell’ambito dei “servizi attinenti all’architettura ed all’ingegneria” (così la rubrica del capo IV sostituita dal D.Lgs. 31 luglio 2007, n. 113, art. 2), la “progettazione interna ed esterna e livelli di progettazione” (art. 90) ed in particolare “le prestazioni relative alla progettazione preliminare, definitiva ed esecutiva di lavori, nonchè alla direzione dei lavori e agli incarichi di supporto tecnico-amministrativo alle attività del responsabile del procedimento e del dirigente competente alla formazione del programma triennale dei lavori pubblici” (così l’incipit dell’art. 90);
4.6. l’art. 90 circoscrive in modo chiaro l’ambito di applicazione della disciplina alle attività direttamente connesse con la realizzazione dell’opera pubblica o con la programmazione triennale degli interventi, sicchè, evidentemente, anche l’atto di pianificazione al quale fa riferimento dell’art. 92, comma 6, deve porsi in stretta correlazione con il successivo intervento;
4.7. d’altro canto l’espressione utilizzata dal legislatore, “atto di pianificazione comunque denominato”, non è di per sè sufficiente a far attrarre nell’ambito oggettivo della disposizione qualsivoglia attività di programmazione, perchè l’avverbio “comunque” è riferito alla denominazione, che evidentemente può variare da ente ad ente, e, quindi, non è di per sè sufficiente ad esprimere una volontà del legislatore di riconoscere l’incentivo in relazione ad ogni intervento programmatorio che venga svolto dal soggetto pubblico per mezzo dei propri dipendenti, anche se del tutto avulso dalla realizzazione di opere pubbliche;
Appare dunque in questo contesto valutativo che gli atti di pianificazione urbanistica, comunque denominati, non ricadono autonomamente nel compenso accessorio ed incentivante previsto dalla norma, ma vi ricadono qualora connessi alla realizzazione di un’opera pubblica.
4.9. la sentenza impugnata, della quale va corretta la motivazione ex art. 384 c.p.c., comma 4, è conforme a diritto nella parte in cui ha escluso l’applicabilità del D.Lgs. n. 163 del 2006, richiamato art. 92, assorbente rispetto alle ulteriori censure sviluppate nel secondo motivo, atteso che le disposizioni regolamentari non possono disciplinare la materia in modo difforme dalla legge che, nel caso di specie, legittima le singole amministrazioni a stabilire “modalità e criteri” per la ripartizione dell’incentivo fra i soggetti indicati nello stesso art. 92, ma non consente di attribuire il beneficio anche in relazione ad attività che esulano dalla previsione normativa;
4.10. al riguardo osserva il Collegio che le disposizioni di cui del citato art. 92, commi 5 e 6, nel riconoscere ai dipendenti pubblici un compenso ulteriore e speciale, derogano alla disciplina generale dettata dal D.Lgs. n. 165 del 2001, che, quanto ai dirigenti, sancisce, all’art. 24, il principio dell’onnicomprensività della retribuzione e, per il restante personale, prevede, all’art. 45, che il trattamento economico, fondamentale ed accessorio, è quello previsto dalla contrattazione collettiva (con i limiti indicati dallo stesso decreto per la contrattazione decentrata);   “
4.11. le richiamate disposizioni, pertanto, non sono suscettibili di interpretazione analogica ed inoltre delle stesse non può essere fornita un’esegesi che, mortificando la ratio legis, finisca per estendere il beneficio anche ad attività che il legislatore non ha inteso espressamente includere fra quelle meritevoli di incentivazione;
4.12. in via conclusiva, poichè i ricorrenti non contestano in alcun modo che il progetto del quale qui si discute non fosse collegato alla realizzazione di un’opera pubblica (pag. 17 del ricorso) la censura è infondata e va rigettata perchè il dispositivo della sentenza impugnata, di rigetto della domanda, è conforme al principio di diritto che il Collegio ritiene di dover enunciare nei termini che seguono: “il D.Lgs. n. 163 del 2006, art. 92, comma 6, a norma del quale il trenta per cento della tariffa professionale relativa alla redazione di un atto di pianificazione comunque denominato è ripartito…tra i dipendenti dell’amministrazione aggiudicatrice che lo abbiano redatto, va letto alla luce di quanto previsto dai commi da 1 a 5 della stessa disposizione nonchè dall’art. 90 del D.Lgs., e, pertanto, è applicabile nei soli casi in cui l’atto di pianificazione sia prodromico e strettamente correlato alla realizzazione di un’opera pubblica”;   “
Dunque ne emerge il principio, condivisibile, secondo il quale: il D.Lgs. n. 163 del 2006, art. 92, comma 6, a norma del quale il trenta per cento della tariffa professionale relativa alla redazione di un atto di pianificazione comunque denominato è ripartito…tra i dipendenti dell’amministrazione aggiudicatrice che lo abbiano redatto, va letto alla luce di quanto previsto dai commi da 1 a 5 della stessa disposizione nonchè dall’art. 90 del D.Lgs., e, pertanto, è applicabile nei soli casi in cui l’atto di pianificazione sia prodromico e strettamente correlato alla realizzazione di un’opera pubblica.
Segue l’allegata pronuncia.