Giustizia civile - Giustizia civile -  Antonio Arseni - 02/07/2018

Sulla rilevabilità di ufficio della nullità di una delibera condominiale nel giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo (Cass.21.06.2018 n. 16389)

   

 


La Corte Regolatrice, con l’ordinanza del 21/06/2018 n° 16389, interviene nuovamente sulla nota questione della rilevabilità d’ufficio della nullità di una delibera condominiale che, contrariamente a quanto potrebbe sembrare, non registra una uniformità di vedute nel panorama della giurisprudenza di merito e di legittimità. Di una certa rilevanza, quindi, appare il contributo nomofilattico offerto dalla S.C. con la recente pronuncia in commento.
L’occasione dell’ulteriore intervento della Cassazione, in una materia da sempre abbastanza scottante, è stato offerta da una vicenda che ha visto coinvolto un Condominio di una città del sud Italia il quale aveva ottenuto un decreto ingiuntivo nei confronti di un condomino, per il pagamento di oneri riguardanti alcuni lavori che avevano interessato la parte esterna dell’edificio condominiale, erroneamente ripartiti in parti uguali, sulla base, dunque, di una delibera nulla giacché adottata da cinque condomini e non dall’unanimità, come correttamente opinato dal Tribunale di Castrovillari che, in riforma della contraria decisione del Giudice di Pace di Oriolo, revocava il decreto ingiuntivo.
Secondo la decisione del Tribunale Calabrese, ispiratosi a principi corretti, a giudizio della S.C., “nel procedimento di opposizione a decreto ingiuntivo, emesso per la riscossione di oneri condominiali, il limite alla rilevabilità, anche d’ufficio, della invalidità delle sottostanti delibere, non opera allorché si tratti di vizi implicanti la loro nullità, trattandosi della applicazione di atti la cui validità rappresenta un elemento costitutivo della domanda”.
Al riguardo, la S.C. cita un precedente del tutto conforme rappresentato da Cass. 12/01/2016 n° 305.
Secondo gli Ermellini, a differenza delle ipotesi di annullabilità, in quella diversa di nullità sono sussumibili i principi dettati per gli organi collegiali con la conseguenza che una deliberazione nulla non può (finché o perché non impugnata nei termini di legge) ritenersi valida ed efficace nei confronti di tutti i partecipanti al Condominio.
Alle deliberazioni prese dall’assemblea condominiale si applica, perciò, il principio dettato in materia di contratti dall’art. 1421 CC, secondo cui è comunque attribuito al Giudice, anche d’appello, il potere di rilevare pure d’ufficio detta nullità ogni qualvolta la validità (o invalidità) dell’atto collegiale rientri, per l’appunto, tra gli elementi costitutivi della domanda su cui egli debba decidere (v. anche Cass. 17/06/2015 e 12582; Cass. 15/03/2017 n° 6652).
Nel caso di specie, dovendosi ritenere nulla la delibera condominiale in quanto incidente sui diritti dei condomini, laddove aveva ripartito in parti uguali le spese per i lavori sopracitati, quindi in violazione del criterio della unanimità dei consensi, giustamente è stato ritenuto che il vizio denunciato fosse in grado di inficiare la stessa esistenza della delibera assembleare di approvazione della spese (esistenza che il Giudice della opposizione al D.I. deve comunque verificare) e che rimane sottratta al termine perentorio di impugnativa ex art. 1137 CC.
Va notato che ad analoghe conclusioni giungono altre precedenti pronunce dei Giudici di Piazza Cavour, come ad esempio Cass. 27/03/2015 n° 6295, Cass. 23/02/2017 n° 4672 e 4675.
Purtuttavia, come sopra anticipato, alla fondamentale domanda che in pratica viene posta in simili casi-circa la rilevabilità d’ufficio di una nullità della delibera assembleare costitutiva di un credito nei confronti di un condomino, idonea a paralizzare la richiesta in sede di opposizione di un decreto ingiuntivo che tale richiesta ha accolto- spesso la giurisprudenza precedente ha fornito risposte diverse e contrastanti.
Di qui l’importanza del nuovo intervento della Corte Regolatrice in merito al segnalato tema dell’esatto ambito della cognizione in sede di opposizione a decreto ingiuntivo emesso ex art. 63 Disp. Att. CC.
È appena il caso di rilevare che anche di recente è stato sostenuto che “nel provvedimento di opposizione a decreto ingiuntivo emesso per la riscossine di contributi condominiali, il Giudice deve limitarsi a verificare la perdurante esistenza ed efficacia delle relative delibere assembleari senza poter sindacare, in via incidentale, la loro validità essendo tale sindacato riservato al Giudice avanti il quale dette delibere siano state impugnate (v. Cass. 23/02/2017 n° 4672 che riguarda analogo orientamento espresso da Cass. S.U. 18/12/2009 n° 2669 nonché da Cass. 24/08/2005 n° 17206 e Cass. 08/08/2000 n° 10427). Nella giurisprudenza di merito il principio della insindacabilità della nullità della delibera da parte del Giudice della opposizione, si trova affermato, ex pluribus, ad esempio, in Tribunale di Milano Sez. XIII 23/08/2012 n° 9522 (in Red. Giuffrè 2012).
Coerente con tale tesi appare la statuizione delle S.U. della Cass. 27/02/2007 n° 4421 secondo cui “al Giudice dell’opposizione al decreto ingiuntivo ottenuto ai sensi dell’art. 63 comma 1 disp. att. CC non è consentito di sospendere il giudizio in attesa della definizione del diverso giudizio d’impugnazione, promosso ai sensi dell’art. 1137 CC della deliberazione posta a base del provvedimento monitorio opposto, attesa la disciplina speciale e derogatoria del principio generale d’inesecutività del titolo ove impugnato con allegazione della sua originaria invalidità assoluta, dettata per il condominio e considerata la possibilità che le conseguenze dell’eventuale contrasto di giudicati ben possono essere superate, sia in sede esecutiva ove i tempi lo consentano, facendo valere la sopravvenuta perdita d’efficacia del provvedimento monitorio come conseguenza della dichiarata invalidità della delibera, sia in sede ordinaria mediante azione di ripetizione dell’indebito”.
In conclusione, la questione sulla insindacabilità del vizio di nullità delle delibere condominiali, ai fini dell’accoglimento della opposizione a decreto ingiuntivo, rimane aperta e foriera di sviluppi laddove abbastanza consolidata è l’individuazione delle ipotesi di nullità che vanno distinte da quella della annullabilità, rispetto alle quali sicuramente non si pone il ricordato potere di sindacabilità del Giudice della opposizione a decreto ingiuntivo.
Riassuntivamente può dirsi, a tale ultimo riguardo, che le S.U. della Cass. 07/03/2005 n° 4806 hanno spiegato come, in tema di Condominio negli edifici, debbono qualificarsi “nulle” le delibere dell’assemblea condominiale prive degli elementi essenziali, le delibere con oggetto impossibile o illecito (contrario all’ordine pubblico, alla morale o al buon costume), le delibere con oggetto che non rientra nella competenza dell’assemblea, le delibere che incidono sui diritti individuali sulle cose o servizi comuni o sulla proprietà esclusiva di ognuno dei condomini, le delibere comunque invalide in relazione all’oggetto; debbono, invece, qualificarsi “annullabili” le delibere con vizi relativi alla regolare costituzione dell’assemblea, quelle adottate con maggioranza inferiore a quella prescritta dalla legge o dal regolamento condominiale, quelle affette da vizi formali, in violazione di prescrizioni legali convenzionali, regolamentari, attinenti al procedimento di convocazione o di informazione dell’assemblea, quelle genericamente affette da irregolarità nel procedimento di convocazione, quelle che violano norme richiedenti qualificate maggioranze in relazione all’oggetto.