Pubblica amministrazione - Pubblica amministrazione -  Alceste Santuari - 17/12/2019

Sulle società in house si esprime il g.o. – Cass. SS.UU. 30006/19

L’art. 12, comma 1, TUSP (Testo Unico sulle società a partecipazione pubblica) stabilisce che i “componenti degli organi di amministrazione e controllo delle società partecipate sono soggetti alle azioni civili di responsabilità previste dalla disciplina ordinaria delle società di capitali, salva la giurisdizione della Corte dei conti per il danno erariale causato dagli amministratori e dai dipendenti delle società in house”.

Nel caso di specie, la gravità degli atti compiuti dal CdA della società ha condotto al dissesto finanziario della società, con la conseguente chiamata in giudizio degli amministratori per il risarcimento dei danni.

Il tribunale adito nel 2008 declinava la propria competenza, affermando quella della magistratura contabile. In seguito, la Corte di Appello si pronunciava in senso contrario, affermando la giurisdizione del giudice ordinario.

La Corte di Cassazione, SS.UU., con sentenza 19 novembre 2019, n. 30006, ha affermato la giurisdizione del giudice ordinario per i fatti di mala gestio perpetrati dagli amministratori ai danni di una società in house, frutto di trasformazione di una preesistente azienda speciale.

La ragione di un simile pronunciamento è da ricercare nel fatto che i danni causati dagli amministratori riguardano i pregiudizi arrecati al patrimonio della società e non anche a quelli degli enti pubblici soci. In aggiunta, le Sezioni Unite hanno inteso rimarcare che in assenza di tutti i requisiti per potersi qualificare una società quale società in house – nel caso in parola lo statuto prevedeva la possibilità di allargare il capitale sociale anche a soggetti privati – la società deve considerarsi alla stregua di quelle per le quali il d. lgs. n. 175/2016 ha previsto l’intervento del giudice ordinario.

Già in passato le Sezioni Unite avevano escluso che si trattasse di società in house quando non è possibile rinvenire il requisito del “controllo analogo” (Cass. SS.UU. sentenza 3 maggio 2013, n. 10299).

Si potrebbe inferire che la società in house, pur risultando per conforme e recente giurisprudenza equiordinata agli altri strumenti di intervento che gli enti pubblici possono adottare per agire nell’ambito dei servizi di interesse generale, costituisca per sé un modello societario “altero” rispetto alle altre partecipazioni societarie. Di qui, quando tutti i requisiti per poterla definire tale sono presenti ed effettivamente riscontrabili, alle società in house potrà applicarsi la disposizione contenuta nell’art. 12, comma 1 TUSP.

Al netto di altre considerazioni che qui non possono trovare spazio, la società in house invero rappresenta un modulo gestorio di delegazione interorganica che la rende molto simile (si veda il necessario requisito del controllo analogo) all’ente pubblico che la costituisce (ovvero la partecipa nel caso di società in house plurisoggettive).

Ne consegue che anche la responsabilità degli amministratori incontra la giurisdizione della Corte dei conti per gli eventuali danni erariali causati nella gestione delle attività.