Deboli, svantaggiati - Deboli, svantaggiati -  Michela Del Vecchio - 29/07/2019

Sui doveri delle persone fragili – brevi riflessioni

Il diritto è governato da regole istituzionali ed organizzative nelle quali sono espressi e fissati gli interessi del gruppo sociale e le procedure per la composizione e il soddisfacimento degli stessi.

Ciascuna regola poi, diventa norma giuridica in ordine agli interessi dell’uomo come singolo e come partecipe di un gruppo ed in relazione a ciò che dispone.

Questo pone l’uomo anche come il centro di imputazione di interessi socialmente e giuridicamente rilevanti con attribuzione quindi allo stesso di situazioni giuridiche attive (diritti) e passive (doveri).

In tale contesto giuridico sociale vanno letti gli artt. 2 e 3 della Costituzione che, da un lato, pongono l’individuo come “il fine ultimo dell’organizzazione sociale” per assicurare lo sviluppo stesso della sua persona tutelandone i diritti (tratto essenziale del carattere democratico della Repubblica) e, dall’altro, stabiliscono l’uguaglianza formale (ciascun cittadino ha pari dignità di fronte alla legge) e sostanziale (l’uguaglianza deve essere effettiva) che, a sua volta, impone una equa distribuzione di possibilità partecipative alla vita sociale (Corte Cost. 167/1999).

La pari dignità, quale regola / norma che la Repubblica si pone come obiettivo da realizzare (in termini di applicazione della norma stessa), impone anche il dovere (inteso come necessitò di soddisfare con il proprio comportamento un interesse generale e collettivo) per l’individuo di collaborazione per un’applicazione reale ed effettiva della norma nel gruppo sociale di appartenenza.

Tale dovere non è escluso che possa poi costituire anche una situazione di obbligo ai sensi dell’art. 1173 c.c.; norma quest’ultima che, come noto, costituisce un sistema aperto delle fonti dell’obbligazione indicando, fra queste ultime, “ogni atto o fatto idoneo a produrle in conformità dell’ordinamento giuridico” (ovvero di quelle regole destinate a disciplinare o organizzare gli interessi di un gruppo sociale e, dunque, costituenti, norme giuridiche).

Non va sottaciuto (richiamando gli insegnamenti di F. Gazzoni, Manuale di Diritto Privato, Napoli, 1994, 547 e ss) che trattasi di un giudizio di idoneità non dissimile a quello indicato dall’art. 1322 c.c. per i contratti e che pertanto giustifica ampiamente la nascita di obbligazioni legate alla volontà dei soggetti che però si pongono fuori dallo “schema contrattuale” (si pensi all’obbligazione naturale ma anche alla responsabilità da contatto sociale) ma a cui si applicheranno tutte le norme in materia di cui al Libro Quarto, Titolo Primo del codice civile e, in specie, gli artt 1175 e 1176 e gli artt. 1218 e ss.

Quid juris per le persone necessitanti di cura e assistenza? Nulla cambia. Quali individui partecipanti ad un gruppo sociale anche le persone fragili sono chiamate alla realizzazione degli interessi del gruppo, titolari dunque di situazioni giuridiche attive (diritti) e passive (doveri).

Possono eventualmente variare le modalità di carattere esecutivo dei doveri in relazione alle diverse possibilità di partecipazione al gruppo sociale caratterizzanti la fragilità in questione, ma il contenuto del dovere (regola ordinamentale, prima, e norma giuridica, poi) resta invariato e, in virtù del principio di uguaglianza sostanziale e formale, paritario.

La protezione giuridica per la persona fragile, in definitiva, non si pone solo come offerta di servizi e tutele per l’affermazione del suo diritto alla pari dignità ma anche come sistema di doveri di collaborazione della persona fragile stessa perché quella dignità possa trovare riconoscimento.

Doveri che si possono poi tradurre, secondo i casi, in obblighi quale quello di offrire le informazioni necessarie perché la presa in carico sia effettiva, di partecipazione attiva e condivisa a percorsi assistenziali di carattere sociale (gruppi di socializzazione, di attività ludiche e ricreative o simili) o sanitaria (trattamenti psicoterapeutici o di sostegno psichiatrico); di aiuto e collaborazione con l’amministratore di sostegno (sia esso un familiare o un terzo) perché egli stesso possa adempiere ai doveri assunti con il giuramento (seguirne le indicazioni, ascoltarlo, permettergli di essere il “portavoce”); essere la persona fragile medesima una risorsa per il servizio sociale aiutando gli operatori sociali a migliorare il servizio o collaborando nell’attuazione dello stesso.

La natura “aperta” del sistema di fonti non consente una indicazione tassativa di doveri, prima, e obblighi poi della persona fragile che, dunque, si delineeranno di volta in volta in relazione alle situazioni giuridiche che verranno in essere.

Certamente la loro costituzione implicherà l’applicazione di tutte le regole del diritto, ivi compreso quella indicata dall’art. 1223 c.c. (se violati in particolare gli artt 1175 e 1176 c.c.)  pur nella particolarità del contenuto non patrimoniale dell’obbligazione sociale che si costituisce fra la persona fragile e colui o coloro che ne prendono cura.   

Che gli impegni da parte della persona fragile e da parte della persona che si occupa di lei siano reciproci, peraltro, trova conferma anche dalla lettura delle norme in materia di amministrazione di sostegno ove, se la scelta dell’amministratore di sostegno può essere compiuta dall’amministrando, quest’ultimo può continuare ad operare in proprio agendo anche senza la presenza dell’amministratore di sostegno tant’è che, ai sensi dell’art. 412, secondo comma,  c.c. gli atti compiuti dal beneficiario personalmente in violazione di disposizioni di legge o delle indicazioni contenute nel decreto di nomina dell’amministratore di sostegno possono essere annullati (e, si osservi, la norma parla di annullamento e non di nullità tout court di tali atti con ciò imponendo un giudizio non tanto sulla legittimità degli stessi quanto sui loro eventuali effetti positivi nella sfera del beneficiario medesimo: anche l’indicazione di “possono” e non “devono” richiama la valutazione della positiva permanenza di tali atti nell’ordinamento giuridico).

Non va poi sottaciuto, sempre argomentando in materia di amministrazione di sostegno, che il venir meno del rapporto di fiducia fra il beneficiario e l’amministrazione di sostegno può legittimare la revoca di quest’ultimo e che una tale istanza può essere presentata dallo stesso beneficiario (art. 413 c.c.). La fiducia che impegna l’amministratore di sostegno non può che vincolare anche il beneficiario in virtù della reciprocità dello scambio di atti / comportamenti che caratterizza la relazione fra tali soggetti.

Ed allora, se esistono doveri – indicati dall’art. 410 c.c. – per la persona che si prende cura di un soggetto fragile, pari doveri esistono anche per quest’ultimo che, in primis, deve essere partecipe attivo della sua cura e non porsi in una mera posizione di aspettativa.

Come ogni relazione umana, dunque anche la relazione fra la persona fragile e la persona che si occupa della stessa è costruita su comportamenti e atti che, nel più ampio contesto sociale, si traducono in diritti e doveri, appunto.